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La biblioteca di DarkOver

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Ven 16 Mar - 19:42

ubik ha scritto: ...

questo l'ho finito bello

molto simile a signorina cuorinfranti, con la differenza che il primo si svolge a new york e questo a hollywood, però è stato scritto quando gran parte dell'italia era ancora prevalentemente agricola e rurale

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Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Stellaneltempo il Ven 23 Mar - 6:53





"Da Venerdì 13/04 in libreria: "Il rumore dei baci a vuoto (Einaudi), il nuovo libro di Luciano Ligabue.

«Di fianco al cancello non c’era anima viva. Meglio cosí. Non voleva che qualcuno lo vedesse piangere».
Molte cose sorprendono, in queste storie. Il guizzo di una penna capace di delineare una vita in pochi tratti. La sensibilità dello sguardo. La tenerezza. La capacità di scartare sempre rispetto all’ovvio. L’intelligenza del dettaglio. Sono racconti di uomini e donne, di bambini, vacanze, animali, e bilanci, e legami. Si susseguono come i giorni, inaspettati e pieni.

Luciano Ligabue ha scritto un libro vivissimo e forte, che si legge d’un fiato ma traccia una scia lunga dentro i pensieri."



Ma quanto bello è il titolo?
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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da anna il Mer 11 Apr - 12:09

attualissimo...

Ogni tempo ha il suo fascismo:
se ne notano i segni premonitori
dovunque la concentrazione di potere
nega al cittadino la possibilità e la capacità
di esprimere ed attuare la sua volontà.
A questo si arriva in molti modi,
non necessariamente col timore
dell'intimidazione poliziesca,
ma anche negando o distorcendo l'informazione,
inquinando la giustizia, paralizzando la scuola,
diffondendo in molti modi sottili la nostalgia
per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine,
ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati
riposava sul lavoro forzato
e sul silenzio forzato dei molti.

Primo Levi
(Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987)

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Mer 11 Apr - 20:43

Il memoir di un dramma: “La ragazza interrotta” di Susanna Kaysen


Winona Ryder in "Ragazze interrotte".

Ricordate il film “Ragazze interrotte” (1999) con Winona Ryder e Angelina Jolie? Era la storia, ambientata nel 1967, di una rampolla di buona famiglia che dopo una festa, in cui beve alcolici dopo aver assunto numerose pastiglie per l’emicrania, finisce in un ospedale psichiatrico dove le viene diagnosticato un disturbo borderline di personalità. Una diagnosi che le varrà una permanenza in clinica, in cui toccherà con mano la follia delle altre sue compagne di cura.

Nel film, Winona Ryder è Susanna, Susanna Kaysen, scrittrice americana e figlia di un professore del Mit. La storia è proprio la sua, ed il film è tratto dal memoir “Girl, interrupted” (“La ragazza interrotta, Corbaccio, 1994, traduzione collettiva degli allievi Setl).

Sono trascorsi 26 anni fra quel ricovero che la riguardò e la pubblicazione del memoir in cui rievoca la sua sua esperienza. Un lasso di tempo sufficientemente ampio per fare i conti con una fase devastante della propria vita.

“La gente ti chiede: come ci sei finita? In realtà, quello che vogliono sapere è se c’è qualche probabilità che capiti anche a loro. Non posso rispondere alla domanda sottointesa. Posso solo dire che è facile”. È questo l’incipit del memoir di Susanna Kaysen, che riporta a fianco anche la copia (tradotta in italiano) della diagnosi del Mc Lean Hospital, la sentenza di condanna emessa quel 27 aprile 1967: grave depressione e stati di angoscia, manie suicide. Le costerà due anni di “prigionia”.

Nel libro, la “ragazza interrotta” rievoca il suo percorso, le sue amicizie e relazioni all’interno della clinica, i metodi terapeutici. Ma soprattutto fa un lavoro di autoanalisi preciso, puntuale, spietato, per ricostruire gli stati d’animo, le scelte, le paranoie di quel periodo della sua vita. E rievoca con humour nero l’universo parallelo dell’ospedale psichiatrico.

