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Il Cinema sulla stampa

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Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anna il Ven 4 Mar - 21:37

Articoli,recensioni,interviste

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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da Lucy Gordon il Mar 8 Mar - 22:12

Ultimamente nei vari forum di addetti e non, sta nascendo uno scontro abbastanza acceso fra recensori entusiasti o schifati di un certo film.

Il film in questione è " Il Cigno Nero- Black Swan" di Darren Aronofsky. Un film che divide in maniera netta il pubblico senza nessun aquota intermedia, o viene amato o odiato. La mia opinione l'ho già espressa in altre sedi anche con papelli lungherrimi. Qui ora volevo solo riportare l'opinione di chi con la danza ci lavora. Per la precisione di Leonilde Zuccari ballerina, maestra di danza e redattrice de " Il Giornale della Danza", premtto che quello che scrive non è la trama del film, anche se a tratti sembrerebbe.

http://giornaledelladanza.com/home/2011/01/la-danza-colpevole-di-anoressia/



Spoiler:
Recentemente, nel mondo della danza internazionale, si è verificato un importante fatto di cronaca, che ha alimentato diverse polemiche, e soprattutto, apre un interessante dibattito sul rapporto tra la danza e le malattie legate ai disturbi alimentari, come l’anoressia e la bulimia.

É uno stereotipo, ormai idealmente affermato e radicato, quello che la danza, quella classica e accademica, deve essere fatta da ballerine snelle e fisicamente adeguate, secondo i canoni estetici rigidamente richiesti dal balletto classico.

In virtù di tale ideale, forse, il critico del prestigioso New York Times, Alastair Macaulay, si è sentito in dovere di criticare il peso, a suo avviso eccessivo, della ballerina del New York City Ballet, Jennifer Ringer. La ballerina interpretò recentemente il ruolo della Fata Confetto, nella rappresentazione del balletto “Lo Schiaccianoci”, andata in scena presso il Lincoln Center di New York. E nella recensione su questa rappresentazione, Macaulay si lascia sfuggire, per sottolineare la figura appesantita della ballerina, la seguente frase: “La Fata Confetto sembra aver mangiato qualche confetto di troppo”.

Un commento esagerato e crudele? O tuttavia giustificato dal fatto che la danza classica richiede, o anzi pretende, la perfezione assoluta? Leggerezza, linee morbide ed eleganti, fisico asciutto e snello…questo è sicuramente il ritratto di una ballerina. Le risposte a queste domande vanno comunque trovate nell’intimo sentire e pensare di ognuno di noi.

La ballerina Jennifer Ringer si è sentita profondamente colpita da una critica di questo genere. Una critica che, rivolta proprio a lei che ha un passato di disturbi alimentari e che nel 1997 fu costretta ad abbandonare il New York City Ballet proprio a causa del suo peso, assume probabilmente una gravità maggiore.

La ballerina, indignata ed offesa, risponde così alle parole di Macoulay: “Il mio corpo fa parte della mia forma d’arte […]. Allo stesso tempo, io non sono in sovrappeso”. Ci chiediamo allora: Nella danza, ogni danzatore ha una propria forma d’arte, personalizzata ed unica, così che ogni suo singolo difetto fisico viene debellato, perché fa comunque parte della sua artisticità, oppure la danza è un’arte a sé, rigorosa e sempre uguale, che ogni ballerino deve rispettare in tutti i suoi dettami?. In breve, è la danza che si adegua al ballerino, sussumendo le tante sfumature, fisiche e tecniche, di ciascun artista, o è il ballerino che si adegua alla danza, sottomettendosi quindi alla sua perfezione, regina indiscussa di quest’arte?

Per rispondere è forse opportuno fare un discernimento tra la danza classica, da una parte, che richiede una fisicità impeccabile, e i tanti altri generi di danza, dall’altra, più permissivi e meno esigenti sull’estetica. Basti pensare all’hip – hop, o anche, alla danza moderna e contemporanea.

Episodi di questo tipo, legati alle complesse malattie dell’anoressia e della bulimia, risultano certamente più frequenti nell’ambito della danza classica. Di recente, infatti, il Bolshoi di Mosca ha ripreso in compagnia la ballerina Anastasia Volochkova, ufficialmente licenziata perché “in sovrappeso”: 50 chili per 1 metro e 68 di altezza.

L’anoressia è diffusa nel mondo tersicoreo: questo è un dato di fatto. É stato constatato, infatti, che le ballerine rischiano l’anoressia dalle 3 alle 6 volte di più rispetto a tutte le altre adolescenti.

L’ossessione di avere un fisico perfetto si insinua nei sogni di moltissime ballerine che si accostano all’affascinante mondo della danza. Un mondo popolato da corpi statuari, di principi e principesse. Le ballerine iniziano così a dimagrire per somigliare ai propri idoli del balletto e cadono in quel circolo vizioso, di autodistruzione, che le logorerà giorno dopo giorno.

Mancanza di autostima o viscerale necessità di conquistare una smagliante forma fisica, ponendo un rigido controllo su di essa?. Uno dei motivi principali per cui una ragazza inizia a sottoporsi ad una dieta eccessiva è il bisogno di corrispondere ad un canone estetico che premia la magrezza.

Ci chiediamo: La danza è dunque colpevole di anoressia?

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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anna il Ven 11 Mar - 11:53

un film da NON andare a vedere

Amici vostri, la triste fine della supercazzola
Sta per uscire il sequel-prequel dei capolavori di Monicelli ambientato nella Firenze del '400:
i fischi, già prima dell'uscita, sono più che comprensibili



Sia chiaro che questo non è il processo al film “Amici miei – Come tutto ebbe inizio”, che non ho visto né certamente vedrò. Questo è il più classico dei processi alle intenzioni: all’idea malata che il trittico di “Amici miei” (atto primo, secondo e terzo) possa avere un sequel, anche se camuffato da prequel e ambientato nella Firenze del Quattrocento nel tentativo preventivo quanto disperato di scansare i confronti fra l’originale e la (brutta) copia. Per chi ancora non lo sapesse: la FilMauro di Aurelio De Laurentiis sta per mandare in centinaia di sale un cinepanettone primavera-estate di Neri Parenti, il regista dei Natale di qua Natale di là, ma anche degli ultimi Fantozzi, quelli che profanarono i primi due diretti da Luciano Salce. Al posto del leggendario quinquetto Tognazzi-Moschin-Noiret-Celi-Del Prete (poi sostituito da Montagnani), hanno reclutato Christian De Sica, Massimo Ghini, Michele Placido, Giorgio Panariello e Paolo Hendel.

