Accedi

Ho dimenticato la password

Ultimi argomenti
» ... e le stelle si fanno guardare
Da miki Ven 3 Mar - 15:23

» Sanremo 2017 - notizie e commenti
Da Saix91 Gio 9 Feb - 15:49

» ...mettiamoci comodi
Da Bellaprincipessa Mer 4 Gen - 11:21

» Addio a.....
Da anna Sab 30 Lug - 12:49

» The Voice of Italy 2016 - Live
Da Saix91 Mar 24 Mag - 15:09

» Eurovision Song Contest 2016 - Semifinali - Finale
Da anna Lun 16 Mag - 18:01

» X Factor 10 Notizie e commenti
Da anna Mer 11 Mag - 18:57

» Il Cinema sulla stampa
Da anna Mer 11 Mag - 18:55

» Il Giradischi
Da ubik Mar 10 Mag - 23:14

» Marco Mengoni
Da anna Sab 7 Mag - 19:59

Cerca
 
 

Risultati secondo:
 


Rechercher Ricerca avanzata

Navigazione
 Portale
 Forum
 Lista utenti
 Profilo
 FAQ
 Cerca
Partner
creare un forum
Flusso RSS


Yahoo! 
MSN 
AOL 
Netvibes 
Bloglines 



La TV & la stampa

Pagina 13 di 13 Precedente  1, 2, 3 ... 11, 12, 13

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da anna il Gio 23 Mag - 17:30

WIND MUSIC AWARDS 2013: ECCO TUTTI GLI OSPITI. IN DIRETTA SU RAI 1 IL 3 GIUGNO

Tenetevi pronti, buttate via il karaoke perché i big della musica stanno arrivando! Il sipario sui Wind Music Awards si alzerà il prossimo 3 giugno al Foro Italico di Roma e verranno trasmessi per la prima volta in diretta da Rai 1. Alla conduzione del programma – giunto alla settima edizione – confermata la coppia italo-spagnola formata da Carlo Conti e Vanessa Incontrada.

Un grande ritorno per lo show musicale di Rai 1 che punterà, ancora una volta, sulla simpatica conduzione del presentatore toscano insieme alla “caliente” artista spagnola. Molti saranno i cantanti italiani ad essere premiati per primi personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo, della cultura e dello showbiz.

Di chi si tratta? Gianna Nannini, Tiziano Ferro, Emma Marrone, Fiorella Mannoia, Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Mario Biondi e Max Pezzali, ma anche Malika Ayane, Chiara Galiazzo, Max Gazzè, I Modà, tutti reduci dall’ultima edizione del Festival di Sanremo, rappresentato anche dal suo ultimo vincitore, Marco Mengoni, classificatosi settimo all’Eurovision Song Contest. Spazio anche al rap con la premiazione a Fedez, Emis Killa e i Club Dogo.

Da Sanremo 2013 spazio anche a Renzo Rubino che, insieme a Erica Mou (già a Sanremo l’anno prima), Daniel Adomako (vincitore dell’ultima edizione di Italia’s Got Talent), Niccolò Agliardi e Bianca Atzei, Caponord, Marco Castelluzzo, Arianna Cleri, Coez, Donatella e Le Rivoltelle si contenderà il palco dei Wind Music Awards e la possibilità di esibirsi grazie al contest “Wind Music Awards Next Generation” . Ben 7 artisti su 10 hanno avuto a che fare con la tv: come vi avevamo già anticipato.

Il vincitore del contest verrà inoltre premiato sul palco da un fan estratto tra i votanti sul web. Sarà possibile votare sino al 28 maggio, tutte le info per partecipare alla votazione su www.windmusicawards.it

Un’altra grande sorpresa, inoltre, è riservata ai fans di Luciano Ligabue: il cantautore ritirerà, in diretta, il premio per il quadruplo cd (più doppio dvd) che lo vede protagonista nel concerto di beneficenza “Italia Loves Emilia”, riconoscimento-simbolo anche per tutti gli altri artisti che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.

Grande attesa anche per i super-ospiti: I Bastille – già in Italia per The Voice – in vetta alle classifiche musicali con “Pompeii”, Jamie Cullum genio del soul bianco e del lounge jazz ma anche la rivelazione Olly Mours direttamente dal successo ottenuto da X Factor UK. Ha già tre album all’attivo, dopo il successo ottenuto al talent.

Rtl 102.5, partner ufficiale dei Wind Music Awards, trasmetterà l’integrale diretta in contemporanea a Rai 1 con la conduzione di Angelo Baiguini, Gigio D’Ambrosio, Laura Ghislandi e Gabriele Parpiglia che, con un format creato appositamente da RTL 102.5, permetteranno agli ascoltatori di vivere in radio tutto ciò che accade sul palco del Foro Italico di Roma.
fonte

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da anna il Ven 31 Mag - 12:18


_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da anna il Dom 16 Giu - 10:57

Mtv Awards 2013: vincono Marco Mengoni ed Emma Marrone, ecco l'elenco dei premiati e degli ospiti


Il finto Matteo Renzi, interpretato dal comico Ubaldo Pantani, ha inaugurato gli [url=http://realityshow.blogosfere.it/tag/Mtv Awards]Mtv Awards[/url], la manifestazione musicale che ha consegnato i premi italiani dello spettacolo, tramite votazione del pubblico sul web, dal palco del Piazzale Michelangelo di Firenze.
Pantani, nelle vesti del sindaco di Firenze, ha lanciato i "Rottamawards", "il concorso a premi per i rottamatori" e si è interrogato se indossare il chiodo alla "Fonzie" o il giubbotto rosso alla Lady Gaga.
Il concerto è durato tre ore con molti ospiti, cantanti, attori e con la cerimonia dei premiati per 12 sezioni. Ad aggiudicarsi il premio "Wonder Woman" è stata Emma Marrone, quello di "Super Man" è andato a Marco Mengoni.
La serata musicale, condotta dagli attori e cabarettisti Virginia Raffaele, Pantani e Omar Fantini, è stata introdotta dal giovane rapper Moreno Donadoni, vincitore di Amici 2013.
Quindi la storica voce degli anni '90, Max Pezzali, che ha sfoggiato un pezzo di repertorio come Tieni il tempo del 1995. Sul palco si sono avvicendate le stelle della musica italiana: da Chiara Galiazzo, vincitrice di X Factor 2012, a Malika Ayane. A seguire il premiato Mengoni che si è esibito in una perfomance mandando completamente in delirio la platea per la sua Pronto a correre, il singolo che ha dato il titolo all'album del vincitore del Festival di Sanremo 2013 e della terza edizione di X Factor. Mengoni era tra i più attesi: tantissimi gli striscioni firmati "l'esercito", come il gruppo dei suoi fan si fa chiamare. Sul palco si sono susseguiti anche i Club Dogo, il rapper milanese Fedez e la premiata Emma che si è esibita con il suo cavallo di battaglia Amami.  
Il momento clou della serata è arrivato con Gianna Nannini che ha ricevuto dal "vero" sindaco di Firenze Matteo Renzi l'Mtv Rock Icon, premio speciale voluto da Mtv solo per i grandi del rock. Nannini si è esibita sul palco con Scegli me. "È una grande donna - ha detto il sindaco - che ha buttato il cuore oltre l'ostacolo".
Sono stati premiati, inoltre, la giovane rapper Baby K per la categoria "Pepsi Best New Artist"; la docufiction Ginnaste - Vite Parallele per la categoria "Mirabilandia Best Mtv Show" e a Carlotta Ferlito è andato il premio "Sport Hero" dell'anno consegnato dal calciatore Manuel Pasqual. Il premio "Best Band" è andato all'amatissimo gruppo degli One Direction e quello dei "Best Tweet" è andato a Justin Bieber mentre il Best Hashtag è "#italialovesemilia". I vampiri di Breaking Down hanno vinto nella categoria "Best Movie". Mengoni si è aggiudicato il premio Artist Saga. In tutta la manifestazione si sono susseguite le incursioni del comico Ubaldo Pantani con le imitazioni di Lapo Elkann e della comica Virginia Raffaele che ha interpretato Belen Rodriguez. In chiusura Max Pezzali con l'ultima canzone scritta, e in classifica da settimane, L'universo tranne noi.
fonte