Sarà stato liberatorio, per Kaysen, questo lavoro di autoanalisi e di rievocazione attraverso la scrittura? Io credo di sì. Alla fine, con un po’ di ironia, confessa che ancora, a distanza di anni, se le capita di fare qualcosa fuori dal comune, una domanda le frulla in testa: sarò pazza? Per comprendere meglio il fragile confine fra presunta normalità e pazzia, questo memoir è una lettura decisamente interessante.

fonte

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Dom 27 Mag - 1:01

mambu ha scritto:Mai "coverto" (come dicono i veneti)

mi dava l'idea di romanzoni epico spaziali che dopo le letture precoci dei classici (Asimov, Farmer, Blish....) non mi ha mai attirato molto

Apro apro aproposito: se vuoi c'ho il volumone completo dell'ed. Nord del ciclo di John Carter: LO lessi da ragazzo, quando c'avevo tempo da perdere; e adesso non lo rileggerei neanche sotto tortura.

Se lo vuoi....

grazie mambu, ma John Carter è proprio agli albori della fantascienza e temo sia un romanzone per fanciulli

invece Simmons mi ha veramente impressionato (cosa che non mi aspettavo per nulla, di fatti ho preso il primo solo perchè era in offerta a 9 euro), pieno di invenzioni (ha inventato i famosi "portali" che consentono il passaggio da un pianeta all'altro, poi copiati da "Stargate", tanto per dirne una), personaggi interessanti, scritto bene, storia molto intrigante, complessa ma scorrevole, direi superiore a Dune per i miei gusti e per certi versi molto più maturo della Fondazione

sono al terzo volume e me li sto pappando con voracità...

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Lun 4 Giu - 0:24

stanno trasmettendo il film che ne fu tratto

il libro lo lessi tanti anni fa, ma lo ricordo come una delle letture più interessanti fatte

"Mattatoio n. 5 o La crociata dei Bambini (Slaughterhouse-Five; or, The Children's Crusade: A Duty-Dance With Death) è un romanzo di Kurt Vonnegut del 1969. Il libro è una testimonianza dell'autore sulla sua prigionia in Germania durante la seconda guerra mondiale e sul bombardamento di Dresda.

Come tutte le opere della prima fase di Vonnegut, questa è una storia di fantascienza. Il protagonista, Billy Pilgrim, un ottico sfuggito al bombardamento alleato su Dresda in quanto internato con altri prigionieri di guerra appunto nell'allora vuoto mattatoio n°5, viaggia nel tempo e nello spazio in maniera casuale e inaspettata e vive fatti quotidiani, eventi storici drammatici (come la guerra) ed avventure fantastiche (come il rapimento da parte degli alieni provenienti da Tralfamadore): una fuga nella fantasia per sfuggire agli orrori della guerra e alle miserie della vita quotidiana in America.

Mattatoio n. 5 è considerato un'opera-chiave del pacifismo moderno e un racconto sul valore effimero dell'esistenza. Il sottotitolo (La Crociata dei Bambini) non si riferisce solo alla famosa Crociata dei Bambini del 1213, ma alla guerra stessa, in cui uomini anziani decidono di far la guerra mandando "bambini" a morire al posto loro.

La scrittura essenziale, i dialoghi punteggiati da battute sarcastiche e intrise di umorismo nero, diventano strumento di una critica feroce alla società americana, accusata da Vonnegut di indurre "la cronica atrofia delle coscienze". Negli anni sessanta, Vonnegut fu accolto come guru dalla gioventù universitaria americana.

È stato candidato ai due maggiori riconoscimenti della letteratura fantascientifica, il Premio Hugo e il Premio Nebula.

Nel 1972 dal romanzo è stato tratto un adattamento cinematografico, Mattatoio 5 diretto da George Roy Hill, ricordato anche per la colonna sonora d'eccezione: Glenn Gould che esegue musiche di Johann Sebastian Bach."

wikipedia


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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da anna il Mer 19 Set - 10:25

IL SEQUEL DI SHINING IN LIBRERIA TRA UN ANNO
Doctor Sleep di Stephen King in arrivo il 24 settembre 2013. Trentacinque anni dopo l'originale



Stephen King ha finalmente comunicato la data di uscita di Doctor Sleep, il romanzo sequel di Shining. Gli americani potranno leggerlo tra un anno, esattamente il 24 settembre 2013.