Decine di migliaia di fans degli “Amici miei” doc si stanno mobilitando su facebook nella pagina “Giù le mani da Amici miei: fermiamo De Sica e il suo annunciato prequel”. Il perchè della rivolta è inutile spiegarlo. Il film originale nacque da un’idea, quella sì geniale, di Pietro Germi, che fece in tempo a concepirla ma non a realizzarla perché morì. Così i primi due film li diresse Mario Monicelli, che poi si fermò lì: l’atto terzo – molto meno memorabile – fu affidato al pur grande Nanni Loy. Monicelli, l’anno scorso, ha fatto in tempo a commentare la trovata malsana del sequel-prequel con queste definitive parole: “Avevano tentato di farmi collaborare al film, ma ho deciso di rimanerne fuori, hanno ragione quelli di Facebook”. Gli sarebbe piaciuta la battuta al vetriolo lasciata sulla pagina facebook da un fan: “Alla sola idea del prequel, Monicelli si è suicidato”. E anche quest’altra: “Il prequel è uno scempio, come rifare la Divina commedia in chiave moderna”.

Parenti replica alle critiche sul Corriere della sera: “Posso anche comprendere lo scetticismo, ma prima di giudicare un prodotto bisogna vederlo”. Eh no, troppo comodo: chi è abituato a giudicare i film solo dagli incassi non può dire al pubblico “pagate il biglietto e poi, se non vi piace, criticate pure”. A meno di restituire ai delusi il prezzo del biglietto con la formula “soddisfatti o rimborsati”. Il regista aggiunge: “Siamo così rispettosi del passato che il soggetto del film è degli stessi sceneggiatori di allora, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli”. Altra furbata: si potrebbe obiettargli che invece, purtroppo, il regista non è né Germi, né Monicelli, né Loy, e sventuratamente Tognazzi, Montagnani, Del Prete, Celi e Noiret sono tutti morti (Moschin è vivo, ma per sua fortuna non è stato coinvolto). Ma poi, e soprattutto: che c’entra l’Italia del 2011 (anzi la Firenze del ’400) con quella del 1975, quando uscì l’atto primo? Trentacinque anni non sono nulla per i cinepanettoni, ma sono un millennio per i capolavori. A memoria d’uomo, l’unico remake della commedia all’italiana che ha eguagliato, anzi superato il modello, è il “Conte Max” con Alberto Sordi al posto di De Sica (Vittorio, naturalmente). Poi, purtroppo, venne quello di De Sica (Christian), anche se nessuno fortunatamente lo ricorda. Basta vedere uno dei trailer del nuovo “Amici miei” per sapere che anche stavolta finirà così. Vi si parla di un gruppo di amici che si danno al “cazzeggio” per vincere la noia. Ma “Amici miei”, quello vero, non è mai cazzeggio: è un cocktail unico di riso amaro, cattiveria allo stato puro, complicità velenosa, satira, invettiva, cinismo, moccolo, invenzione, genialità, godimento, carnalità, spensieratezza, popolo. In una parola: poesia. E’ un impasto di Monicelli e Tognazzi, e morta lì.

La zingarata, la “supercazzola brematurata con scappellamento a destra come foss’antani” non è un liquame da trivio a base di trombate, corna, scoregge, culi, tette e giochetti di parole tipo buco-bucaiolo e via spetazzando. O meglio: è l’arte di mescolare tutti questi ingredienti senza renderli mai volgari. Anche Dante, nell’Inferno, descrive il diavoletto che “avea del cul fatto trombetta”. Ma ciononostante, anzi proprio per questo, la sua Commedia restò Divina.

Nel trailer come nell’idea del prequel di “Amici miei” manca lo spirito che fece grande l’originale. Uno spirito che nacque a metà degli anni 70 da una congiunzione astrale irripetibile: quella che allineò due mostri della regia e cinque mostri della recitazione al massimo della forma e al culmine della carriera. Semplicemente ridicolo, anzi tragicamente arrogante, pensare oggi di poter resuscitare quello spirito con il romano De Sica e il pugliese Placido che cercano di parlare toscano, o con l’altro romano Ghini doppiato da un fiorentino. O di colmare l’abisso tirando dentro i toscani Hendel, peraltro bravissimo come caratterista e cabarettista, e Panariello, che non ha mai fatto ridere nessuno. Mai il Mascetti, il Perozzi, il Sassaroli, il Necchi e il Melandri avrebbero ripetuto due volte la stessa zingarata, la stessa beffa, la stessa supercazzola. I loro erano tutti pezzi unici. Per questo centinaia di migliaia di persone conoscono a memoria ogni loro battuta e i loro nomi e cognomi, come la formazione della squadra del cuore che ha vinto l’ultimo scudetto. Lo stesso Monicelli, dopo l’atto secondo, passò la mano. Ora invece arriva Amici miei nella Firenze dei Medici. Seguiranno – c’è da giurarci – Amici miei sul Nilo, a New York, in Sudafrica, in Egitto, in India, a Miami, a Beverly Hills, a Rio. E presto, dopo De Sica, avremo Checco Zalone e poi tutta la squadra di Zelig. In vista dell’uscita nei cinema di tutt’Italia, i contestatori su facebook propongono il boicottaggio, addirittura l’occupazione di qualche sala cinematografica, per protestare contro la profanazione dell’originale. Per carità, i boicottaggi hanno sempre fatto il gioco dei boicottati. “Questo film – fa notare un saggio sulla pagina Fb – si boicotta da sé”. Basta non andare a vederlo. Se le sale restassero deserte, De Laurentiis, Parenti e De Sica tornerebbero ai loro cinepanettoni scoreggioni. E nessuno proverebbe più a profanare i capolavori. La supercazzola è cosa troppo seria per cadere in mano a questa gente.

Marco Travaglio su Il fatto quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/10/amici-vostrila-triste-finedella-supercazzola/96402/

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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da Zoe il Mer 16 Mar - 12:02

Grandi cult, e ora il 3D I 70 anni di Bertolucci
Il mondo della cultura festeggia il compleanno di un grande italiano, autore di tanti capolavori. Come "Ultimo tango a Parigi" o "Novecento", che ora sbarca in tv e in dvd in versione restaurata. Ma lui già pensa al suo prossimo progetto, un film da Ammanniti girato in tridimensionale: "La tecnologia? E' un tappeto volante..."
di CLAUDIA MORGOGLIONE

ROMA - Settant'anni compiuti all'insegna del grande cinema. Kolossal o sperimentale, affresco psicologico o potente ritratto storico, corale o intimista: mai però banale. Anzi, sempre innovativo. Per questo la cultura italiana festeggia, oggi, il compleanno di Bernardo Bertolucci. Uno degli autori nostrani capaci di affrontare, sullo schermo, temi scabrosi, controversi, complessi, scandalosi. Incarnati in opere che hanno lasciato il segno. Capolavori, cult indimenticabili: da Ultimo tango a Parigi a Novecento, da La strategia del ragno a Il conformista, da Il té nel deserto a La tragedia di un uomo ridicolo.