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da ubik il Lun 6 Ott - 22:43

Twin Peaks, allora è vero: nuovi episodi nel 2016
La voce circolava da tempo, senza smentite ma soprattutto senza conferme. Ora, pare sia vero, anche perché la notizia arriva da Variety, bibbia di Hollywood, e la conferma da Twitter, dai diretti interessati. Nove nuovi episodi della serie di David Lynch, diventata un cult anche in Italia con il titolo "I segreti di Twin Peaks", sono in preparazione e andranno in onda nel 2016. I creatori Lynch e Mark Frost lavoreranno al progetto, come confermato da entrambi su twitter. A firmare la regia dovrebbe essere lo stesso Lynch.

fonte


_________________
Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch

Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
Avevano parlato, poco, ma quanto bastava per scegliersi. Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare intero dentro. A. D’Avenia
avatar
ubik
admin ubik
admin ubik

Messaggi : 22273
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105
Località : milano

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da anna il Mar 7 Ott - 0:16


_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da anna il Lun 20 Ott - 20:01

NOSTRA SIGNORA DEL CRIMINE - FRANCA LEOSINI: “DISSI DI NO A PACCIANI E BILANCIA. CON IZZO, UNO DEI MASSACRATORI DEL CIRCEO, CONTINUIAMO A SCRIVERCI. NON SONO UN GIUDICE E DETESTO LA RETORICA DEL PUBBLICO PERDONO”

“Non mi occupo di serial Killer veri o presunti, i miei interlocutori sono persone come me che a un certo punto della loro vita cadono nel vuoto di una maledetta storia”. La persona meno autentica? Gigliola Guerinoni, la mantide di Cairo Montenotte - Aldo Grasso non mi apprezza? Non importa’’…

Franca Leosini arriva dopo. Quando i processi hanno tirato il sipario, nel retropalco restano solo i rimorsi e con i suoi anacronismi dialettici, da archeologa della parola, l’autrice di Storie maledette può finalmente spolverare la memoria, lucidare i dubbi, levigare il senso di colpa. Da vent’anni, sulla pista che conduce alla notte, Leosini guida gli spettatori di Rai Tre alla scoperta del crimine.
Una stanza spoglia, un tavolo, un quaderno, due sedie. Poi campo- controcampo, sbarre alla finestre, domande, risposte. Sui casi giudiziari che a tempo debito riempirono le cronache, indaga una giornalista napoletana che le sommarie biografie pretenderebbero nata nel 1949: “Sono più vecchia di qualche anno, ma non ho mai sentito l’urgenza di rettificare”.
In vent’anni, sulla sponda di una delle più antiche nicchie del servizio pubblico, Leosini ha visto passare davanti agli occhi sguardi non rassicuranti. Secoli di condanne per omicidio, abissi morali, deviazioni, ammissioni, distinguo, dichiarazioni di innocenza, realtà parallele e nomi entrati nell’immaginario collettivo. Ha ascoltato, incalzato e sorpreso aguzzini come Angelo Izzo, l’ex ragazzo nero dei Parioli che con Andrea Ghira e Gianni Guido sequestrò e uccise Rosaria Lopez e devastò per sempre l’esistenza di Donatella Colasanti sul litorale pontino.
Pino Pelosi, l’ultimo incontro di Pasolini nel 1975, proprio a pochi mesi dal massacro del Circeo: “Feci riaprire il processo”. Femmine di mitologica cattiveria e maschi direttamente imparentati con i lupi. E poi, in ordine sparso, tra una Uno Bianca, un catamarano della morte e uno stilista fiorentino ucciso nel centro di Milano, disegnando la geografia del delitto italiano, Leosini ha restituito un quadro arcano e non rassicurante, dei molti motivi che spingono l’apparente normalità a cambiare di segno. A volte raptus, istante, lampo di follia. Altro misfatto meditato. Unico comun denominatore delle vicende trattate, l’irreversibilità.
Sapendo di non poter tornare indietro, Leosini studia per scoprire oltre. Nelle pieghe di ciò che non è stato ancora svelato, alla ricerca di un’ulteriore confessione: “Ma la parola ‘scoop’ è lontanissima da me. Il giornalista con un minimo di qualità non ne ha bisogno”. L’essenzialità dell’ufficio inorgoglirebbe gli spartani. Fa caldo. Le finestre sono chiuse. L’arredamento è primario, le scrivanie semiarrugginite. Leosini apre armadi gonfi di faldoni. Mostra stralci di deposizioni e blocchi di appunti.
Giura che due decenni di periplo nelle prigioni italiane non l’abbiano spaventata. “Mi fanno molta più paura i mostri che sono fuori. I miei interlocutori non sono mai professionisti del crimine, ma persone come me che a un certo punto della loro vita cadono nel vuoto di una maledetta storia”.

Sembra uno slogan.
Ma è la verità. Affronto sempre le mie storie con curiosità. Ho il desiderio di capire che tipo di guasto si sia verificato in precedenza. Cosa spinga un essere umano a compiere un gesto che in teoria non gli somiglierebbe.

Cosa glielo fa pensare?
Prima capisco, poi dubito, infine racconto. Scelgo sempre con cura i miei interlocutori. Spesso mi scrivono. Vogliono incontrarmi. E io vado a vedere. Parto.