Pubblicato nel 1977, Shining è stato adattato tre anni dopo per il grande schermo dal genio di Stanley Kubrick, il cui set è diventato uno più discussi della storia del cinema, tra la sessantina di ciak ai quali Jack Nicholson era costretto ad ogni scena e il quasi esaurimento nervoso che ha colpito Shelley Duvall.

Trentacinque anni dopo, King ne ha scritto il sequel. Il romanzo sarà incentrato su Danny Torrance, figlio di Jack: lo ritroveremo adulto, in fuga dai demoni del passato e impiegato in un ospizio dove ha imparato a usare i suoi poteri sui pazienti malati in modo da farli morire senza dolore (da qui il titolo). Le cose cambiano dopo l'incontro con una gang di mostri fuori di testa (pare si tratti di vampiri) che si nutrono dell'energia delle persone con lo Shining. Danny dovrà mettere in salvo una dodicenne che ha i suoi stessi poteri.

fonte

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Lun 12 Nov - 22:55

Stefano Bartezzaghi per la Repubblica

Business as usual; business is business. Alcuni detti inglesi fra i più famosi in materia di affari (il business, l'essere busy, occupati) si adattano bene anche allo scrittore in lingua italiana che meno sentiamo come "nostro", e forse più lo è (il Busi-ness: l'essere, umano, Busi). Business is business, Aldo Busi è sempre lui, as usual. Ma, poi, sappiamo davvero come è Busi?

La condizione di semi-sconosciuto potrebbe anche non dispiacergli del tutto, se nel libro con cui ritorna all'arte del romanzo (quasi inatteso, dopo dieci anni: oramai ci eravamo rassegnati) dedica una delle sue scene mentali più folgoranti ai rapporti fra sconosciuti e se, fra le scene non mentali e en plein air, una delle più emozionanti è quella di un ballo stradale fra sconosciuti. Il libro si intitola El especialista de Barcelona (dopo traversie note al lettore di Repubblica, lo pubblica in questi giorni Dalai, pagg. 374, euro 19).

Forse il titolo in lingua non italiana è dovuto anche a quel desiderio di distacco, di indifferenza fisiognomica e di anonimato che ne anima il narratore protagonista, in trasferta catalana dopo un avventuroso addio alla notorietà da ospite televisivo che ha inseguito e quindi fuggito in Italia. Andare dove nessuno ci conosce, venire ancora reclusi ed essere trattati da "cameriere italiano" (come accadeva nel Seminario della gioventù); finire fra intossicati da antidepressivi (torna l'indimenticabile "Koptacaz", già spacciato da Jasmine Belart in Vita standard di un venditore provvisorio di collant).

I lettori di Busi riconoscono spazi e situazioni, ma la gioventù è finita, il provvisorio ha cambiato vita, il Business, come al solito, è un altro. E qui sta il busillis.

Trama. Il protagonista del romanzo è lo scrittore che non vuole scriverlo. Sta seduto su una sedia sulla Rambla e si rivolge a una foglia di platano (che gli risponde).

Ha una storia da raccontare, a lei e al lettore. Però si dimentica i nomi delle persone, dei posti, perde il filo in continuazione, ora gli parte un'invettiva, ora si mette a cantare. E poi con questo "especialista" (di bizzarrie letterarie in portoghese) c'è stato o non c'è stato, e se ne viene trattato male perché rimane lì?

E noi lettori perché siamo qui, come d'autunno sugli alberi le foglie e d'inverno i petali sulle rose, visto che il narratore ci dice di aver scoperto gli arcani altarini della famiglia, delle conoscenze e del vicinato dell'especialista ma non ce li racconta (né a lei, la sua foglia o a noi, sui suoi fogli)? Lo farà, ma con comodo, con certi progressivi incrementi di ritmo somministrati come flebo.

Verso il finale darà poi le soluzioni dei suoi enigmi, tutte in una volta e in modo sbadato: come un interlocutore che non si ricordi che ciò che ora dà per risaputo è ciò su cui in passato ha ostentato di mantenere un segreto da giuramento solenne, e mortale. Le soluzioni sono sempre tanto inferiori, e fisiologiche, nei confronti della patologia degli enigmi...

Ma allora, se la vicenda sembra svolgersi sempre altrove (la seguiamo come se fosse in tv e il padrone di casa ci avesse invitato e continuasse a fare zapping, parlandoci oltretutto sopra) cosa avviene davvero in questo libro? Per parafrasare il precedente titolo dell'autore ci vogliono orecchi ben portati per la lingua, per prendere in carico, e dal lato buono, il giro sontuoso delle frasi, la sapiente costruzione in cui la cesellatura che stai ammirando è in realtà un'impalcatura.

Ancora più di nicchia sarà poi l'ammirato interesse per il flusso quasi placido con cui il discorso riesce a procedere mentre appena sotto la superficie lo agitano le correnti contrapposte di giochi di parole che mulinano due o tre linee di senso alla volta: «Io, por ejemplo, quando tento di cominciare qualcosa dicendo "io" divento subito pedante e barboso, non mi reggo io per primo [...]» (dove a ogni "io" corrisponde un livello di discorso diverso, con al loro posto tutte le anfibologie che collegano i tre livelli: por ejemplo).

Per non parlare poi del tormentone dei segni d'accento, tildi, umlaute, cediglie (per parole e nomi in castigliano, catalano, tedesco, portoghese...) sulla cui ardua reperibilità nella propria tastiera Busi continua a infiorettare giochi incidentali di irresistibile frivolezza.
Ci sono lo scandalo della lingua virtuosa e quello della lingua giocosa, non estranea al nonsense. Ma c'è anche lo scandalo classico di qualche scena di quelle che una volta si qualificavano "esplicite".

Poca roba, perché né il soft né l'hard sono mai davvero stati il core business di Busi. Quando c'è da dire di solidi e liquidi, certo, lo fa con franchezza: e si toglie così il pensiero. Giochini, "provocazioni", "trasgressioni", "io" alla seconda, terza, ennesima potenza. A chi lo consiglieresti, un libro così? mi ha chiesto un'amica tutt'altro che maldisposta.

La risposta è difficile, perché è innanzitutto difficile capire a chi questo libro è precluso. L'argomento di Busi è sempre quello a cui intitolò un suo romanzo intermedio: "Le persone normali". Il modo in cui ognuno giudica o non giudica sé e gli altri. La solitudine necessaria per capire; la penetrazione ottenuta solo dal distacco, i segreti rapporti tra norma e abnorme (A. B.. norme).

Busi è uno scrittore, ma nel suo caso la parola scrittore ha un senso diverso. I suoi lettori lo sono in un senso altrettanto speciale. La sintassi è lo strumento ottico che gli permette di vedere, riprendere, rappresentare. Quella potenza che fa di ogni sua cesellatura un'impalcatura (e viceversa), che tiene assieme i quattro sensi concorrenti di un suo calembour, che gli fa scattare il tono dal registro gongolante a quello morale dell'invettiva è la stessa potenza che fa testo di una vita.

«A meno che io non fossi io, ma io io lo sono stato in ogni istante della mia vita da quando me la dimentico e io io lo sono e non prevedo cambiamenti». A maggior riprova una delle frasi-grimaldello del romanzo è "Chi non muore si rivede", ed è grimaldello e non chiave perché di sensi ne ha tanti e di porte non ne apre una sola.

Questo rende il libro così difficile nel suo essere totalmente scorrevole e affabile; così duro, spigoloso, nel suo seduttivo propiziarsi la complicità del lettore; così perentorio nell'esigere che il lettore lo trasformi in un'esperienza personale e pressoché intima, partendo da esperienze ancor più personali del narratore (che oltretutto pare sempre sul punto di dirgli o dirle, come alla sua foglia: ma cosa vuoi? chi ti conosce? perché ti impicci?).

Non è letteratura priva di intrattenimento, quella di Busi. Ci diverte con le miserie della nostra mancanza di serietà; ci commuove con il rogo di tutti i nostri fazzoletti. Tanto è morbida e versatile la sua lingua quanto scabrose risultano le sue parole sulla pelle delle nostre delicate abitudini di anime belle letterarie.

Nulla di quanto scrive Busi potrebbe essere scritto, se non come lo scrive lui. E' il risultato di un talento, di una disciplina e di un'abnegazione fuori dall'ordinario; ma è anche quanto dà al lettore l'occasione di ritenerlo scostante, eccessivo, contingente, ripetitivo, narcisista. A quel lettore si vorrebbe assicurare che nello specchio che l'autore ci tende, dopo averlo usato, l'immagine di Busi non c'è più. O il lettore ci mette la propria o confermerà la prima metà dell'incipit della favola: "C'erano una volta gli altri". E, poiché non lo vorrà, non verrà a sapere che la letteratura di Busi è questa occasione per non morire, per rivedersi.

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Mer 14 Nov - 13:31



oggi sciopero; non soddisfatto di avere perso una giornata di lavoro, tornando a casa dalla manifestazione l'ho acquistato

poi vi dirò cosa ne penso

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da anna il Gio 3 Gen - 11:57

questa iniziativa mi piace molto, chissà se arriverà mai da noi

Better Books World, il sito che ricicla i libri e li dona in beneficenza

Acquistare volumi usati e aiutare chi non può permetterseli in un gesto solo. Un'idea americana che potrebbe presto sbarcare anche da noi.

Buttare un libro, si sa, è un peccato mortale. Ma è pur vero che le quantità di volumi che accumuliamo ogni anno può diventare un fastidio: vecchi libri che non leggeremo mai, eredità e regali non proprio graditipossono costituire un problema. O una risorsa
.

Il sito americano Better World Booksha trovato una soluzione economica e intelligente al problema: basta contattarli per ricevere a casa un'etichetta che permette di spedire i volumi indesiderati gratuitamente presso il loro deposito. Penserà poi l'organizzazione a rivenderli sul proprio sito o a donarli a università,biblioteche ed enti benefici. Nel caso in cui siano inutilizzabili i libri prenderanno la via del riciclo.
Purtroppo per noi il servizio è attivo solo negli Stati Uniti ma non è detto che presto venga esteso anche al nostro Paese. Nell'attesa anche dall'Italia possiamo dare il nostro contributo. Il sito infatti permette di acquistare libri usati senza pagare le spese e cede poi parte del ricavato a programmi per lo sviluppo dell'istruzione in tutto il mondo.
Come scrivono con orgoglio sul loro sito, “ Finora, l'azienda ha convertito oltre 58 milioni di libri in più di 10,4 milioni di dollari di finanziamenti per l'alfabetizzazione e l'istruzione. Contemporaneamente abbiamo anche dirottato più di 40.000 tonnellate di libri dalle discariche”.
Volumi che sarebbero diventati pattume sono stati così trasformati in risorse. Alla faccia delle discariche e di chi butta i libri.

fonte

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Sab 18 Mag - 20:06

acquistato oggi
è il seguito de "Il passaggio" di Cronin

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Stellaneltempo il Sab 18 Mag - 20:54

ubik ha scritto: acquistato oggi
è il seguito de "Il passaggio" di Cronin

Ma sai che l'avevo pensato ieri che dovevo avvisarti dell'uscita di questo libro?

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Sab 18 Mag - 20:56

Stellaneltempo ha scritto:...Ma sai che l'avevo pensato ieri che dovevo avvisarti dell'uscita di questo libro?
l'hai già letto? qualcuno che ha letto l'originale mi ha già detto che non è all'altezza del precedente

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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Stellaneltempo il Sab 18 Mag - 21:18

ubik ha scritto:
Stellaneltempo ha scritto:...Ma sai che l'avevo pensato ieri che dovevo avvisarti dell'uscita di questo libro?
l'hai già letto? qualcuno che ha letto l'originale mi ha già detto che non è all'altezza del precedente

No, non ancora...
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Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Lun 20 Mag - 18:12

le prime venti pagine mi stanno acchiappando esattamente come ne Il passaggio

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Re: La biblioteca di DarkOver

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