Ma sarebbe sbagliato pensare a lui come a una sorta di monumento nazionale, chiuso nel ricordo di passati splendori. Perché il regista - nato a Parma il 15 marzo del 1941, formatosi alla scuola di Pierpaolo Pasolini, esordio alla regia, giovanissimo, nel 1961, con La commare secca - mostra di aver conservato intatta la sua carica combattiva. La stessa, tanto per fare qualche esempio, che lo ha sostenuto nella durissima battaglia contro la censura che si abbatté sul suo Ultimo tango. E che lo ha spinto, malgrado le grosse difficoltà logistiche e produttive, a imbarcarsi nel progetto L'Ultimo imperatore, che gli ha portato una pioggia di Oscar (nove). Un'energia che lo sostiene ancora, malgrado la malattia che lo ha colpito anni fa, e che ha ridotto la sua capacità di mobilità. Ma lui, il leone Bertolucci, non ha alcun intenzione di fare il pensionato di lusso. Continua invece a lavorare, a promuovere progetti. Senza titarsi indietro di fronte alle novità della settima arte: infatti il suo nuovo progetto sarà in 3D. E sarà prodotto da un regista molto più giovane e con una sensibilità cinematografica assai diversa dalla sua: Fausto Brizzi.

Ad annunciarlo, nei giorni scorsi, è stato proprio Bertolucci: "In autunno girerò un nuovo film, sono alla vigilia di un periodo eccitante pieno di discese nelle gallerie e nella miniera della creatività. Lo voglio fare in 3D perché mi piace l'idea di sedermi sul tappeto volante che offre questa tecnologia. La voglio usare in modo diverso da come lo si è visto in Avatar o altri film caratterizzati dagli effetti speciali. Mi piacerebbe vedere Bergman e Fellini in 3D, ci proverò, io voglio usare la tecnologia per andare ancora più a fondo nel fondo dei personaggi che racconterò". Il nuovo film sarà tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti Io e te: adesso il regista sta scrivendo la sceneggiatura, insieme a Umberto Contarello.

Ma in questo 2011 cade anche un'altra ricorrenza, legata a uno dei suoi capolavori assoluti: Novecento. La pellicola che racconta l'epica delle lotte proletarie in Emilia, interpretata da Gerard Depardieu e Robert De Niro, festeggia quest'anno il trentacinquesimo anniversario. Con tanto di dvd in versione restaurata e arricchita da extra, distribuita dalla Dall'Angelo. E proprio a proposito di questo film, Bertolucci ha finito per rivelare il suo eterno sogno nel cassetto: un Novecento parte III (l'originale, ricordiamolo, uscì nelle sale in due parti). "Ci ho tentato tante volte - ha dichiarato pochi giorni fa - ma ogni volta il progetto si è dissolto come neve al sole. Potrei girarlo nella Puglia di Nichi Vendola, vedendo cosa accade oggi in quei luoghi di elaborazione politica; ma in realtà subito dopo mi dico che sarebbe soltanto un assurdo omaggio a me stesso e a tutti coloro che hanno fatto quel film. Forse è bene che rimanga sempre una fantasia e mai si trasformi in realtà". I tanti ammiratori del suo cinema, però, probabilmente la pensano in maniera diversa...
(15 marzo 2011)
http://www.repubblica.it/persone/2011/03/15/news/bertolucci_settanta-13637601/?ref=HREC2-7
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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anna il Mar 22 Mar - 11:05

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/03/21/news/antonio_banderas-13789383/?ref=HREC2-11

Banderas fra set e rivoluzione
"Ma questo gatto è il mio preferito"

Intervista all'attore, reduce dalle riprese di un film girato in Tunisia durante la rivolta. E presto di nuovo nelle vesti di regista. Sua la voce del gatto con gli stivali in "Puss in Boots", spinoff del personaggio già protagonista di "Shrek". "Finalmente è diventato la star di una pellicola tutta sua..."


Star e blockbuster. Ecco il "pacchetto" di Jeffrey Katzenberg, socio di Spielberg e presidente della Dreamworks Animation, che ha presentato il programma 2011 dello studio (i cui tre film animati Megamind, Shrek Final Chapter e How to Train Your Dragon hanno incassato oltre un miliardo e mezzo di dollari nel 2010): da Kung Fu Panda 2 a Puss in Boots, spinoff del personaggio dell'amato gatto con gli stivali di Shrek che, nella versione originale, ha la voce di Antonio Banderas. Del film sono stati presentati quindici minuti (li vedranno anche i giornalisti che saranno al prossimo Festival di Cannes) e uscirà negli Stati Uniti alla fine di ottobre.

Ma Puss in Boots è solo uno dei tanti impegni che negli ultimi mesi hanno visto protagonista l'attore spagnolo. Ha finito il film diretto dal vecchio amico Pedro Almodovar, La piel que abito, ha girato il nuovo di Jean-Jacques Annaud, Black Gold e quello di Steven Soderbergh Haywire, e si accinge a tornare dietro la cinepresa come regista del suo terzo film, Soloist, che ha scritto con Erik Jendresen (Band of Brothers). "Ma prima ho intenzione di stare un po' con mia figlia e con la mia famiglia - dice - sono sul set da otto mesi e Melanie (Griffith, ndr) non è molto contenta...".

Banderas, che cosa ne pensa del gatto protagonista di Puss in Boots?
"Finalmente, dopo essere stato per tanti anni
un personaggio non protagonista, ora è la star di un film tutto suo. E' una pellicola diversa da Shrek, non segue gli stessi modelli, è un misto di spaghetti western, tipo i film di Sergio Leone, è romantico, riflette anche sull'amicizia in modo importante. Soprattutto, è un personaggio che può andare avanti per molto tempo. E poi è un personaggio sorprendente, è sempre stato un po' misterioso e continua ad esserlo. Una delle cose che lo caratterizzano è il contrasto: fin dall'inizio, in studio, ci eravamo chiesti se farlo parlare come un ragazzino o se dargli una voce profonda, come è stato, una scelta fondamentale ai fini della sua comicità, con quel 'vocione' che non corrisponde alla sua statura. E poi è anche un po' trasgressivo, piccoli dettagli che magari i bambini non noteranno, ma i loro genitori sì, tipo quelle strizzatine d'occhio un po' furbette".