E cosa trova dall’altra parte?
Vicende incredibili che però non necessariamente si trasformano in programma televisivo. Quando aprii la lettera di Nicola Dettori, condannato a 25 anni per concorso morale in sequestro di persona, ad esempio mi mossi subito. Il caso Vinci, con lo strascico della sua lunghissima detenzione, era un evento che meritava di essere approfondito.
Giuseppe Vinci, proprietario di una piccola catena di supermercati, era stato sequestrato nei pressi di Macomer a metà degli Anni 90. 310 giorni di inferno tra topi, pulci e musica ad altissimo volume nelle orecchie.
Dettori si è sempre dichiarato innocente. “Non so niente del mondo dell’Anonima sarda, ho preso 25 anni perché ho fatto da postino tra la famiglia del sequestrato e i sequestratori”. Andai a trovarlo. Era entrato in carcere da analfabeta e si era laureato. Una persona gentile, simpatica persino, ma esclusivamente interessata a raccontare il lato accademico della sua vicenda.
Del sequestro Vinci e di quel mondo arcaico, legato alla pastorizia e ai rapporti ancestrali di sangue, non voleva parlare. Vista la parata, lasciai perdere. Storie Maledette ha una sua tipologia precisa. Di un condannato, in scena, c’è tutto il percorso. La salita, la discesa, la consapevolezza. Non solo il lustrino del traguardo finale o della redenzione. “Non c’è carica, Dettori, non c’è storia”. Gli dissi la verità.

Teme il ritratto involontariamente apologetico?
Non faccio sconti e non risparmio niente, ma tutte le persone con cui parlo hanno elaborato una revisione profonda del loro gesto. Poi certo, ai miei interlocutori non rivelo mai in anticipo le domande che porrò né come andrò a impostare il colloquio. Rubo l’anima per poi restituirla.

Cosa la scuote quando affronta un’inchiesta?
Prima di tutto mi interessa ascoltare. Storie Maledette è un ponte tra i cosiddetti “mostri” e la società. Un’occasione per osservare un caso in una prospettiva differente. Nelle settimane che seguono un delitto e la scoperta di un colpevole, per tacere di quelle che accompagnano un processo, farlo con quella profondità non è mai possibile. Il contesto, l’emotività e le pressioni contingenti contano. Contano eccome.
I casi che affronta non hanno mai come protagonista un omicida seriale.
Mi scrissero Pietro Pacciani, prima che venisse assolto e in seguito anche Donato Bilancia. Non mi occupo di serial killer veri o presunti. Di chi è preda di un’ossessione rituale. Con Bilancia, poi, condannato a 13 ergastoli, ebbi il fondato sospetto che cercasse una scappatoia, un modo per sottrarsi alle sue responsabilità, un’infermità mentale che lo facesse dichiarare pazzo e gli permettesse di tornare libero. Mi tirai indietro.

A quali altre storie si è sottratta?
Alle parabole raccontate con poca sincerità.

La più insincera in assoluto?
Forse la persona meno autentica che abbia incontrato nel mio percorso è Gigliola Guerinoni.
“La mantide” di Cairo Montenotte. Scarcerata quest’anno dopo ventisei anni di carcere.
Tendeva ad autorappresentarsi per quel che non era, a strumentalizzare l’interlocutore. Un atteggiamento che sono sicura le sia costato una condanna più aspra del previsto.

E poi?
Non prendo mai in considerazione i casi di persone che hanno parlato con altri in precedenza. Le mie storie si concentrano su chi non ha mai aperto bocca prima e non parlerà più dopo.
Perché mi porto dietro le storie che racconto e quelle storie entrano a far parte della mia vita. Ogni puntata richiede uno studio profondo dei personaggi, del loro mondo, degli atti giudiziari. Solo che io non sono un giudice e non mi avvicino mai con la lente del giudizio o peggio del pregiudizio. Detesto la retorica del pubblico perdono. La sola cosa che dico alle persone che incontro è “l’istante in cui a lei sembra che le stia ponendo la domanda più spietata, concide con il momento in cui io voglio aiutarla di più”.

E i suoi condannati, i suoi ergastolani ci credono?
Dissi la stessa cosa anche a Roberto Savi, uno dei killer della Uno Bianca. Il patto è darsi. Loro si concedono e io scavo dentro alla ricerca del buio. Per chi ha creato tanta sofferenza agli altri, non è mai un viaggio senza dolore.
Savi e i suoi fratelli ne provocarono moltissimo.
Proprio per i tanti morti e i tanti lutti causati, con Roberto Savi usai un linguaggio più duro di quello che utilizzo normalmente. Nelle lettere che mi aveva spedito, Savi mi descriveva le sue notti insonni, il tormento divorante per quel che aveva fatto.
Ci furono momenti duri a iniziare da quello in cui gli mostrai la foto di suo padre Giuliano, suicida con massicce dosi di Tavor proprio all’interno di un modello di macchina identico a quello della banda. Alla fine della conversazione mi resi conto che mi aveva rivelato molte più cose di quante non ne avesse messe a verbale durante il processo. Abbassò la testa: “Su di me sono state scritte molte inesattezze”.

Conferire con lei è un modo di riscrivere la propria storia?
Potrebbe, ma non lo consento mai. La base è la fiducia reciproca, non si passa da Storie maledette per erigere il proprio altarino.

Lei parlò a lungo anche con Angelo Izzo, uno dei massacratori del Circeo. Con lei mostrò pentimento. Poi ricadde nell’orrore.
Continuiamo a scriverci, ma io inizio sempre le lettere nello stesso modo: “Mi rivolgo a quella parte di te in cui ho creduto”.

Chi ha incontrato davvero in questi vent’anni?
Un’Italia in cui il delitto attraversa trasversalmente tutti gli strati sociali e racchiude in un certo senso la storia del Paese. Da Patrizia Reggiani e dal delitto Gucci, alla storia arcaica di Stefania Delli Quadri, la piccola martire del casolare, una sorta di Maria Goretti di San Severo di Puglia uccisa non per sadico gusto ma perché un lontano cugino, Leonardo Racano, era convinto di poterla tenere per sempre legata a sé dopo averla sequestrata, si stringono nel crimine anche mondi distantissimi tra loro.

Da Quarto grado ai plastici di Vespa il crimine paga anche in televisione?
Storie maledette non riesce a essere imitato e io sono un oggetto strano, seguito dal letterato come dal venditore di verdura. Quando mi chiedono se ho dei modelli rispondo di no. Ognuno ha la sua identità. Cerco un’analisi verticale, profonda. Altri inseguono una lettura dei fatti orizzontale.

Lei parla un italiano ricercato, aulico. Non teme l’iperbole né la metafora.
Una delle responsabilità più gravi della televisione è aver abbassato il livello del linguaggio. La tv non deve diseducare. La gente parla come noi, siamo dei modelli. Tengo poi molto alla “parola”. Se dico “la picchiava come una cotoletta” o “fare lo zezo” o “fare farinella”, intendendo “mettere le mani addosso”, o corteggiare in modo smanaccione non è perché prepari la battuta in anticipo, ma perché amo saccheggiare la letteratura e non accetto di rinunciare a umanità e ironia.
Non voglio che il mio racconto somigli a un mattinale della Questura. E non è vero che se degradi il linguaggio arrivi a un pubblico più vasto: non c’è tassista che non mi chieda chi ospiterò nella puntata che verrà. Se ti seguono anche quelli che hanno un eloquio più semplice del tuo, stai facendo bene il tuo mestiere.