Quanto ha influito il fatto che il personaggio sia latino?
"Per me è stato un modo di confermare un processo iniziato tanti anni fa con attori come Antohony Quinn o Rita Moreno. La cultura ispanica è una delle più forti in America. La gente l'ha accettata, ci sono tanti attori e registi e scrittori di lingua spagnola. Quando sono arrivato negli States mi dicevano: preparati a interpretare il cattivo, ti faranno fare il killer, il delinquente. Quest'atteggiamento è mutato, se sei latino puoi anche essere un eroe, come accaduto a me in Zorro, o in Desperado, e anche un personaggio che i bambini adorano, carino, buono e che balla anche il flamenco".

Lei a sua figlia parla in spagnolo?
"Sì ed è molto importante per me, non è la stessa cosa leggere, ad esempio, Gabriel Garcia Marquez in spagnolo e in inglese. Per me è molto importante che sia legata al mondo cui appartiene, così come è stato importante per me imparare l'inglese, non solo per le possibilità di lavoro ma per apprezzare la ricchezza di diverse lingue e culture".

Lei era sul set di Black Gold in Tunisia proprio quando è scoppiata la rivoluzione.
"E' vero, ed è stata dura, non lo nego. In molti sono fuggiti dagli studios, c'era il coprifuoco alle cinque del pomeriggio, anche hanno sparato sul set e anche ucciso un paio di persone. Alcuni membri francesi della troupe se ne sono andati, conosco un sacco di attori americani che sarebbero scappati a gambe levate ma io sono rimasto, non ho paura di queste cose. Anzi, l'ho trovata un'esperienza interessante. Ho provato quello che viveva quel popolo".

E del film invece che cosa ci può dire?
"E' ambientato negli anni Trenta, all'alba del boom del petrolio negli Stati Arabi. La storia gira intorno a un giovane principe arabo diviso fra la sua lealtà al padre conservatore e al moderno suocero liberale. E' un personaggio poliedrico, un uomo che viene accecato dal denaro. La storia è una parabola, perfetta per questo periodo perché mostra i diversi modi di accettare la realtà".

Che cosa prova di fronte a quanto accaduto in Giappone?
"Confesso di essere molto grato di essere qui, in questo momento. Quattro minuti di scosse di quella portata è una cosa che ti rimane dentro la testa, non te lo dimentichi più. Ma prepariamoci, perché prima o poi arriva anche qui in California, non c'è scampo. Meglio starmene in Spagna, con la famiglia andiamo lì fra poco e ci rimarremo tutta l'estate".

Sarà di nuovo sul set, ma nelle vesti di regista, per il suo film Soloist. Quando inizieranno le riprese?
"Spero a novembre. E' la prima volta che dirigo un film nato da una mia idea originale e non tratto da libri come i miei primi due film. E' contemporaneo, con elementi di fantascienza, ma più filosofico di come la fantascienza viene di solito affrontata a Hollywood".

Infine, come è stato tornare a lavorare con Almodovar?
"Girare con Pedro non è facile perché è uno che chiede molto. Ma è un piacere perché ti coinvolge totalmente. Non permette mai che le cose siano superficiali, si mette dentro di te e ti rivolta lo stomaco. E questo costa, ma non c'è mai stato un momento di screzio fra noi in ventun anni. Il nostro è un rapporto straordinario".

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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anna il Ven 25 Mar - 14:37

qualche uscita del we

Amici, amanti e...

Regia: Ivan Reitman

Cast: Ashton Kutcher - Cary Elwes - Greta Gerwig - Kevin Kline - Lake Bell - Natalie Portman


Da apprezzare la grande versatilità di Natalie Portman, impegnata in un ruolo completamente diverso da quello recentissimo, che le è valso il premio Oscar quale miglior attrice protagonista.
Emma e Adam sono due amici di vecchia data che rischiano di rovinare tutto facendo sesso una mattina. Per proteggere la loro amicizia, decidono di avere una relazione senza legami. Senza legami significa nessuna gelosia, niente aspettative, niente liti, niente fiori, niente bambini. Significa che ognuno di loro può fare quello che vuole, quando vuole, in qualsiasi posto pubblico, a patto però di non innamorarsi. Ma il punto è: si può fare sesso senza metterci l’amore di mezzo? E la loro amicizia può durare?


Silvio Forever

Regia: Filippo Macelloni - Roberto Faenza


"Forse disturberà la sinistra che si aspettava che lo attaccavamo – dice il regista Faenza – ma non si può cancellare una parte di paese che adora il suo leader: questo film non l'attacca, ma lo rappresenta".
Con il tempo tutto ha cominciato a ruotare sempre di più intorno a lui. Solo a lui, ossessivamente a lui: Silvio Berlusconi. Che, comunque la si pensi, al di la dei meriti per cui lo osannano e dei demeriti per cui lo disprezzano, è uno strepitoso personaggio della Commedia dell’Arte, capace di offrire miriadi di spunti per una avventura cinematograficamente immaginabile. Piaccia o non piaccia, nessuno è più rappresentativo dell’Italia di oggi quanto il Cavaliere. Destinato per le sue gesta – che mandano in delirio chi lo adora e fanno inorridire chi lo detesta – a rappresentare gli italiani, in patria e all’estero, per molto tempo. Anche indipendentemente dalla tenuta del suo governo e dal suo destino personale, che alcuni sognano al Quirinale, altri ai Caraibi…


Non lasciarmi

Regia: Mark Romanek

Cast: Andrea Riseborough - Andrew Garfield - Carey Mulligan - Charlie Rowe - Charlotte Rampling - Domnhall Gleeson - Ella Purnell - Izzy Meikle-Small - Keira Knightley - Nathalie Richard


Kathy, Tommy e Ruth trascorrono la loro giovinezza ad Hailsham, un college della campagna inglese in apparenza idilliaco e prestigioso. Al momento di lasciare la scuola, che avvertono protettiva e rassicurante, una terribile verità si rivela ai tre: ad Hailsham gli esseri umani vengono clonati per fornire organi per i trapianti. Il loro destino appare così segnato e complicato ulteriormente dalla necessità di confrontarsi con i sentimenti profondi di amore, gelosia e tradimento che minacciano di separarli.


Space Dogs - Eroi a quattro zampe alla conquista dello spazio (3D)

Regia: Inna Evlannikova - Svyatoslav Ushakov


Mosca 1950. Molti cani randagi spariscono misteriosamente catturati da un'auto nera che si aggira nelle ore notturne per la città. Nessuno sa dove vengano portati. Belka è fortunata. Con il suo numero del razzo spaziale è la star del circo di Mosca ed è amata dal pubblico. Per molti altri cuccioli come Strelka invece la situazione è drammatica. Un giorno però le due cagnette vengono rapite dalla misteriosa automobile e portate al centro spaziale, dove, sotto la guida del cane istruttore Kazbek e aiutate dal topolino Venya, verranno addestrtate per la conquista dello spazio... o quasi. Difficile compito.