I primi passi nel giornalismo?
Anche se non ne parlo volentieri per timore di confondere lavoro e privato, ho avuto un’adolescenza felicissima e molto viziata. Mio padre era un grosso banchiere. Un uomo meraviglioso, un mecenate dai mille talenti e dalle mille presidenze. Dopo la Laurea in Lettere Moderne, quando ero ancora alle prime esperienze, ebbi la fortuna di incontrare Sciascia.

Come lo conobbe?
Me lo presentò Sara Ferrati, una specie di vice madre che a me dava del lei e che aveva sposato un giovane tenore di Racalmuto, intimo amico di Leonardo. Dopo il primo incontro, tra un mercatino dei libri e un tè, trascorsi con lui cinque indimenticabili pomeriggi. Gli feci tenerezza, si fidò. Un giorno mentre eravamo insieme, incontrammo Valerio Riva de L’Espresso.
Mi vide prendere appunti in compagnia di Sciascia e si fece lasciare il mio numero di telefono. Mi chiamò: “Salta sul primo Taxi e vieni in redazione, vorrei leggere la tua intervista a Leonardo”. Mi precipitai in Via Po. Riva fu secco: “Domani mattina alle 5 ti mando il corriere per la consegna”. Feci la spiritosa e chiesi se avessi almeno diritto a un penna e Valerio, sabaudo, sibilò : “Qui i diritti non sono in offerta, si conquistano”. Corsi a scrivere e consegnai nei tempi. La collaborazione nacque così.
L’intervista con Sciascia del 1974 fece epoca.
Il pezzo uscito su L’Espresso si intitolava “Le zie di Sicilia”. Leonardo attribuiva alla donna siciliana, vestale silente e cuore pulsante dell’omertà casalinga, la responsabilità morale della cultura mafiosa e a grandi linee, la genesi della mafia stessa. A risultato raggiunto, Riva fu generoso: “Per te andrebbe mutuata la frase dedicata da Pajetta a Berlinguer” disse “ti ricordi? Si iscrisse giovanissimo alla direzione del Pci. Per te vale lo stesso”.

Alla direzione di un giornale poi arrivò anni dopo, con Cosmopolitan.
Dirigere Cosmopolitan, un colosso, fu dura. Arrivai in un difficile momento di passaggio e mi resi conto che la linea dell’edizione italiana era totalmente dettata dagli americani.
Mi dimisi quando dopo aver considerato un articolo impubblicabile, venni richiamata all’ordine: “L’editore ha detto che deve essere stampato”. Allora risposi a tono: “Se lo diriga lui, il giornale”. Il cervello non lo prostituisco, se devo prostituirmi faccio qualcosa di più divertente.

Ha rimpianti?
Quando mai? Sono di indole ribelle, ho bisogno di sentirmi libera. In una redazione mi troverei a disagio. Sono stata fortunata. Ho potuto scegliere.

Eredità della filosofia napoletana?
Le radici sono lì, ma come altri, ho con Napoli un rapporto conflittuale. Osservo con furore lo smarrimento di una città sepolta. Le responsabilità sono di vario tipo, anche dei napoletani perché Napoli ama abbandonarsi alla sconfitta e ha tanti limiti che la sfigurano. Però, per altri versi, conserva ancora nella sua parte antica un profondo rapporto morale di vicoleria.
Una solidarietà di vicinato. Una generosità e una reciprocità di fondo tra esseri umani. Una strage come quella di Erba, nei quartieri spagnoli non sarebbe mai potuta accadere. Nei bassi napoletani il tuo sorriso è il mio e il tuo dolore mi appartiene. A Napoli sono rimaste le mie figlie, due ragazze felici e un marito del tutto disinteressato al mio lato pubblico. Per lui che io facciale polpette o le storie maledette, non fa differenza.

L’intuizione di portarla in tv fu di Guglielmi.
Mai avuto alle spalle un amante o un partito, ma ad Angelo devo molto. Il passaggio dalla carta stampata alla tv avvenne per caso. All’epoca collaboravo alla terza pagina de Il Tempo e seguivo il caso di Anna Grimaldi, moglie dell’omonimo armatore e amante di Ciro Paglia, potentissimo capocronista del Il Mattino.

La Grimaldi venne uccisa a colpi di pistola nel 1981 e dell’omicidio venne immediatamente accusata la legittima moglie di Paglia, Elena Massa, giornalista. Massa si era data alla latitanza. Venne poi arrestata e infine assolta con formula piena. Il processo fu memorabile.
Un pezzo di teatro scarpettiano fitto di maschere, in un ambito teso a mettere in scena le enormi differenze sociali tra i due gruppi familiari. Il mondo di Elena Massa con i suoi figli, lontani dai capricci della moda e quello della Grimaldi, con le presenze smaltate e la prole lucida, bella e silenziosa. Fui chiamata a scriverne e a Guglielmi il mio lavoro piacque. Mi chiamò a collaborare. Era l’epoca del TelefonoGiallo di Corrado Augias.

Da allora sono passati vent’anni. Lei ha vinto molti premi, è diventata un’icona gay, ha dato ispirazione a Matteo Garrone per due film e non sembra aver voglia di cambiare o passare la mano.
Ho rifiutato offerte principesche perché la penso come Guglielmi: “Rai Tre non è una rete, è uno stato d’animo”. E uno stato d’animo non lo misuri con il denaro. Non lo puoi comprare.

Aldo Grasso non si è intenerito. L’ha criticata spesso.
Non puoi e non devi piacere a tutti. Grasso non mi apprezza, ma non importa. Rimedio io. Lo ammiro e non me ne vergogno. Bisogna essere elastici. Fare come la De Filippi che è un ossimoro vivente, capace di tenere durezze conservando l’intelligenza e rimanendo se stessa.

Lei ci riesce?
Ci provo. Mi sforzo, sorrido alla vita, mi diverto. Anche se l’ottimismo cosmico di mia sorella, una che quando ingrassa cinguetta: “Ma come si sono strette queste gonne”,non mi appartiene e temo non mi apparterrà mai.

fonte


_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da anna il Lun 22 Giu - 12:54

Posto qui perchè l'intervista prende spunto dal programma in tv 

Malcom Pagani per "il Fatto Quotidiano"

Privazioni: “Consumo un pasto al giorno, ormai ho uno stomachino”. Soprannomi: “Sa come chiamavano Visconti? Il mostro della Via Salaria”. Concessioni: “Niente caffè e niente frutta, bevo solo un liquorino”. Mezzogiorno è alle spalle e nel ristorante a pochi metri da Piazza Navona Paolo Poli lo chiamano maestro: “La gente mi vuol bene perché mi vede poco”.
 
MALCOM PAGANI

Torme di turisti gli passano accanto senza far caso al papillon che stringe il collo ai suoi 86 anni: “Ho fatto un mestiere in cui travestendomi, dimenticavo la mia modesta esistenza borghese, ho lavorato sempre per conto mio, ho visto un’epoca bella e sono arrivato a un’età ragguardevole, cosa dovrei augurarmi ancora?”.

POLI
 
Da ieri, a 4 decenni dall’ultima volta: “Il programma era Babau 70, i democristiani non volevano uno sketch, i socialisti eccepivano su un altro e di veto in veto la trasmissione venne mandata in onda solo nel 1976” Poli è tornato in televisione. Su Rai 3, per otto settimane, con voluta citazione dell’amico Palazzeschi nel titolo:“E lasciatemi divertire” l’attore che diffida dei propri simili: “Sono terribili, non li frequento, ma faccio un’eccezione per il mio compagno di avventura Pino Strabioli che non ha i tipici difetti della categoria e non passa le giornate a parlar male degli altri” e non ama il narcisismo:
POLI
 
 “Quando ero giovane e bella le foto non me le han fatte, escludo di mettermi in posa adesso” metterà in vetrina un viaggio tra vizi e virtù, peccati capitali e innocenti deviazioni biografiche. Moravia, Fellini, Maria Callas, Ave Ninchi, Sandra Mondaini, Laura Betti: “Laura diceva che Roma era una città di campagna”.
Aveva ragione?
A Pasqua si andava fuori porta a vedere i ciclamini. Eravamo poveri e si mangiava poco, ma quel poco ci bastava. Quanta fame ci ha tolto Mario Soldati.
Soldati sfamava lei e Betti?
PAOLO POLI
Ci venne incontro in Via Condotti: “Povere piccoline, cosa fate in giro da sole?”, “siamo due orfanelle affamate”, “venite a casa mia”. Ci fece salire. Tirò fuori la pasta ed esplorò il frigorifero. Non c’era niente. Neanche un pomodoro. Mangiammo spaghetti al Whisky. Buonissimi. Mario, un grande artista, era innamorato pazzo di Alida Valli.
Una volta si nascose in un tappeto mentre Valli e Dino Risi ascoltavano un disco di Sinatra. Lo tradì la tosse: “Non so come sono finito qui dentro”.
Per descrivere la fantasia di Soldati basterebbero i suoi film. Piccolo mondo antico, Eugenia Grandet. Cose alte. Argute. Valli me la ricordo bene. Abitava qui dietro. La vedevo uscire vecchia, vecchia. Molto presto di mattina. Con la miseria di una pensione avara andava a comprare un po’ di pane.
LUCHINO VISCONTI

È avara anche la sua?
Avarissima. Non c’è una lira, ma chi se ne frega. Tra una marchetta e l’altra qualcosa arriverà.

Poli non fa marchette.
Le facciamo tutti. Bisogna sopravvivere. Negli ultimi due anni ho recitato senza incassare un cazzo. Ho contattato un avvocato e provato a far valere le mie ragioni.

Risultato?
Alcuni comuni del sud mi hanno proposto di pagarmi un quarto di quanto avevano pattuito. Altri sono spariti.

In Aprile aveva annunciato il ritiro dalle scene.
 
MARIO SOLDATI

Era un paradosso. È diventato titolo sensazionalistico. E si è infine trasformato in epitaffio. Di quei soldi non piglierò mai nulla. Per chi ti deve pagare, uno che si ritira è già bell’e morto. Ma non importa. Ho visto Giorgio Albertazzi partecipare a un talent. Mi ha fatto pena.

Lei a un talent show non parteciperebbe?
Esiste un limite. Comunque sono abituato a vivere in povertà. Ho visto una Guerra Mondiale. Ho vissuto nella miseria successiva al conflitto. Mi sta bene anche la miseria, purché mi permetta di rimanere signore. Un po’ di vino lo vuole?

Si è sentito signore a duettare con Strabioli in “E lasciatemi divertire”?
È stato un piacere, anche se i tempi, è ovvio, sono cambiati. Domina la fretta. Quando mi sembrava di aver fatto delle papere, chiedevo di ripetere la scena e mi sussurravano rassicuranti: “Ma no, non c’è problema, va benissimo”.PAOLO POLI

Buona la prima.
Sul set me lo diceva anche Alessandro Blasetti: “Buona la prima, ma la fica è meglio. Fammene un’altra”. Con lui girai un filmettino. Quando nelle pause raccontava la storia del comunista che si fa una sega e succhia il proprio sperma così mangia, beve e non spende, mi mandava via. Sapeva che ero comunista, ma ignorava che avessi l’orecchio lungo.

Storia tremenda.
Che le devo dire? Le maestranze ridevano senza ritegno. C’era un po’ di cameratismo. Blasetti diceva cose tremende, ma era antropologicamente interessante. Durante il regime si era potuto permettere qualsiasi libertà perché Mussolini lo adorava e gli lasciava fare quel che voleva.