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Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anna il Ven 25 Mar - 16:22

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/03/25/news/terzani_film-14084878/?ref=HRERO-1

Terzani, dialogo su vita e morte
"Più che un film un'esperienza unica"
"La fine è il mio inizio", dall'omonimo bestseller del grande giornalista scomparso: senza alcun cedimento allo spettacolo, il confronto tra il protagonista (Bruno Ganz) e suo figlio Folco, interpretato da Elio Germano. Che racconta i suoi due mesi sul set. E il "vero" Folco racconta suo padre: "Era un esploratore, un pellegrino a pagamento"


- E' una sfida alle leggi dell'intrattenimento a ogni costo La fine è il mio inizio, film tedesco con Bruno Ganz ed Elio Germano tratto dall'omonimo bestseller di Tiziano Terzani (edito da Longanesi). E lo è per il coraggio di costruire un'opera cinematografica solo sulle parole, sugli sguardi e sui silenzi dei protagonisti, oltre che sulla bellezza di un paesaggio incontamitato. Nessuna scena anche vagamente d'azione, nessuna indulgenza verso il melodramma. Ma invece lo sviscerare tanti temi di solito rimossi, specie su grande schermo: la vita, la morte, la malattia, il rapporto tra l'uomo e la natura che lo circonda. Il tutto raccontato attraverso le riflessioni del grande giornalista (scomparso nel 2004), giunto alla fase terminale del cancro che lo ha portato via, e affidate alla memoria del figlio Folco.

Un incontro tra due personalità in parte diverse - esuberante e gigionica pure nella sua fase ascetica quella del padre, più sfuggente e indefinita quella del figlio - che è il cuore pulsante del film, diretto da Jo Baier, e pronto a sbarcare il primo aprile nelle nostre sale, grazie a Fandango. Un confronto, quello tra i due personaggi principali, che si svolge negli ultimi mesi di vita di Tiziano, e che ha come teatro i monti del pistoiese dove il vecchio reporter (Bruno Ganz), testimone del secondo Novecento per tanti giornali (il tedesco Spiegel, Il Corriere della Sera, Repubblica) decide di trascorrere il tempo che gli rimane, insieme alla moglie Angela (Erika Pluhar). E' qui che lo raggiunge il girovago Folco (Elio Germano). E' è lui che, armato di registratore, imprime su nastro i pensieri e i ricordi del padre. La sua vita errabonda: il conflitto in Vietnam, la Cina. E la conclusione quasi mistica: la covinzione - o, meglio, il sentire profondo - che ogni uomo è parte di un tutto. E bisogna morire "ridendo". E quando sul posto arriva anche la figlia Saskia (Andrea Osvart), la famiglia deve prepararsi ad affrontare l'inevitabile...

Un film insolito, che può piacere ed emozionare oppure annoiare: difficile una via di mezzo, vista la particolarità del racconto. Un'opera che ha coinvolto in maniera forte anche gli interpreti, costantemente affiancati dai Terzani (Folco è anche coautore della sceneggiatura). "E' stata un'esperienza diversa dal solito modo di fare film - spiega Germano, che torna sullo schermo dopo il premio a Cannes, e che è tuttora impegnato sul set della fiction Sky su Felice Maniero - lontano dagli schemi per cui si cerca di fare un buon lavoro, dell'ottica performativa. Lì eravamo in un mondo distante da quello a cui siamo abituati: le stelle di notte, la montagna, tante domande che tentavamo di farci e di restituire, in una problematica aperta". "Certo - conclude sorridendo l'attore - ho avuto anche delle sorprese: ad esempio quando raccoglievo castagne ci trovavo dentro dei piccoli bachini, e li 'salvavo' portandoli fuoti dalla finestra con un cucchiaino. La mattina, mi svegliavo col suono degli uccellini: che però erano lì proprio per mangiare i bachini! La realtà è che questo film mi ha preso per mano. Mi sono potuto permette, per i due mesi di riprese, pensieri del genere".

Quanto a Ganz, nel film straordinariamente mimetico rispetto al Terzani dell'ultima fase della sua vita, spiega che è stato un privilegio "ripercorrere la vita di un giornalista importante, che aveva rispetto e curiosità per le culture degli altri. E che anche nel suo pensiero finale, apparentemente esoterico, evita qualsiasi tentazione new age: lui si sentiva in unità col mondo, in maniera profonda. Una verità che va molto al di là dell'esoterismo". Ma, al di là della personalità incredibile del personaggio, la pellicola deve molto anche all'alchimia tra i due suoi interpreti principali: "Lavorando con Bruno, da fan, tutto mi è venuto più facile - rivela Germano - per me lui rappresenta una figura enorme: un gioco di rimandi interessante, se visto rispetto alla dinamica dei nostri due ruoli".

E poi c'è il punto di vista dei familiari. Soprattutto quello di Folco, il cui personaggio, nel film, è importante almeno quanto quello del padre: "Un tempo c'erano i pellegrini - spiega - mio padre invece ha avuto l'occasione di fare il pellegrino a pagamento. Lo ha fatto per se stesso, più che per i lettori. Infatti lui aveva come modello, più che i giornalisti, gli esploratori: portava dentro di sé un senso epico della vita". E sulla sceneggiatura: "Tutte le cose che ci sono nel libro e nel film sono vere. Compreso il nostro litigio, che è solo nel film: non ho avuto dubbi sul fatto che dovessimo raccontarlo sullo schermo. Anche perché mio padre incarnava un pacifismo incazzato, non un pacifismo beato. E comunque, quegli ultimi mesi sono stati i più belli che abbiamo passato insieme: lui e la sua famiglia, alla frontiera dell'ignoto. Io sono stato bene".