PAOLO POLI GIOVANE
 
Lei per il cinema ha lavorato poco.
Ero negata. Ma al cinema andavo sempre. Entrare in sala era una grande gioia. Quando alla cineteca di Bologna restaurarono La bellezza del diavolo di René Clair mi fiondai come mi fiondavo da ragazzo. Alla sede del fascio, dove non chiedevano il documento d’identità, avevo visto Clara Calamai con le poppe al vento e il culo stracciato proprio in un film di Blasetti.
PINO STRABIOLI E PAOLO POLI
Dopo il seno di Vittoria Carpi in La corona di ferro, Blasetti mostrò quello di Calamai ne La cena delle beffe.
Il film era un polpettone insostenibile, ma in America era piaciuto ai fratelli Barrymore.
Il cinema era un’occasione utile agli amori di contrabbando?
Ero bello, ero giovane, non avevo bisogno di espedienti. Però una volta in un cinemetto dei preti ho visto un signore con la chiusura lampo al contrario. Ce l’aveva sul buco del culo e in piedi, senza scomporsi, lo prendeva da dietro. Stratagemma geniale.
In certe epoche l’omosessualità era costretta al buio di una sala?
PASOLINI E LAURA BETTI
I miei amici finocchi si sposavano tutti. La famigliola ordinata. Le foto. I passeggini. L’utilitaria. Il televisore al centro del salone. Poi li incontravi in stazione in strani orari e in vesti più colorate. Vicino ai cessi. A Firenze il più famoso lo chiamavano latrin lover. Eravamo 6 fratelli, l’unico che ha trombato senza fare i figlioli sono io. Non me ne pento. Si morde e si fugge.
Lei da Firenze si trasferì a Roma.
BETTI LAURA
Per fortuna. Laura Betti la incontrai presto. Sa la prima cosa che mi disse? “Sei una scema, una stupida e una cretina”. Mi parlava al femminile. Mi diede un frou frou  che non so dirle.
Le piaceva?
Eravamo belle, giovani e magre. Una volta con Laura tirammo avanti per una settimana a Whisky e noccioline. Si andava dagli americani. Lei parlava in inglese e io in francese. Cercavamo di piacere in tutti i modi. Cantammo anche insieme. Avevo una parrucca bionda. Biondo Kessler perché tutto ciò che era biondo nell’immaginario rimandava solo alle gemelle.
Una parrucca bionda.
MORANTE PASOLINI MORAVIA
Buona per una donna di facili costumi come per un finocchio. Tingersi non era una nostra esclusiva prerogativa, anche se alla tintura io e Laura aggiungevamo una puntina di verde. Con il nostro preparato Milva esagerò. Uscì in scena a Bologna con la testa tutta verde. “Oh, rimani così per 3 o 4 giorni, cretina- le dissi- non ti andar subito a ricuocere di rosso”. Strehler le faceva tutte rosse. Tipo Rhonda Fleming. Maiale dalle dubbie capacità recitative, ma capaci di far sentire male gli uomini. Le rosse salivano sul palco e ai maschi diventava duro.
I ruoli definiti in certi spazi si confondevano. Al fondo Pasolini, Laura Betti dominava la scena apostrofando al femminile anche Emanuele Trevi: “Tu non esisti, zoccoletta”.
PASOLINI E LAURA BETTI
Trevi con Laura è stato schiava, io ero alla pari. A sua volta Laura era schiava di Pier Paolo. Ammirava Moravia per la sua cultura e lo chiamava “il ceppo”. L’altro ramo dell’albero era Pasolini. PPP era straordinario, ma non mi poteva soffrire. Dicevo sempre banalità e non sfioravo il genio di Moravia. Alberto non aveva studiato, ma sapeva tutte le lingue. Gli ebrei erano fenomeni di determinazione. Ho conosciuto Don Milani, non ha idea di che persona straordinaria fosse. Gente che le scarpe, scendendo dalla montagna, le indossava solo per entrare in città.
ROBERTO BENIGNI NICOLETTA BRASCHI
Chissà cosa avrebbe detto Don Milani della sua Santa Rita da Cascia interrotta dalla celere nella seconda metà dei 60 a Milano.
Erano i poliziotti di Scelba. Tutti piccoli. Meridionali. Poveri. Che a Valle Giulia fossero loro i disgraziati, ebbe il coraggio di dirlo solo Pasolini.
Gli anni a Milano furono importanti?
Tra il ’60 e il ’70 sono stato quasi sempre lì. Il mio vero amico vero era Missoni. Ottavio detto Tao e sua moglie Rosita. Si andava nelle bettole: “Ti ricordi quel verso?”. Si iniziava a cantare. Sembravamo fascisti.
ROBERTO BENIGNI NICOLETTA BRASCHI
E fascisti non eravate.
Ma in quell’epoca eravamo cresciuti. Mussolini non mi piaceva, ma nel ’35 la propaganda del regime la ascoltavo alla radio. Il sabato, a dito, si seguiva l’opera: “Mira o Norma à tuoi ginocchi”. Io chiedevo “Babbo, perché vuole ammazzare i suoi bambini?” e lui: “Perché li ha fatti con il nemico”.
Di romani e galli non sapevo nulla. Vogliamo Nizza e la Corsica si gridava. E loro, i cattivi francesi in coro: “Giamè, giamè, giamè”. “Jamais, Jamais, Jamais”. Il francese lo imparai poi con Victor Hugo. Les misérables. Il disegno in copertina. La figurina nera. Lessi come tutti, in un’edizione miserella, anche Pinocchio.
Lei sostiene che senza il peccato di Eva sarebbe stato noiosissimo anche l’Eden.
VITTORIO SERMONTI
Ma certo. Senza peccato si muore di sbadigli e non accade niente. È cominciata così la storia. Prenda Pinocchio. Il peccato è foriero di ogni disgrazia, ma Collodi che era un genio, ha messo in ogni capitolo, in ogni puntata, uno spavento, un cattivone, un consiglio morale e una roba da ridere. Ci volevano tutti gli elementi. E lui lo sapeva. Come lo sapeva Comencini. Nel suo Pinocchio per la tv, per elevare il quadro, basta la presenza della volpe Ciccio Ingrassia. In quello di Benigni invece, nello stesso ruolo si ricorre all’accento milanese e alla comicità dei Fichi d’India. Lo scopo è far ridere. Il risultato diverso.
Benigni lei lo ha conosciuto bene.
È  diventata tutta correttina. Forse è l’influenza della moglie. Lei ha un Papa in famiglia. Benigni è bravo, è artista, riesce a parlare dei Dieci Comandamenti e va a Sanremo a dire: “Vergine madre, figlia del tuo figlio”. Io mi romperei i coglioni. Il più retorico tra i pezzi danteschi, tutto pieno di ossimori o ossimòri che dir si voglia. Una cosa che si recitava, per obbligo, ai tempi della scuola.
Benigni non le piace?
Era innamorato di mia sorella che non gliel’ha mai data. Lei aveva intorno bei giovanotti, sapeva scegliere. Amo Lucia. L’unica parente con cui sia in stretto contatto. È come fosse mia figlia. Una figlia di dodici anni.
Lei ha sempre detto che mantenere l’identità è fondamentale. Benigni non ci è riuscito?
SORRENTINO MORETTI GARRONE
Ma nasce in un campo. Nasce povero. Allora scopre all’improvviso il buffet e il controbuffet. La forchetta. Le buone maniere. La società. E perde l’equilibrio. Accadde anche a Mussolini con Angelica Balabanoff. A lavarsi i piedi e a suggerirgli il giusto contegno a tavola provvide lei. Per il resto che dire della Benigna? Uno che prende in braccio Berlinguer e tocca i coglioni a Pippo Baudo è diventato senza preavviso una maestrina di scuola media. E guardi che a quel topino di Berlinguer io volevo bene.
FOTO GIUSEPPE PINO MICHAEL CAINE
Anche Berlinguer ha avuto il suo ricordo cinematografico.
Lasci stare. Del cinema italiano di oggi non ho una gran considerazione. Youth, è vero, non è per niente male. Ha due grandi attori e le telefonate, alla nostra età, somigliano tutte ai discorsi che si fanno Caine e Keitel: “Oggi quanto hai pisciato? Due gocce?”. Per il resto non ho apprezzato per niente La grande bellezza e anche Garrone, adorato ne L’imbalsamatore, ha trasformato Basile fino a renderlo irriconoscibile. Sette re, 14 principesse e niente del divertimento che provai leggendo Lo cunto de li cunti. Si fa fatica a digerirlo. Sono abituato ad altre emozioni. Mia zia e mi madre mi portavano in sala. Quando Greta Garbo disse “dammi una sigaretta” una si pisciò addosso e l’altra si sentì male.
Alla sua analisi manca Nanni Moretti.
PAOLO POLI BUOI
Mia madre non mi è piaciuto granché. È montato male. Non ci si affeziona ai personaggi. Invece di vedere una grande attrice come la Lazzarini, Moretti ci costringe a osservare il film della regista imbecille. Meglio l’effetto notte di Truffaut. Ed è un peccato. Moretti è mio nipote.
Perché è suo nipote?
Ero amico della madre, Agata Apicella. Agata veniva in questa piazza e mangiava all’altro ristorante. Preferiva la concorrenza. La chiamavo e lei faceva la frettolosa: “Ora non ti posso parlare, ho qui la signorina Silvia Nono”. Era strano chiamarla signorina. Con Nono, Moretti aveva fatto anche un bambino. Nanni comunque non c’era mai. Sfuggiva. Aveva paura. Tra lui e Monicelli preferivo Mario. Appena mi metteranno in clinica attaccato ai tubi, mi butterò dalla finestra anche io.
PAOLO E LUCIA POLI
Con Monicelli eravate amici?
Si andava a mangiare insieme. Mario non metteva il sale, guardava alla bottiglia di minerale come fosse droga, ma stava bene. Trombava. Aveva ancora due belle gotine rosse. Negli ultimi anni a lui e alla mia adorata Palazzeschi, si erano avvicinati i preti. Insegnavano loro a morire secondo religione. Non c’è nulla da fare. A una certà età ci acchiappan tutti. C’è lapreparation.
I suoi amici sono tutti vecchi.
PAOLO POLI AQUILONI
Quando va bene. Non ho mai convissuto a lungo e quindi affetti a cui badare non ne ho. Ho avuto per qualche tempo un rappresentante di fiori olandesi che non c’era mai e quindi andava benissimo. Facevo la birichina in giro con Filippo Crivelli, che ora si trascina con le mazze. Mi viene a vedere in teatro, dorme per tutto lo spettacolo e poi mi dice “Bravo Paolo, molto bello”. È tutto un claudicare di bastoni, un tintinnar di dentiere.
Proprio qui venivo a mangiare con Natalia Ginzburg e Bassani. Prima di sedersi, Giorgio estraeva il ferro dalla bocca e lo poggiava incurante sul tavolo. Poi certo, subentra anche la noia. L’altra sera ho mangiato con Vittorio Sermonti. Ci siamo fatti entrambi due coglioni così, però che cultura. Che parlare. Ai nostri tempi si studiava davvero. Il San Tommaso, la Divina Commedia, tutto Aristotele. Almeno.
PAOLO POLI IN AQUILONI
In “E lasciatemi divertire” passano anche Carmelo Bene e De Sica.
De Sica aveva come cognato Checco Rissone, il fratello della moglie, detto caccola. Era alto  20 centimetri, ma come tutti i nani aveva la terza gamba. Carmelo Bene l’ho visto spesso. Da giovane era bravissimo, straordinario. Con il tempo si ammalò. Non stava più ritto in scena perché prima dello spettacolo beveva una bottiglia di Whisky. L’ultimo Pinocchio era bruttino. Lui biascicava.
PAOLO POLI
Del grande autodidatta, Alberto Sordi, che ricordo ha?
Odiosa persona. Omofobo. Dava la mano molle e guardava dall’altra parte. Bravo con Fellini, ma aveva già più di trent’anni perché Sordi, è utile dirlo, giovane non è mai stato. Trombava Andreina Pagnani che lui chiamava, non a caso, la vecchia. Lo conobbi a casa di Monica Vitti. C’era un compleanno. Io ero povero, ma mi sforzai e acquistai una testa di bambola della Lenci. Lui portò I maestri del colore comprato in edicola.
I soldi li ha chi se li sa tenere.
ALBERTO SORDI
Un tempo quando incassavo bene, reimpiegavo il denaro nella mia attività. La prima volta che incassai 10 milioni nel ‘60 con il Carosello Campari comprai 13 proiettori e un tappeto per coprire le assi del palco. All’epoca si passava dal Regio di Parma alla sala Umberto dove Petrolini recitava dietro a un fondale con un finto Colosseo disegnato da Mario Pompei, uno strepitoso scenografo che come nuora aveva Paola Pallottino. La donna che scrisse 4/3/43, la prima canzone di successo dell’orribile pelato.
L’orribile pelato sarebbe Lucio Dalla?
PAOLO POLI
In senso estetico. Ottimo cantante, ma per lasciare qualcosa al suo ragazzo, avrebbe dovuto scrivere tutto nero su bianco prima di andarsene. Non si può prevedere di campare. Io a nipoti e pronipoti, quel che dovevo lasciare, l’ho bell’e lasciato a suo tempo. Ho sempre avuto senso di responsabilità. Mio padre mi lasciava scegliere il nome dei miei fratelli. Sapeva di avere in casa una piccola artista e già mi diceva: “Di che colore dipingiamo la facciata?” “Rosa”. Avevo un villino in periferia con la facciata rosa e le stanze celesti. Rosa e celeste. I colori della madonna.
Rimaniamo in tema. Bergoglio la affascina?
Chi se ne frega di Bergoglio. Se io sono Biancaneve, Il Papa deve essere una strega. Altrimenti a che serve? Un grande Papa era Luciani. Lo avevo conosciuto bene a Venezia. “Dio non ha sesso” diceva. Pensi quanto era intelligente. Han fatto presto infatti a toglierselo dai piedi.
MARIO MONICELLI
Ha mai avuto paura di qualcosa, Poli?
Fino ai 22 anni, del sesso. Ho avuto tutto quello che ho voluto, uomini e donne. Ma fino ad allora, legavo il sesso a un’impressione orrenda. A spavento e violenza. Durante la guerra, i tedeschi avevano trombato la mia mamma in tre. Volevo sapere. Capire. “Eh Paolo, via. Ci si lava e bell’ e finito tutto”. La mia mamma era montessoriana, non aveva paura di nulla. Da piccolo mi dava rudimenti in tema: “Paolo, quando nascono, i bambini sul sesso hanno tre cicciolini. Il maschio ha il pisello e due fagioli. La ragazza ha le labbra della vulva e il buco nel mezzo, il clitoride, dove la donna sente il solletico”.
Quanto l’hanno segnata i ricordi della guerra?
PAOLO POLI NE IL MARE
Mi ricordo la liberazione. C’era voglia di calore. Le donne si calavano dalle finestre che sotto ci fossero repubblicani o repubblichini. Io ero tappato in casa. “Non andar più a prendere cioccolato e sigarette dagli americani- mi dicevano-ché altrimenti le tue sorelle non si sposano più”. Chi era andata con i tedeschi veniva rasata, ma chi aveva ceduto agli americani  rimaneva comunque maiala. Avevamo i buchi sulle pareti e un’ora di riscaldamento al giorno. Avevamo poco. Ma ero bella e piacevo lo stesso. Le altre non so.
PAOLO POLI NE IL MARE
Paolo Poli si sente cattivo?
Piango, rido e parlo come tutti, non son mica un mostro. Dite che ho detto male di qualcuno? Che cattive, che maligne, che stupide che siete.