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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anna il Lun 28 Mar - 18:26

http://trovacinema.repubblica.it/news/dettaglio/boris-tutto-il-brutto-dellitalia/401300?ref=HRERO-1


Boris, tutto il brutto dell'Italia

Arriva nelle sale la versione cinematografica della serie tv cult: la sgangherata troupe trasforma 'La casta' in un cinepanettone. Stesso cast e stessi autori delle tre stagioni, Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo


DOPO l'attacco alle sciatte soap opera e alle brutte fiction televisive, arriva l'affondo sulla commedia, sul cinema d'autore con stoccata definitiva sui cinepanettoni. Tutto sotto il segno di Boris, il pesciolino rosso che dopo tre stagioni in tv (dal 2007 al 2009) approda al cinema nel film scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, gli stessi autori delle tre serie in onda su Sky (e sul canale digitale Cielo). Atteso da una nutrita schiera di fan, pronti a scommettere sul successo della troupe più sgangherata e scorretta del piccolo e ora del grande schermo, Boris, il film arriva nelle sale il primo aprile distribuito in 300 copie da 01 Distribution.
A fare il tifo per Boris sono intervenuti durante la conferenza stampa oggi a Roma anche un gruppo di precari che ha preso la parola per annunciare la manifestazione di protesta per il 9 aprile. "Tutti in piazza per liberarsi dalla precarietà" è lo slogan della manifestazione. "Siamo venuti qui da voi perché pensiamo che Boris come pochi abbia saputo interpretare la precarietà così come noi ce la sentiamo addosso", ha detto la portavoce del movimento, "e abbia saputo parlare dei vizi di questo Paese. Scendiamo in piazza con lo spirito che avete provato a proporre voi, quello graffiante e ironico, per dire che la precarietà di vita e del lavoro è assolutamente insostenibile" ha aggiunto mentre facevano scorrere una serie di cartelli gialli in sintonia con il film: "La raccomandazione è troppo italiana", "Siamo tutti stagisti schiavi" e "Non vogliamo un paese a cazzo di cane". Un fuori programma accolto da un applauso della stampa e dal cast che hanno aderito alla protesta.
Stessi autori e stesso cast, a cominciare da uno strepitoso Francesco Pannofino nei panni del regista René Ferretti, Antonio Catania in quelli del delegato di Rete Diego Lopez, Pietro Sermonti è sempre l'attore fasullo Stanis La Rochelle e Carolina Crescentini è "cagna". Nel cast si ritrovano anche Caterina Guzzanti, Luca Amorosino, Valerio Aprea, Ninni Bruschetta, Alberto Di Stasio, Massimiliano Bruno, Giorgio Tirabassi mentre la canzone di Elio e le storie tese, Pensiero stupesce, accompagna i titoli di coda.
Irriverente e caustico come la serie tv, meno volgare ma altrettanto pungente e ironico, il film prodotto da RaiCinema e da Wildside racconta come si arriva fare un film tra compromessi, situazioni reali e grottesche, luoghi comuni e rassegnazione. "La tv è come la mafia, non se ne esce se non da morto" dice sconsolato René Ferretti, caduto in depressione dopo aver abbandonato il set di una serie tv sul giovane Ratzinger interpretata dal solito Stanis. Il delegato di Rete, ancora più disperato, rischia la "retrocessione dalla tv al cinema, con tanto di maglione peloso e occhialetti alla Gramsci". René trova l'occasione di riscatto con il progetto di un film impegnato "alla Gomorra" tratto dal libro "La casta" di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Si affida ai suoi soliti tre sceneggiatori che in tre settimane scrivono un copione stile "impepata di cozze".
René mette in piedi una troupe e un cast di alto profilo e inizia le riprese. Ma non dura molto: il mondo del cinema rivela nefandezze peggiori di quelle cui era abitutato, tra tecnici snob, attori fragili e raccomandati, premi Oscar che si giocano la statuetta a poker. Per andare avanti richiama la sua storica troupe e arriverà alla fine del film, il cui risultato è ben diverso dal progetto iniziale.
Boris, il film ha il merito di staccarsi dalla serie, spostando i riferimenti televisivi a quelli del cinema, sviscerandone luoghi comuni e paure. "Era la nostra massima preoccupazione - spiegano gli autori - fare un film che piacesse anche a chi non conosce la serie tv. Sembra che ci siamo riusciti anche se abbiamo dovuto sacrificare quasi un'ora di girato: la versione iniziale durava infatti tre ore e cinque minuti".
"In Italia c'è la rassegnazione al brutto e alle bugie - spiega Pannofino - nel film raccontiamo un ambiente di lavoro particolare, ma non ha nulla di diverso dagli altri. In tutti, infatti, si creano delle gerarchie, dei capricci, delle situazioni in cui spiccano le bassezze umane a cui siamo abituati. Non capisco perché accada questo: gli italiani sono bravi, forti, intelligenti, ironici. Bisogna che si risvegli questa Italia. Non ci si deve rassegnare al brutto e alle bugie, bisogna tirare su la testa. Ci vuole un nuovo rinascimento".

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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anna il Mer 30 Mar - 20:36

Servizietto pubblico
la Rai distribuisce Dragomira Il film (di e come Michelle Bonev, amica di Berlusconi) presentato con tanto di finto premio a Venezia sbarca nelle sale con 01 per la modica cifra di un milione



“Si fa presente che i diritti del film Goodbye Mama sono stati acquisiti da Rai Cinema secondo le consuete procedure”. Sì, avete ragione: queste parole di Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, le avete già lette. Ai primi di dicembre, seguite da quest’altre: “Quanto alle presunte pressioni, Rai Cinema ha ricevuto dalla capogruppo (in burocratese, la Rai, ndr) una segnalazione relativa all’interesse istituzionale, nell’ambito di un accordo bilaterale tra i ministeri della Cultura italiano e bulgaro”. Non per gusto vintage le ricordiamo, ma perché Del Brocco, che è succeduto a Caterina D’Amico, oggi non ritiene di tornare nel merito: per quei diritti Mamma Rai pagò la bellezza di un milione di euro, ma dopo il rimpallo di responsabilità (Masi, Del Brocco e D’Amico) Piazza Adriana si riscopre poco imperiale, e molto minimalista: “Il nostro è solo un service distributivo”.

Un servizio, o in vulgata più attuale “servizietto”, che porterà Goodbye Mama nelle nostre sale l’8 aprile con 01 Distribution, il braccio distributivo e prossimamente “una divisione di Rai Cinema”, in 80 copie. Davvero niente male, soprattutto perché il nostro non è un Paese per bulgari, almeno cinematograficamente: non ne arriva uno da anni, fatto salvo il Trio Aldo, Giovanni e Giacomo di Anplagghed o le co-produzioni di Olmi (Il mestiere delle armi) e dei Taviani (La masseria delle allodole).

Viceversa, oggi una bulgara fa primavera: Dragomira Michelle Bonev, già intima amica di Berlusconi e del primo ministro Boyko Borisov e qui regista, sceneggiatrice, produttrice e protagonista. Una e “quattrina”, ma il re dei press-agent nostrani, Enrico Lucherini, stempera: “E’ simpatica, una donna forte e determinata”. Per conto di 01, è lui l’ufficio stampa di Goodbye Mama: un ingrato compito? “Macché, nel film non ci sono cose politiche attuali”, cancellando mesi di polemiche e scoop tenuti a battesimo dalla Mostra di Venezia. Dimentichiamoli, e torniamo al film: “Mi ha molto sorpreso: già nei primi 10-15 minuti ho visto il cinema”, rivendica Lucherini, echeggiando – anche il solo trailer del resto lo conforta – Blade Runner: “Ho visto cose che voi umani nemmeno potreste immaginare”.

Ma ha ragione lui, perché la Bonev è davvero forte, e sullo schermo non smette di ripeterlo, da buona mamma cattiva: “Andate tutti al diavolo”, “Non mi sono mai arresa”, “Io vinco sempre”. Del resto, è tratto da una storia vera: la sua, perché “racconta un intenso dramma familiare al femminile, la vita di quattro donne (una madre, due figlie, una nonna), i loro conflitti, le barriere sociali, l’abbandono degli anziani”. È proprio Rai: di tutto e di più, ma alla fine “l’amore che unisce le due sorelle darà loro la forza di sconfiggere i fantasmi del passato e aprire i loro cuori ai sogni e alla speranza di una vita nuova”. Sinossi, ma il romanticismo è davvero di casa: produce Romantica Entertainment, con sede a Roma e in Bulgaria, “un mercato – leggiamo – estremamente competitivo”, ancor più con l’aiutino italiano. Perché il romantico sito ce lo ricorda: “In occasione del 60esimo anniversario della Convenzione europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, il ministro per i Beni e le Attività culturali ha conferito il premio speciale Action for Women al film”.

Correva il giorno 3 settembre 2010, e alla Sala Pasinetti del Palazzo del Cinema di Venezia il “caloroso abbraccio” di Giancarlo Galan alla Bonev assestava un colpo – avremmo poi visto – micidiale alla poltrona di Sandro Bondi. Eppure, Michelle avrebbe potuto fare a meno di quelle governative dimostrazioni d’affetto, perché “l’avevo già vista in una fiction di due anni fa, Artemisia Sanchez (Rai Fiction, ndr), e m’aveva colpito”, dichiara Lucherini. Ma quell’aiutino c’è stato, e l’8 aprile la proprietaria-presidente e la vicepresidente di Romantica, ovvero la Bonev e la tarantiniana (non Quentin, Gianpaolo) Licia Nunez da Barletta, potranno vedere i propri sforzi produttivi finalmente coronati in sala. Almeno quella tricolore, perché finora la Bulgaria si è gentilmente sottratta: della serie, Goodbye Bonev.

Già santificato da falsa targa a Venezia e ora affisso urbi et orbi, unicamente il pubblico decreterà il successo di questo Arrivederci mamma in 80 copie, perché non ci sarà conferenza stampa: solo due proiezioni per poche intime penne, le stesse che l’indomani potranno raccogliere commenti ed esternazioni di Bonev & Co. in una esclusiva tavola rotonda. Evidentemente, l’elevato tasso artistico, la complessa drammaturgia e i sottotesti ideologici sulla Bulgaria ieri, oggi e domani sconsigliano la visione ai palati meno fini o, forse, l’inevitabile “domanda nel merito” potrebbe far dire alla Bonev un troppo frettoloso Goodbye? Ai posteri paganti l’ardua sentenza, per ora il verdetto del Mibac (delibera 12 ottobre 2010) sulle opere prime e seconde, concernente Valore del Soggetto e della Sceneggiatura; Valore e Componenti Tecniche e Tecnologiche; Qualità, Completezza e Realizzabilità del Progetto Produttivo: Goodbye Mama totalizzò 70, come Mamma Escort, l’opera prima di Massimiliano Bruno. Che ha cambiato titolo in Nessuno mi può giudicare e oggi troneggia al box office: oltre 5 milioni di euro, e lo distribuisce 01. Vuoi vedere che Mamma Rai ha visto giusto, e la Bonev saprà fare altrettanto? I primi a gioirne sarebbero i membri del Cda di Rai Cinema: Franco Scaglia (presidente), Paolo Del Brocco, Angiola Filipponio Tatarella, Franco La Gioia e Gloria Tessarolo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/30/di-tutto-di-piula-rai-distribuisce-dragomira/100948/

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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anny_skod il Gio 31 Mar - 20:07

anna ha scritto:http://trovacinema.repubblica.it/news/dettaglio/boris-tutto-il-brutto-dellitalia/401300?ref=HRERO-1


Boris, tutto il brutto dell'Italia

Arriva nelle sale la versione cinematografica della serie tv cult: la sgangherata troupe trasforma 'La casta' in un cinepanettone. Stesso cast e stessi autori delle tre stagioni, Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo




boris mi piace tantissimo non vedo l'ora di vederlo al cinema
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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anna il Lun 4 Apr - 12:01

http://dagostini.blogautore.repubblica.it/2011/03/31/il-papa-di-nanni/

Il Papa di Nanni


Dunque ci siamo quasi. Malgrado le più accreditate indiscrezioni dicano che il film parteciperà al festival di Cannes (inizio 11 maggio, conferenza stampa di presentazione del programma 14 aprile) è ufficiale che Habemus Papam, dodicesimo film diretto da Nanni Moretti, uscirà sugli schermi italiani il 15 di aprile. Ma in effetti non c’è contraddizione perché il regolamento prescrive che i film selezionati devono essere inediti salvo che nel paese di origine. Che cosa ne sappiamo? Fino a poco tempo fa (fino all’uscita di un servizio sul settimanale l’Espresso, numero del 17 febbraio 2011, che non era un’intervista e che non era stato scritto a film visto, ma si avvantaggiava evidentemente della lettura del copione, Dio solo sa come viste le feroci blindature sempre imposte da Moretti, e raccontava per filo e per segno la trama del film dal principio alla fine. Immaginiamo con quale gioia del regista) la sola anticipazione era stata quella pubblicata da Repubblica il 16 aprile 2010 sulla scorta di un paio di visite al set durante la lavorazione.

Invano cercherete qualche straccio di informazione sul sito Internet ufficiale di Sacher Film. Che sembra uno scherzo tanto è avaro e vuoto. Vi troverete una sola pagina con i titoli dei film di Moretti e, come immagine, il cofanetto che li raccoglie tutti in Dvd. Stop. Ma, udite la clamorosa novità, per Habemus Papam è stato pubblicato un sito specifico. Contenuti:

1) Poche righe della sceneggiatura. L’originale. Quelle iniziali. Alcune risultano depennate da un tratto di penna e da un “no” scritto a margine.

2) Il manifesto, quello che già potete vedere anche affisso in giro.

3) Un brano della musica di Franco Piersanti.

4) Il trailer, durata 1 minuto e 45 secondi. Il papa Michel Piccoli passeggia per i giardini vaticani e rivolge alle guardie svizzere, che lo guardano sconcertate, un giovanile saluto con la manina. Il dignitario vaticano interpretato dall’attore polacco Jerzy Stuhr introduce lo psichiatra-psicanalista Nanni Moretti nelle stanze vaticane dicendogli apprensivo che bisogna fare qualcosa subito per il papa, e aggiunge che è stato scelto lui perché è il più bravo: in risposta Moretti si pavoneggia nervoso commentando che glielo dicono tutti, una vera condanna. Moretti a colloquio con il papa, gli fa confidenzialmente segno di avvicinarsi e gli chiede se per caso non abbia “problemi con la fede”. Il papa, in borghese (dev’essere fuggito dal Vaticano), a colloquio con una premurosa signora, probabilmente psicologa o psichiatra o piscanalista anche lei (Margherita Buy), che gli chiede: “lei che lavoro fa?”. E poi lo scarrozza in macchina, sui sedili di dietro siedono i due bambini della donna. Vaticano: Moretti allena i cardinali chiamati lì a Conclave (questo lo so per averlo visto: si gingillano in attesa che gli eventi si chiariscano), per un torneo di calcio. Infine, all’annuncio del singolare quanto sadico allenatore di voler fare partite di andata e di ritorno, il cardinale più anziano sbotta sgomento: “No, andata e ritorno no: moriamo!”.

5) Infine diciotto fotografie di set.

Direi che ci si può sentire autorizzati ad aspettarsi un film ricco di spunti ironici e umoristici, insomma divertente. Con la certezza che però tante saranno le risonanze, al di là della battuta e della situazione brillante, diamo il bentornato a un Moretti non condizionato dalla cronaca. Devo testimoniare infatti con dispiacere, sulla base di un’esperienza didattica con gli studenti dell’Università di Roma La Sapienza, che il Moretti di piazza Navona, dei Girotondi e del Caimano ha oscurato, presso gli spettatori più giovani e meno informati o meno attrezzati, tutto il resto della sua personalità artistica.

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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da anna il Gio 7 Apr - 16:01

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/04/07/news/david_2011-14608883/?ref=HREC1-8

DAVID DI DONATELLO
"Noi credevamo" fa il pieno di nomination
ma la sorpresa è "Basilicata coast to coast"
Al film di Martone tredici candidature, dieci a "Benvenuti al Sud". Ottimo exploit del road-movie di Papaleo. Tra le attrici in corsa Cortellesi e Rohrwacher, tra gli attori Germano e Albanese. Cerimonia di consegna il prossimo 6 maggio


E' Noi credevamo di Mario Martone il film favorito, nella corsa ai David di Donatello 2011: 13 candidature complessive, tra cui miglior film e miglior regia. Nella lotta al titolo di pellicola italiana più bella dell'anno, l'opera momumentale e risorgimentale, diretta dal regista partenopeo, dovrà affrontare la concorrenza della commedia supercampione di incassi Benvenuti al sud (dieci nomination) Luca Miniero; di La nostra vita di Daniele Luchetti (8), già premiata a Cannes col suo protagonista Elio Germano; del sottovalutato Una vita tranquilla(4) di Claudio Cupellini, col solito grande Toni Servillo; e della vera sorpresa emersa oggi all'annuncio della candidature,
Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo - road movie fresco e musicale - che concorre in ben otto categorie.
Tra gli attori, la sfida sul fronte femminile è tra la Paola Cortellesi escort di Nessuno mi può giudicare, la Sara Felberbaum manager de Il gioiellino, l'Angela Finocchiaro leghista pentita di Benvenuti al sud, la Isabella Ragonese moglie rimpianta di La nostra vita; la Alba Rohrwacher anoressica di La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo. Tra gli uomini in gara l'Antonio Albanese-Cetto di Qualunquemente, il Claudio Bisio di Benvenuti al sud, il Vinicio Marchioni (il Freddo del Romanzo criminale televisivo) di 20 Sigarette, il Kim Rossi Stuart di Vallanzasca, e ovviamente l'
Elio Germano di La nostra Vita.

Curiosa, invece, la situazione sul fronte della migliore regia. Perché i candidati qui non sono cinque, come da regolamento, ma otto: Marco Bellocchio per Sorelle mai, Saverio Costanzo per La solitudine dei numeri primi, Michelangelo Frammartino per Le quattro volte, Paolo Genovese per Immaturi. E poi Cupellini, Martone, Luchetti e Miniero che concorrono anche per il miglior film. A provocare questo affollamento, come spiega il presidente dell'Accademia del cinema italiano (l'ente che gestisce i David), è il fatto che ben quattro pellicole hanno ottenuto esattamente lo stesso numero di segnalazioni, sul totale dei 1.025 giurati addetti al voto.

Per il resto, Rondi sottolinea che quest'anno "sono stati selezionati, nell'insieme delle categorie, ben 27 titoli, contro i 21 dello scorso anno: a dimostrazione della vitalità del nostro cinema". Con una particolare attenzione - almeno questa è l'impressione che si riceve scorrendo l'elenco completo delle nomination - alle commedie: da Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno, candidato come miglior regista esordiente, al caso Basilicata Coast to coast, passando ovviamente per l'ottima affermazione di Benvenuti al Sud, o per un film come Immaturi che concorre per la regia. Sconfitto invece Fausto Brizzi: i suoi Maschi contro femmine e Femmine contro maschi vengono sostanzialmente ignorati. Sul fronte drammatico, invece, da segnalare l'ottima affermazione di 20 sigarette di Aureliano Amadei con otto candidature (anche se manca quella per il miglior film).

La cerimonia di consegna dei premi si terrà a Roma il prossimo 6 maggio, e verrà trasmessa in diretta su Rai Movie a partire dalle 17. Mentre alle 23.20 andrà in onda in differita su RaiUno e Rai International. Il conduttore anche quest'anno sarà Tullio Solenghi.

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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da Lucy Gordon il Gio 7 Apr - 17:54

La pochezza del nostro Cinema di questo ultimo anno si vede tutta in queste nomination.

Su tutte le 10 date a benevuti al sud.....un rifacimento di un film francese

Poi quello che dice Rondi lo comprendo pure ....... qualcosa per giustificare l'andazzo lo deve dire, ma il cinema italiano pieno di vitalità.....no per favore. Fuori confine oramai siamo considerati meno di niente.



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Messaggio Da anny_skod il Gio 7 Apr - 21:45

Io spero vinca Elio Germano,é l'unico veramente bravo tra i giovani attori italiani.
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Re: Il Cinema sulla stampa

Messaggio Da Lucy Gordon il Gio 7 Apr - 21:57

anny_skod ha scritto:Io spero vinca Elio Germano,é l'unico veramente bravo tra i giovani attori italiani.



..........si, sono d'accordo............pero come attrice voglio lei


Spoiler:


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