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da anna il Lun 14 Dic - 11:02

Storie Maledette di Franca Leosini promosso in prima serata su Rai3

Il 18 settembre 1994 andava in onda la prima puntata di Storie Maledette, il programma dedicato alle vicende di cronaca giudiziaria ideato e condotto da Franca Leosini. Amato dal pubblico, apprezzato dalla critica, lo storico programma di Rai3 ottiene per la prossima stagione un bel riconoscimento: la prima serata. Il programma andrà infatti in onda a gennaio in prime time, ogni giovedì, sempre su Rai3. La notizia della "promozione" è stata accolta con entusiasmo dai "Leosiners" i fan della conduttrice, fedelissimi non solo al programma e al suo peculiare taglio noir, ma anche grandi estimatori dello stile narrativo inconfondibile con cui la conduttrice affronta i casi di cronaca e i loro protagonisti, raccontati sul piano umano e giudiziario con intensità e rigore.

fonte

  

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da Bellaprincipessa il Gio 18 Feb - 9:36

Posto qui. Eveventualmente qualcuno volesse commentare...


Le nomine Rai e la nuova linea:
più Milano e meno Palazzo
nel tentativo di attirare i giovani


di Paolo Conti

Una Rai meno «romanesca» e assai più «milanocentrica» (scelta, volendo, assai «renziana», per il noto disamore del presidente del Consiglio per il Palazzo romano). Una tv pubblica fortemente ringiovanita e capace di attirare le platee under 35 ormai in fuga da tutti i prodotti Rai: grave danno pubblicitario, poiché è il pubblico dei «big spender», quello caro agli inserzionisti. Insomma, volti lontani dal vecchio «corpaccione Rai» che non si sente rappresentato (l’Usigrai, il sindacato giornalisti Rai, ha parlato di «schiaffo alla professionalità degli interni») e chiaramente teme innesti di corpi estranei.


L’operazione condotta in porto da Antonio Campo Dall’Orto sulle direzioni delle reti Rai sfugge oggettivamente a una catalogazione partitica (c’è chi ha ironizzato sulla solidissima amicizia tra Matteo Renzi e Luca Sofri, compagno di Daria Bignardi, neodirettore di Raitre, ma certe sottolineature sono tipiche dei riti post-nomine). Però ha dinamiche molto precise, ad esempio l’anagrafe, come si diceva. Il neodirettore di Raiuno, Andrea Fabiano, è del 1976 e sarà il più giovane responsabile nella storia dell’ammiraglia Rai. Un master ad Harvard lo catapulta ben lontano dalle antiche mentalità di viale Mazzini.


Capitolo Milano e dintorni. Molto interessante e significativo, visto che proprio Campo Dall’Orto trascorre tre giorni a settimana nella Capitale morale. Uno dei due nuovi direttori di rete, Ilaria Dallatana, ha alle spalle una robusta storia Mediaset e la fondazione di Magnolia (società di produzione di format per giovani, eppure longevi, come «Masterchef» o «X Factor») al fianco di Giorgio Gori. Quindi cultura televisiva milanese al cento per cento. Affine a quella di un’altra star del centro di produzione meneghino, Fabio Fazio. E lo stesso si può dire per l’altro direttore, Daria Bignardi, che ha sostituito nello schema nomine all’ultimo momento un apprezzato professionista come Andrea Salerno, indicato da settimane come il futuro direttore di Raitre. Bignardi vuol dire mille mondi milanesi, stretta amicizia con Campo Dall’Orto (che la sostenne fortemente, e la formò, da direttore de La7), un’idea di tv che incarna un modello non certo nato alla Rai.

Basta rileggere un passaggio della prima intervista rilasciata dal direttore generale a Claudio Cerasa direttore de Il Foglio il 2 settembre 2015: «Quando parlo di “discontinuità” per la Rai, parlo di un concetto semplice che riguarda in modo profondo questa azienda. L’impressione è che la Rai, e questo accade ormai da molti anni, sia costantemente rimasta due passi indietro rispetto alla velocità della società».

Se alla terna delle reti aggiungiamo l’ outsider Gabriele Romagnoli (scrittore raffinato e sceneggiatore) alla guida di Rai Sport la discontinuità c’è tutta. Angelo Teodoli, titolare di un solido lavoro su Raidue, cercherà di ripensare Rai4. E mentre il destino dell’ormai ex direttore di Raiuno, Giancarlo Leone, è sicuro (coordinamento dell’offerta televisiva), molti si interrogano su quale incarico ricoprirà Andrea Vianello, direttore di Raitre uscente, che ha tentato la strada della sperimentazione ma inciampando spesso nell’ audience.


Ma non è finita. Chi conosce le regole televisive di ingaggio, sa quanto si sia rafforzata la figura di Beppe Caschetto, potente manager-agente di tanti volti. Per esempio di Fabio Fazio, Luciana Littizzetto ma anche Giovanni Floris, Lucia Annunziata, Virginia Raffaele, Neri Marcorè. E Daria Bignardi.
Il legame personale tra Campo Dall’Orto (uomo di prodotto) e Caschetto è antico. E già cominciano le elucubrazioni che scavalcano (altro che canguro) le nomine oggi all’ordine del giorno del Consiglio di amministrazione per immaginare già volti, palinsesti, format. Raitre verrà «rifondata» anche con il supporto di Caschetto, un po’ come avvenne per La7 proprio ai tempi di «CDO», come viene chiamato il direttore generale, per brevità, nei corridoi Rai?


Un nome campeggia su tutti: Maurizio Crozza. E chissà davvero cosa potrà accadere, quando si passerà ai progetti operativi e soprattutto all’appuntamento degli appuntamenti, il piano industriale fissato per aprile, quando la Rai di «CDO» avrà collocato tutte le tessere e bisognerà collegare il budget alla rivoluzione del prodotto, in virtù della discontinuità immaginata dal direttore generale.


Resta da capire come reagirà il «corpaccione Rai» a tanti esterni. Se collaborerà alla partita o se organizzerà forme di resistenza passiva. Quando ci si mettono, le truppe Rai possono triturare anche il più bravo direttore del Pianeta.


fonte
avatar
Bellaprincipessa
satellite artificiale
satellite artificiale

Messaggi : 1622
Data d'iscrizione : 21.03.13
Età : 43
Località : Roquebrune Cap-Martin Costa Azzurra Francia

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da anna il Gio 18 Feb - 9:43

oddio... gli under 35 con la Bignardi???   Quella che " Ma come sei bello, sei dimagrito, tua moglie è bellissima" ( ficcante intervista a Renzi), quella che ha il marito che " Ciao capo" ( sempre a Renzi) 
Quella che ha decapitato gli ascolti prima in Rai e poi su La7?
Stiamo messi bene... 

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da Bellaprincipessa il Gio 18 Feb - 9:50

anna ha scritto:oddio... gli under 35 con la Bignardi???   Quella che " Ma come sei bello, sei dimagrito, tua moglie è bellissima" ( ficcante intervista a Renzi), quella che ha il marito che " Ciao capo" ( sempre a Renzi) 
Quella che ha decapitato gli ascolti prima in Rai e poi su La7?
Stiamo messi bene... 

mi hai tolto le parole dai diti
e infatti l'articolo mica insinua quello che dici...
nooooo, l'articolo é obiettivissimo e parla unicamente delle qualità artistiche dei Darietta ( )...
Amicizie nulla...
avatar
Bellaprincipessa
satellite artificiale
satellite artificiale

Messaggi : 1622
Data d'iscrizione : 21.03.13
Età : 43
Località : Roquebrune Cap-Martin Costa Azzurra Francia

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da anna il Gio 18 Feb - 12:31

Il colpo di grazia che ci voleva per un servizio pubblico allo sbando    

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La TV & la stampa

Messaggio Da Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Pagina 13 di 13 Precedente  1, 2, 3 ... 11, 12, 13

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum