Accedi

Ho dimenticato la password

Ultimi argomenti
» ... e le stelle si fanno guardare
Da miki Ven 3 Mar - 15:23

» Sanremo 2017 - notizie e commenti
Da Saix91 Gio 9 Feb - 15:49

» ...mettiamoci comodi
Da Bellaprincipessa Mer 4 Gen - 11:21

» Addio a.....
Da anna Sab 30 Lug - 12:49

» The Voice of Italy 2016 - Live
Da Saix91 Mar 24 Mag - 15:09

» Eurovision Song Contest 2016 - Semifinali - Finale
Da anna Lun 16 Mag - 18:01

» X Factor 10 Notizie e commenti
Da anna Mer 11 Mag - 18:57

» Il Cinema sulla stampa
Da anna Mer 11 Mag - 18:55

» Il Giradischi
Da ubik Mar 10 Mag - 23:14

» Marco Mengoni
Da anna Sab 7 Mag - 19:59

Cerca
 
 

Risultati secondo:
 


Rechercher Ricerca avanzata

Navigazione
 Portale
 Forum
 Lista utenti
 Profilo
 FAQ
 Cerca
Partner
creare un forum
Flusso RSS


Yahoo! 
MSN 
AOL 
Netvibes 
Bloglines 



La biblioteca di DarkOver

Pagina 3 di 12 Precedente  1, 2, 3, 4 ... 10, 11, 12  Seguente

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da miki il Mer 4 Mag - 16:19

anna ha scritto: visto che ho consigliato il film, consiglio pure il libro da cui è tratto

«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra.»

Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
pubblicato postumo nel 1958 da Feltrinelli
uno dei miei libri preferiti
questa frase mi sono scritta per sempre in mio libretto pro-memoria
avatar
miki
inviata dall'estero
inviata dall'estero

Messaggi : 2308
Data d'iscrizione : 11.03.11
Età : 51
Località : varsavia

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da miki il Mer 4 Mag - 16:34

Alessandro Martinisi «Il sogno sognato di Karol Szymanowski»
Spoiler:

Alessandro Martinisi è giovane.
Nato a Novara nel 1980, è giornalista pubblicista, laurea al Dams di Torino e Master in Scienze della Comunicazione presso l'Università della Svizzera Italiana di Lugano.
Da sempre appassionato di opera lirica e musica classica, negli ultimi tempo i suoi studi e le sue ricerche si sono concentrati sul legame esistente tra musica ed esoterismo.
Il suo libro «Il sogno sognato di Karol Szymanowski», uscito recentemente con una presentazione di Alberto Cesare Ambesi, è una monografia interamente dedicata alla genesi ed allo sviluppo del libretto e della partitura dell'opera «Re Ruggero», capolavoro del teatro musicale dei primi del Novecento, firmato dal massimo compositore polacco dopo Chopin: Karol Szymanowski; monografia che si sofferma particolarmente sul difficile problema dei complessi significati simbolici e allegorici di essa.
Nato a Timosovka, nei pressi di Kiev, Szymanowski trascorse una infanzia felice in Ucraina (era polonia sotto dominio russo, ucraina era un nome storico, non esisteva ancora come paese), minata però dalla malattia: una tubercolosi ossea che condizionò l'intera esistenza dell'artista. La sua elevata condizione sociale - era figlio di ricchi proprietari terrieri - gli rese possibili viaggiare a lungo fra Dresda, Berlino e Vienna, ove si trovava nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale. Ovunque si adoperava per far conoscere la musica polacca in Europa e per favorire un avvicinamento e una sintesi fra la cultura musicale dell'Occidente e quella della sua patria, prendendo a modelli di riferimento non solo Schonberg, Stravinskij e Chopin, ma anche le maggiori avanguardie, dall'impressionismo alla scuola wagneriana, nel particolare clima artistico e culturale del Decadentismo.
«Egli riuscì a elaborare un linguaggio autonomo, coloristico e fantastico, venato di accostamenti armonici audacissimi e di effetti timbrici di intensa suggestione: linguaggio che, nelle ultime opere, tende a realizzare una sintesi dello spirito polacco e dello spirito europeo» (dalla «Enciclopedia Garzanti della Musica», Milano, 2004, vol. II, p.873).
Karol Szymanowski si spense, dopo una lunga lotta contro la malattia, in una casa di cura di Losanna, nel 1937.
Fra le sue composizioni principali, oltre alle due opere «Agith», del 1922, e «Re Ruggero», del 1926, possiamo ricordare le quattro sinfonie (la terza con voce solista e coro, la quarta concertante con pianoforte); le liriche per ove e pianoforte, fra le quali i «Canti d'amore di Hafiz», del 1911, e le «Canzoni del muezzin innamorato»; tre poemi per violino e pianoforte (fra i quali «La fontana d'Aretusa», del 1915); lavori corali a cappella e con orchestra, fra i quali la cantata «Demeter», con contralto e coro femminile, del 1917; uno «Stabat Mater» del 1926, per soli, coro e orchestra, che può essere forse considerato il suo capolavoro assoluto; e molte altre.
Il famoso «Re Ruggero» (titolo originale: «Król Roger)»,du cui si occupa il libro di Martinisi, è, insieme ai «Mythes», allo Stabat Mater e ad altre composizioni, il punto di avvio di una cospicua scuola nazionale polacca e costituisce un'opera destinata a durare, nella storia della musica, anche per i suoi pregi letterari e per la fitta rete di allegorie esoteriche cui s'è accennato.
Ha scritto Mario Bortolotto (nell'enciclopedia «Le Muse», Novara, De Agostini, 1968, vol. XI, p. 380):

«Le origini musicali di Szymanowski sono in sé alquanto composite. Agli inizi, ciò che lo interessa pare essere esclusivamente il pianismo di Chjopin, di cui è particolarmente sensibile alla "Stiimmung nazionale". È peraltro già nelle prime opere una lettura alquanto 'orientata', attenta a cogliere di quella musica le vibrazioni più sottili; il segreto "spleen", secondo una sensibilità estremamente vigile di decadente.Era fatale che questa attenzione ala vertigine tardo-romantica si allargasse gradatamente ai maestri di fine secolo. Skrjabin lo incanterà con la perfezione della sua scrittura pianistica e orchestrale, e del pari con la vocazione ad esprimere in musica esperienze occulte. L'Impressionismo francese sarà letto ed assimilato secondo una prospettiva analoga: in Debussy egli coglie solo il calibrato divisionismo cromatico. Quando Stravinskij si affaccia alla scena della musica europea, Szymanowski è pronto a coglierne la pregnanza coloristica, ma non a seguirlo sulla via della 'musica al quadrato'. Le esigenze di fondo del musicista polacco restano quelle espressive. La passione per il folclore non sarà mai veicolo di quelle esigenze umanistiche che ne sono, in un Bartók o in uno Janácech, la dichiarata ragione. Anche il canto popolare, nella sua vaghezza modale, sarà un altro modo di esotismo in patria, per così dire: una maniera di svagato fantasticare che deve sonare esotica agli stessi Polacchi. Il melos contadino non si distingue insomma essenzialmente dalle ricerche compiute in altri domini sonori: le bellissime canzoni "Slopiewnie" dai "Canti d'amore di Hafiz" o dai "Canti del muezzin pazzo", di un umbratile orientalismo. Il suono, filtrato e per così dire sezionato fino a goderne le decantazioni impercettibili, provenga dal pianoforte di Chopin o dall'orchestra del primo Schoenberg, sarà la ricerca costante di una musica che non par conoscere sviluppi o accrescimenti: dalle prime composizioni alle estreme si assisterà soltanto a una continua spinta verso il vacillare della tonalità (già compromessa dall'uso sistematico del tritono, aggravato dalle sospensioni e dalla metrica irregolarissima), verso incantamenti preziosi, appena un poco stucchevoli e compiaciuti.»

In conclusione, la vita e l'opera di Szymanowski si svolsero all'insegna di una musica raffinata e barocca, in linea con il clima culturale dell'epoca, ma anche venata di elementi molto originali; di uno stile prezioso e personalissimo, volto alla creazione di insoliti ed elusivi effetti timbrico-armonici; di una ricerca rigorosa e incessante, al fine di spingere il teatro musicale verso la dimensione del trascendente e dell'assoluto: donde quel particolare interesse verso l'esoterismo che non era nuovo, nell'ambito della cultura polacca del XIX secolo (cfr., ad esempio, il nostro precedente articolo: «Matematica, occultismo e messianismo nel pensiero di József Hoene Wroński», sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice).
Dal libro di Alessandro Martinisi «Il sogno sognato di Karol Szymanowski», (Novara, Quintessenza, Editrice Teosofica Vedantina, 2009, pp. 105-125):

«L'ultimo atto merita di essere esaminato con maggior attenzione degli altri, perché in esso ogni elemento, ogni gesto racchiude un tentativo di riscatto dalla propria condizione evocato a ogni passo, a ogni parola. Come ho avuto modo di scrivere questo è l'atto ampiamente modificato da Szymanowski approntando un taglio radicale a quanto aveva scritto il cugino Iwaskiewicz e, come quest'ultimo ricorderà, è il momento esatto della frattura ideologica fra i due artisti.
L'atto è ambientato tra le rovine di un antico teatro greco. C'è un motivo per cui l'anfiteatro è in rovina, Szymanowski ha abbandonato la tragedia greca ormai superata, come è stata superata la ricerca del mito che il compositore ha inseguito in Sicilia. Il compositore polacco vuole riuscire là dove la tragedia greca ha fallito. Come per il personaggio d Ruggero che subisce un’evoluzione rispetto a Penteo, ero della tragedia greca, anche l’idea di “tragico” subisce un’evoluzione. Tutti gli elementi suggeriscono decadimento e trascuratezza. Il palcoscenico è crollato, metope sono sparse dappertutto, frammenti d colonne giacciono tutto intorno. Erbacce e fori selvatici crescono a profusione. La natura primordiale della scena è ulteriormente enfatizzata dalla vicinanza del mare; qui ha avuto origine la vita, e per d più esso è simbolo delle non ancora sviluppate e indifferenziate forze della psiche.
Una pallida luce lunare proietta vaste ombre su questo territorio simile a un grembo immenso in un’atmosfera amniotica. Pietre senza vita, e, sullo sfondo, l marte che lambisce la spiaggia e “misteriose argentee stelle” scintillanti nel cielo. Il Re indossa una bianca tunica di lino logora e coperta di polvere. Edrisi cerca di calmarlo, lo spinge a risvegliare le rovine. Ruggero chiama Rossana. Colpi di tamburo come eco di fantasmi.
Ruggero chiama di nuovo e s sente Rossana rispondere alle grida. Edrisi è meravigliato da questo “risveglio di stregoneria”. La voce sembra venire dal mare. Ruggero chiama di nuovo ma è il Pastore questa volta a rispondere. Seguono voci di donna in lontananza che cantano motivi della danza estatica del secondo atto. Voci salutano il Re che, gettata la spada, s sottopone a giudizio.
Rossana appare e invita il Re a giacere con lei, ma Ruggero insiste nel confrontarsi col Pastore
RUGGERO (la fissa, febbrile): Sei tu, Rossana! La bella bocca sboccia nel tuo sorriso dolce; l’aurate chiome inondano di splendore il vivo tuo bel volto; dagli occhi tuoi più profondo è l mistero che nei stellari fuochi. Rossana! Sei tu? O pur fantasma vano da folle languore creato?
ROSSANA: TI sto vicina, o mio Signore. Nel mattutino albore a te vengo. Dammi la man, Ruggero! Voglio condurti nel mio castello, nel talamo mio dormirai! Dammi la man, Ruggero!
RUGGERO: Ma lui? Lui dov’è? Il Pastore?
Successivamente la donna suggerisce d fare un sacrificio di fuoco e quando le fiamme si levano al celo, compare il Pastore fra le macerie del palcoscenico sotto forma di Dioniso stesso. Come indicano le direttive di palcoscenico: “egli appartiene all’eterno. Una luminosità si irradia da lui come se fosse la fonte dell’energia; dietro e intorno a lui tutto sprofonda nell’Oscurità più completa”. Il Pastore sottopone Ruggero a processo. Per tutta la durata della scena numerose figure iniziano ad apparire sui gradini del teatro,appena visibili, “il movimento della folla deve essere avvertito, piuttosto che visto”. Quando la canzone del Pastore cresce di intensità la gente si unisce a lui. Il giorno nasce e le stelle iniziano a sbiadire lentamente mentre Dioniso raggiunge il culmine della sua epifania.
Nel momento del massimo trionfo Rossana getta via il suo mantello e si rivela trasfigurata in una Menade. Mentre il chiarore che si irradia dal astore diventa sempre più pallido, Rossana afferra il tirso e corre verso il fondo del palcoscenico, scomparendo tra la folla. Ruggero sembra sprofondato in uno stato di trance ed è impenetrabile all’apparente perdita della consorte. Le grida di trionfo si dileguano. Mentre le fiamme vibrano sull’altare la luce soprannaturale della rivelazione di Dioniso si fonde nella luce del sole nascente.
Ruggero si guarda intorno colmo di gioia e “come trascinato da una forza misteriosa”, si inerpica in alto sui gradoni e spalancando le braccia canta il suo inno al sole nascente.
IL PROBLEMA DEL FINALE.
Sul finale di “Re Ruggero” ancora poco si è detto e si è scritto, e sulla ambiguità di finale-aperto il terreno si fa scivoloso. Un fatto però è certo, si può partire da quello per cercare di arrivare a una ipotesi, cioè che lo spettatore rimane immerso in una atmosfera di indeterminatezza, soprattutto una volta abbassato il sipario o spento l’impianto stereofonico.
Palmer scrive giustamente che si possono fare solo ipotesi, ma quali?
Jim Sanson si è espresso sulla mancanza di carattere conclusivo dell’accordo di Do maggiore con cui termina prematuramente l’inno al sole di Ruggero.[…]
Innanzitutto occorre fare un passo indietro ricordando (come ho già avuto modo di scrivere nei capitoli precedenti) come il terzo atto sia stato quello riscritto più volte da Szymanowski.
Nella prima versione, Isakiewicz indicava nello “szkic” che l’opera si sarebbe dovuta concludere con Ruggero che si gettava nell’esperienza dionisiaca del baccanale scatenatosi all’interno del teatro greco; questi sarebbero stati i versi conclusivi in cui il Coro avrebbe dovuto ripetere a intervalli regolari: “Ho ho Jaschos ho ho”: “Scopri la tua anima nell’ombra! Gettati ai suoi piedi! La dolcezza ti avviluppa le labbra ebbre di sole! Abbraccia l’anima sua! Essenza dei segreti più nascosti! Rendi la tua vita, e lui la rende a te!”.
Versi che sono stati tagliati nella stesura definitiva operata dal compositore. […]
Sono però le parole di Iwaskiewicz a illuminare sui cambiamenti della scena:
“Ruggero non solo trovò Dioniso nelle rovine del vecchio teatro, ma lo seguì e per di più si lanciò nel caos del misterioso culto dionisiaco. Ruggero non solo aveva riconosciuto Dioniso nel Pastore, ma l’aveva seguito nell’oscurità, abbandonando ogni cosa per lui. Szymanowski cambiò questa conclusione. Forse non comprese il definitivo ripudio del mondo che io avevo introdotto; forse egli considerò la mia semplice conclusione una spiegazione superficiale. Qualunque sia la ragione, egli gettò da parte il mio terzo atto e vi sostituì quello quasi completamente differente che appare oggi nell’opera, e che ha persino uno stile diverso da quello composto da me.”
Iwaskiewicz aveva ragione, suo cugino considerava quel finale troppo scontato, troppo superficiale per poterlo accettare supinamente. Mise mano al testo in modo radicale e gli conferì una profondità di lettura, di concetti, di simboli, rendendo questo monologo il cuore pulsante dell’opera, la chiave d volta dell’intera struttura drammaturgia e musicale. […]
L’irresolutezza del finale apre la strada a una possibile nuova interpretazione, a nuove ipotesi come si diceva all’inizio del paragrafo, in cui sarebbe poco probabile vedere in Ruggero il depositario di un mistero che non avrebbe mai potuto rivelare apertamente. A ci e perché non avrebbe dovuto rivelarlo? Perché nasconderlo? Se rivelato, quali sarebbero state le conseguenze? Un tale scavo psicologico era ben lontano dalle intenzioni di Szymanowski,m il quale, come già scritto, sai è limitato a suggerire un modello archetipico di personalità, schematico nel suo equilibrio drammaturgico.
Forse basterebbe rimanere aderenti a ciò che il libretto descrive: “acceso il fuoco, i seguaci del Pastore iniziano una nuova danza mentre il Pastore si trasforma in Dioniso. Non appena la danza si conclude e i partecipanti escono di scena, Ruggero canta un inno di gioia al sole che sorge.”
Canta un inno al Sole, non ad Apollo. Ruggero non segue il Pastore-Dioniso come nella prima versione di Iwaskiewicz, ma in quella definitiva di Szymanowski è chiaro come lo rifiuti apertamente, come si sradichi da esso per seguire la propria strada grazie all’aiuto della danza, arte dionisiaca per eccellenza, il vero mezzo che “demistificando la realtà e mostrando la realtà originaria, ora ricoperta e nascosta dalle convenzioni, dal potere, alle leggi della tradizione”, permette di redimere ed elevare l’uomo per spalancare le sue braccia al Sole, alla Luce.
L’azione che compie Ruggero allo spuntare dell’alba è improvvisa come un lampo, “come spinto da una potenza misteriosa” è scritto nel libretto. Proprio questa indicazione ci dà modo di comprendere lo spessore di significato atto a quest’ultima scena. L’azione compiuta infatti non è casuale, in quanto l’illuminazione istantanea ha una precisa simbologia.
Il paragone corre al Buddha per alcune interessanti coincidenze con Ruggero. L’illuminazione del Buddha avviene in un istante atemporale, quando, all’alba, dopo una notte trascorsa in meditazione, alzò gli occhi al cielo e scorse improvvisamente la luce del mattino. Migliaia di pagine sono state scritte sul mistero di questa illuminazione avvenuto all’alba.
Quella luce nel cielo è chiamata nella filosofia mahayanica “Chiara Luce”. Lo stato di Buddha è la situazione di colui che si liberato a ogni condizionamento ed è simboleggiato proprio dalla luce percepita al momento dell’illuminazione. In altri termini la presa di coscienza un atto istantaneo, paragonabile a un lampo. […]
Ma c’è dell’altro perché nella filosofia induista la rivelazione della Luce, lo spuntare del Sole, è anche rivelazione dell’unione atman-brahman.
Sembra corra un filo sottile, quasi una corrente sotterranea che attraversa parte della produzione del polacco sul concetto di atman cui ho già accennato alla fine del primo capitolo.
La Luce non appare come un semplice atto d conoscenza metafisica, ma un’esperienza più profonda, nella quale l’uomo si trova esistenzialmente impegnato.
La gnosi supremo apporta una modificazione del modo di essere. […]
In quel preciso istante Ruggero muore a se stesso e al mondo per rinascere a una nuova vita, “dalla morte all’immortalità – scrivono le Upanishad – verso la luce ultraterrena, spinto dall’insaziabile e profondo desiderio di eternità”, ricordava Korab in “Efebos”.
Non abbiamo la certezza che Szymanowski fosse a conoscenza della filosofia induista ma, per un intellettuale come lui, conoscitore di storia delle religioni, non si può escludere a priori.
Anzi, a suggerire una direzione in questo senso può essere proprio il concetto di atman. Su questo terreno parrebbe esserci un superamento della semplice antitesi apollineo-dionisiaco e sembrerebbe quindi superata la lotta nietzschiana tra i due principi (“Ora so che il nostro più grande errore era questo: che ognuno d noi vedeva in ‘Re Ruggero’ cose differenti”, ricordò puntualmente Iwaskiewicz).
Allora Ruggero non appare più un depositario di misteri da custodire, ma, attraverso la metafora del sacrificio di se stesso con l’atto di strapparsi il cuore per donarlo al Sole,diventa l’Esempio assoluto e perfetto, diventa martire, modello a cui l’umanità può tendere come alta ispirazione. In esso non si fa fatica a intravedere la figura di un novello Messia oppure di un novello san Francesco. C’è infatti una strada da percorrere in questa direzione. […]
Il gesto di Ruggero, delle braccia aperte tese indica dunque come egli desideri abbracciare l‘umanità intera in un supremo atto d’amore e in esso Szymanowski vede l’unica via di salvezza per il mondo. Szymanowski-Ruggero tenta un estremo appello di redenzione, attraverso un percorso si sofferenza, quasi a suggerire che solo salvando l’umanità tramite la catarsi dell’opera d’arte egli potrà salvare anche se stesso. Parafrasando una poesia di Jan Kasprovicz “Milosc” (“Amore” del 1895), il percorso di Szymanowski-Ruggero potrebbe prendere le mosse da un amore disperato per approdare all’amor vincens, dall’amore-peccato all’amore-salvezza.
Ruggero, come l’uomo moderno di Jung, deve essere necessariamente da solo a compiere questo percorso, solo nel suo “splendido isolamento”, escludendo anche il fedele consigliere Edrisi:
“Ogni passo verso una più piena consapevolezza del presente lo distoglie ulteriormente dalla partecipazione mistica alla massa degli uomini, dall’immersione in una consapevolezza comune. Ogni passo in avanti significa un atto di liberazione da quella inconsapevolezza primitiva onnicomprensiva che reclama la maggior parte dell’umanità quasi completamente” (A. Wightman).
Non un atto estremo, ma un atto coerente nell’appropriazione e nella conquista della propria libertà intellettuale e della propria consapevolezza.
L’opera nasce e si forma al tramonto della Prima guerra mondiale e viene quindi concepita sllo sfondo della guerra civile post-rivoluzionaria. La ricerca da parte di Szymanowski di scintille fra le ceneri negli anni successivi a questo eventi era sintomatico di un ottimismo essenziale, tipico de compositore polacco, nella capacità dell’uomo di comprendere e cogliere i fondamentali problemi dell’esistenza. Terribilmente ironico il atto che questa ricerca intrisa di umanità abbia provocato dimostrazioni nazionaliste tedesche a Duisburg nel 1928 sollecitando poi i critici tedeschi a chiedersi “cosa ha a che fare con noi tutto questo nel nostri momento attuale”.
La non conclusione dell’opera con quel luminoso accordo in Do maggiore, quelle battute che sembrano prematuramente interrotte, rappresenterebbero anche un autentico scuotimento critico per l’ascoltatore e potrebbe essere l’unica vera occasione di meditazione, esattamente alla fine di questa “opera rito”, sui vari significato dell’esistenza. Allora nel Finale non è più Ruggero l’unico protagonista, ma insieme a lui è l’ascoltatore, quasi gli fosse richiesto di rivestire il ruolo di catecumeno.»

Il re Ruggero come lo Zarathustra di Nietzsche, che saluta il sorgere del sole con dionisiaco abbandono e, al tempo stesso, come seguace delle dottrine orientali della illuminazione subitanea, mediante una rottura consapevole con lo stato di coscienza ordinario?
Se l'ipotesi di Martinisi è giusta, allora non si tratta di una alternativa, ma entrambe le domande confluiscono in una sola risposta: re Ruggero è lo Zarathustra che ha superato la logica della dualità, dell'opposizione fra spirito dionisiaco e spirito apollineo, e che è pervenuto alla consapevolezza della assoluta non dualità dell'Essere.
Sarebbe questa, dunque, la sua ultima e più preziosa conquista spirituale; e non si può fare a meno di andare con la mente ad un altro Pastore, il quale, mordendo il serpente che, penetratogli in gola, lo stava soffocando, scopre, in un riso ineffabile, lo splendore della visione assoluta, dove tutto è, finalmente pacificato, così come deve essere, compreso il passato, quel passato che è fonte di tanto dolore a quanti non hanno saputo oltrepassarlo e farlo proprio (cfr. F. Lamendola, «La redenzione del passato, culmine dell'"Eterno Ritorno" di Nietzsche», consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).
Il libro di Alessandro Martinisi è interessante, ben scritto, supportato da un ampio apparato di note e da una ricca bibliografia; e offre un prezioso spaccato su un momento della storia musicale europea moderna che, in Italia, non può certo dirsi molto conosciuto.
La copertina è illustrata da un quadro del pittore Daniele Allegri, «Il sogno di Ruggero», acrilico su lino, appositamente realizzato per l'occasione.
Come scrive l'Autore nella Nota introduttiva, l'opera di Szymanowski ha il potere di decifrare il «sogno sognato» , ovvero un sogno di se stesso, di Re Ruggero; e la partitura si presenta come un codice da decifrare che rivela, e, al tempo stesso, vela, alcune verità essenziale sull'anima dell'uomo, in un labile equilibrio fra essoterismo ed esoterismo: tra le cose che si possono dire a tutti, e le cose che si possono solamente sussurrare ad alcuni prescelti.
(edit.Quintessenza)
avatar
miki
inviata dall'estero
inviata dall'estero

Messaggi : 2308
Data d'iscrizione : 11.03.11
Età : 51
Località : varsavia

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da anna il Ven 6 Mag - 11:09

Gaber: “Gli italiani? Dei cretini al cellulare”
Una raccolta di aforismi e riflessioni ancora molto attuali: "M'indigno molto meno di un tempo. Mi sono assuefatto allo sfascio e al ridicolo". E ancora: "Mai dato un colpo al cerchio e uno alla botte. Il pubblico dei miei spettacoli, lo dico con orgoglio, è vario".

Esce oggi “Quando parla Gaber, pensieri e provocazioni per l’Italia di oggi” (editore Chiarelettere) a cura di Guido Harari, critico musicale e tra i più grandi fotografi italiani. Qui di seguito il primo capitolo e una selezione delle “provocazioni” di Gaber.

Secondo me gli italiani e l’Italia hanno sempre avuto un rapporto conflittuale, ma la colpa non è certo dell’Italia, ma degli italiani, che sono sempre stati un popolo indisciplinato, individualista, se vogliamo un po’ anarchico e ribelle, e troppo spesso cialtrone.
Secondo me gli italiani non si sentono per niente italiani, ma quando vanno all’estero, li riconoscono subito.
Secondo me gli italiani sono cattolici e laici, ma anche ai più laici piace la benedizione del papa. Non si sa mai.
Secondo me gli italiani sono poco aggiornati e un po’ confusi, perché non leggono i giornali. Figuriamoci se li leggessero.
Secondo me non è vero che gli italiani sono antifemministi. Per loro la donna è troppo importante, specialmente la mamma.
Secondo me gli italiani hanno sempre avuto come modello i russi e gli americani. Ecco come va a finire quando si frequentano le cattive compagnie. (Brano dello spettacolo “Un’idiozia conquistata a fatica”, l’ultimo del Teatro Canzone, portato in scena da Gaber tra il 1998 e il 2000).

Secondo me gli italiani sentono che lo Stato gli vuol bene, anche perché non li lascia mai soli.
Secondo me gli italiani sono più intelligenti degli svizzeri, ma se si guarda il reddito medio pro capite della Svizzera, viene il sospetto che sarebbe meglio essere un po’ più scemi.
Secondo me gli italiani sono tutti dei grandi amatori, peccato che nessuna moglie italiana se ne sia accorta.
Secondo me gli italiani al bar sono tutti dei grandi statisti, ma quando vanno in parlamento sono tutti statisti da bar.
Secondo me un italiano, quando incontra uno che la pensa come lui, fa un partito. In due è già maggioranza.
Secondo me gli italiani sono i maggiori acquirenti di telefonini, e non è vero che tutti quelli che hanno il telefonino sono imbecilli. È che tutti gli imbecilli hanno il telefonino.
Secondo me gli italiani non sono affatto orgogliosi di essere italiani, e questo è grave. Gli altri sono invece orgogliosi di essere inglesi, tedeschi, francesi e anche americani, e questo è gravissimo.
Secondo me gli italiani sono i più bravi a parlare con i gesti, e quando devono pagare le tasse fanno [gesto dell’ombrello].
Secondo me gli italiani e l’Italia hanno sempre avuto un rapporto conflittuale. Ma la colpa non è certo degli italiani, ma dell’Italia che ha sempre avuto dei governi con uomini incapaci, deboli, arroganti, opportunisti, troppo spesso ladri, e in passato, a volte, addirittura assassini. Eppure gli italiani, non si sa con quale miracolo, sono riusciti a rendere questo paese accettabile, vivibile, addirittura allegro. Complimenti.

Come recuperare la fiducia nel senso collettivo? La disfunzione dello Stato è la disfunzione dei partiti. La Rai è piena di funzionari di Stato, e chi li muove più da lì? Il discorso allora si fa burocratico, il che è gravissimo. Gli ospedali fanno schifo, è roba dello Stato. L’Inps è una vergogna, è roba dello Stato. Scusate, ma io non ne sento parlare, né da Berlusconi, né da nessun altro. Perché? (1995) (pagina 14)

Oggi non c’è nessuno che dica che in un terzo dell’Italia non c’è lo Stato: da Frosinone in giù lo Stato non esiste. Mi hanno raccontato che, per portare via i rifiuti dal Napoletano con destinazione Germania, un treno è stato fatto partire di notte, per non farsi vedere dalla camorra. Lo Stato è dunque clandestino, mentre la camorra è ufficialità. Poi si parla dei grandi progetti per il Mezzogiorno, dei grandi risultati ottenuti grazie ai pentiti, della mafia che è stata sconfitta. Intanto lo Stato non c’è, o è allo sfascio e si fa finta che basti un attimo a rimettere tutto a posto. In realtà non è così, grazie a un’inamovibile burocrazia. In tutto questo io mi sento un perdente comunque. Ma chi ha vinto, mi chiedo? (2001) (p. 15)

Avere un presidente del Consiglio che ha sei televisioni mi sembra una cazzata. Possiede anche dei giornali? Una cazzata. Ogni apporto alla mia conoscenza è in realtà viziato da un gioco di parte, il che mi fa dire che la mia speranza, questo mio sogno collettivo, non è nel gioco dei partiti, nel gioco del potere, ma è nel gioco di un movimento in cui le idee circolino liberamente, sottraendosi a questo ricatto costante dello schieramento. (1995) (pagina 15)
Credo che ognuno di noi sarebbe interessato a pensare a cose anche più sue, e invece siamo costretti a pensare ad altro, distratti non certo da grandi pensieri, ma da come si amministrano le cose, da come funziona lo Stato. Credo di essere, anche mio malgrado, costretto a intervenire su questioni che mi interessano molto relativamente. (1993) (p.27)
Non ho mai dato un colpo al cerchio e uno alla botte. Il pubblico dei miei spettacoli, lo dico con orgoglio, è certamente vario: operai, studenti, impiegati, professionisti, intellettuali e intellettualoidi che tuttavia, se questi ultimi in particolare hanno orecchie buone per sentire, sono sicuramente dei masochisti a rimanere in sala fino alla fine. (1975) (pagina 47)
M’indigno molto meno di un tempo. Mi sono assuefatto allo sfascio e al ridicolo. Quando si sorride per le cose che non vanno, non c’è più spazio per la rabbia, che invece sarebbe ancora tanto utile. Io tifo più per l’autoironia, il guardare se stessi da un’altra angolazione, cercando di capire qualcosa in più di ciò che siamo. L’ironia ci deve coinvolgere, altrimenti si trasforma in sarcasmo, che è un modo ingeneroso di avvicinarsi agli altri. (1992) (pagina 50)

di Giorgio Gaber

Il Fatto Quotidiano

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da miki il Mer 11 Mag - 16:11

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov

« Ma allora chi sei tu, insomma? Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente compie il bene » (Citazione dal Faust di Goethe, epigrafe di Il maestro e Margherita)


un libro bizzarro, fantastico, fantasioso, ironico

il mio personaggio preferito e' gatto Behemot (tradotto dal russo begemot = ippopotamo)
avatar
miki
inviata dall'estero
inviata dall'estero

Messaggi : 2308
Data d'iscrizione : 11.03.11
Età : 51
Località : varsavia

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da anna il Gio 12 Mag - 10:12



L'Italia dei libri

Torino, fino al 16 maggio il Salone internazionale, ospiti Russia e Palestina



Al via il Salone internazionale del libro di Torino, visitabile da giovedì 12 a lunedì 16 maggio al Lingotto fiere. Quattro giorni di appuntamenti per un weekend lungo all’insegna della lettura e della cultura in generale. Giunta alla sua ventiquattresima edizione, la fiera si presenta rinnovata nell’anno del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, e occupa con i propri spazi espositivi i padiglioni 1, 2 e 3 di Lingotto fiere mentre il 5 è riservato agli operatori professionisti con l’"International book forum" e il nuovo spazio dell’Oval, struttura di 20mila metri quadrati nata per ospitare le gare di pattinaggio ai Giochi olimpici invernali di Torino 2006, e da luglio 2009 parte del polo espositivo.

L’Oval ospita il Bookstock village per i giovani lettori, la mostra 1861-2011 L’Italia dei libri, il padiglione Italia con gli stand delle regioni, per la prima volta riunite in un’unica area, gli stand delle istituzioni nazionali, l’area Lingua madre, lo spazio Libro e cioccolato, tentazione e meditazione, lo spazio dedicato dalla Russia paese ospite ai piccoli lettori e una nuova sala convegni. Sono infatti la Russia e la Palestina gli invitati stranieri al salone, ospite d’onore la prima e "special guest" la seconda. Una partecipazione, quella della Russia, che rientra nell'ambito dell’Anno della cultura e della lingua russa in Italia e dell’Anno della cultura e della lingua italiana in Russia. Per cui, all’interno del padiglione Russia, si mostreranno al pubblico i migliori lavori editoriali degli ultimi due anni che riflettono i legami culturali e letterari tra la Russia e l’Italia. Vi si svolgeranno in totale più di quaranta eventi, tra tavole rotonde, lezioni, mostre ed eventi gastronomici. Tra i partecipanti al programma gli scrittori russi Viktor Erofeev, Sasha Sokolov, Liudmila Ulitskaja, Andrej Gelasimov, Vladislav Otroshenko, Maksim Amelin, Julia Latynina, e giovani autori quali Pavel Sanaev, Mariam Petrosyan, Zakhar Prilepin, Mikhail Elizarov e altri. "Special guest" a Torino, la Palestina. Una presenza forte la cui produzione culturale è tutta legata alla dimensione di tragedia di un popolo cacciato dalla sua stessa terra e privo di uno stato in cui riconoscersi. A rappresentare il paese, Suad Amiry, (Sharon e mia suocera, premio Viareggio 2004; Murad Murad, 2009, asciutta cronaca della vita sotto l'occupazione, Feltrinelli) e quattro tra i poeti più significativi: Mourid Barghouti, Samih al-Qasim autore di sei raccolte dai versi brevi e brevissimi, Salman Natour, che ha anche esperienze di teatro, e Ali Al Kalili, recentemente insignito del più prestigioso riconoscimento culturale del suo paese. Con loro e Mohammad Ali Taha, segretario dell'Associazione scrittori.

Tornando all’Italia, la star dell’edizione 2011 del salone è la mostra 1861-2011 L’Italia dei libri a cura di Gian Arturo Ferrari che ripercorre la storia unitaria attraverso i libri che hanno fatto e diviso gli italiani e i loro protagonisti. Sono cinque i percorsi di visita: I 150 Grandi libri, i 15 SuperLibri, i 15 Personaggi, gli Editori, i Fenomeni editoriali. E al centro, il “sedicesimo decennio”: lo spazio Telecom Italia con il libro del futuro fra digitale ed "ebook".Tra gli espositori circa 1.500 realtà del panorama editoriale italiano, tra cui 123 debuttanti, piccole case editrici all’interno dell’Incubatore, e colossi editoriali. Tra questi, Editalia, che espone le sue opere al padiglione 2 dove ci sarà una mostra speciale dedicata alle opere con cui Editalia celebra i 150 anni dell’unità, come le collezioni dedicate alla storia della moneta nazionale realizzate dalla Zecca dello stato. Sono tantissimi gli appuntamenti al Lingotto ma il salone non si esaurisce lì. Con Salone off, infatti, fino a lunedì 16 la fiera sbarca in spazi aulici e popolari di Torino, come ex fabbriche e piazze dove si svolgerà domenica 15 una caccia al tesoro. Appuntamento giovedì 12 all’Oval per l’inaugurazione alla presenza del ministro per i Beni e le attività culturali Giancarlo Galan.

insideart

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da anna il Lun 16 Mag - 22:23

Il Salone "regge" i numeri
ma si vendono meno libri
Il presidente alla vigilia della chiusura: "La gente non si è ancora stancata della kermesse nonostante i grandi eventi delle ultime settimane a Torino". L'editore Mauri: "Si compra un po' meno, colpa della crisi". Polemiche sul poco appeal della mostra "Italia dei libri"


Il fenomeno Salone del Libro tiene ancora, anche se i dati definitivi si avranno solo domani, ma è una questione di dettagli. Padiglioni e il nuovo Oval sono stati pieni di gente per questi quattro giorni e tutto fa pensare che il pienone si farà anche nell'ultimo giorno, domani, con il ritorno delle scolaresche. "La gente non si è stancata - ha detto il presidente della fiera, Rolando Picchioni - del clima di festa di questo salone. Avevamo pensato che dopo i bagni di folla torinesi delle ultime settimane, con le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, l'Adunata degli Alpini, le notti bianche, la gente non avesse più voglia di grandi eventi, invece non è stato così".

Picchioni, la cui carica andrà riconfermata quest'anno, si è poi detto contento di com'è andato l'Oval, il nuovo grande spazio di cui si è dotato il Salone. "Quello che era un rischio si è trasformato in un'opportunità - ha detto Picchioni - e sono certo che ci sarà anche l'anno prossimo. Oggi ho visto il pienone anche nella sezione il Libro e il Cioccolato, all'inizio meno frequentata, la gente deve fare l'abitudine".

Anche Stefano Mauro, presidente del gruppo Gems, traccia un bilancio di questa edizione: "Ho l'impressione che la gente compri un pò meno, che ci siano meno sacchetti con i libri in giro. La curiosità è viva ma i soldi scarseggiano", dice Mauri. Inoltre, domani ci sono le elezioni amministrative e "alcuni dibattiti culturali sono stati turbati dalle tensioni in quota dovute alle elezioni che dovrebbero stare fuori dalla porta".

Mauri entra anche nel merito delle polemiche sulla mostra 'Italia dei libri' dedicata alla nostra storia unitaria. "Ci sono stati due comitati piuttosto numerosi e ognuno portava dei contributi. Alla fine è mancata la lucidità - spiega - o l'autorità di vedere che cosa era venuto fuori con uno sguardo di sintesi". E, poichè la mostra è allestita come una foresta di totem, viene alla mente, sottolinea scherzando Mauri, "il famoso detto inglese: 'Nessuno e' riuscito a vedere la foresta a causa degli alberì". Un altro difetto della Mostra, secondo il presidente del gruppo Gems, sono i refusi grandi come "un metro quadrato", ha detto.

La mostra, allestita nel nuovo spazio Oval come una foresta di totem per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia, doveva essere la star di questa 24/a edizione e invece è stata quasi sempre deserta, almeno fino ad oggi. Ad essere stata contestata è stata la selezione dei 150 Grandi Libri, 15 SuperLibri, 15 Personaggi fra i quali, tra l'altro mancherebbero le donne, come ha sottolineato Dacia Maraini.

Dario Fo, Margherita Hack, Massimo Gramellini sono stati finora gli eventi overbooking. Alla lista si aggiungerà sicuramente Ascanio Celestini con il suo reading di stasera 'Io cammino in fila indiana'.

repubblica.it torino

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

Be the change you wish to see in the world - Mahatma Gandhi
avatar
anna
admin anna
admin anna

Messaggi : 18296
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Lucy Gordon il Dom 22 Mag - 23:09

Stellaneltempo ha scritto:
Lucy Gordon ha scritto:
Stellaneltempo ha scritto:



............allura??? ......dov'è il compito scritto?

Non ti posso svelare nulla altrimenti ti rovino la suspense...



Sto leggendo "Il Passaggio" sono arrivata à quando stanno scappando dalla colonia.
Non mi ricordo cosa ne pensasse Stella, ma dico la mia.

Il libro narra una storia già sfrutatta in ambiente cinematografico decine di volte, a cominciare da film squallidi come i seguiti di Interceptor......ma questo libro è scritto talmente bene che rende la vicenda appassionante come pochi altri.

Le descrizioni delle situazioni dei personaggi e delle ambientazioni è cosi accurata da renderle visive più di una pellicola.
I continui salti temporali non appesantisco mai la fluidità della narrazione, anzi la rendono estremamente ritmata e piacevole. Questo scrittore è molto bravo. Spero di non venire delusa dal finale che per ora è assolutamente non prevedibile.

L'ho consiglio caldamente a Ubik..............se sei un amante di Asimov credo che questo libro ti possa piacere e non poco.
avatar
Lucy Gordon
agente critico
agente critico

Messaggi : 2903
Data d'iscrizione : 07.03.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Dom 22 Mag - 23:16

@ Lucy: soprattutto se fosse citato anche il nome dell'autore

_________________
Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch

Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
Avevano parlato, poco, ma quanto bastava per scegliersi. Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare intero dentro. A. D’Avenia
avatar
ubik
admin ubik
admin ubik

Messaggi : 22273
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105
Località : milano

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Lucy Gordon il Lun 23 Mag - 12:12

ubik ha scritto:@ Lucy: soprattutto se fosse citato anche il nome dell'autore




Spoiler:
Il Passaggio è il nuovo romanzo di Justin Cronin, l’apprezzato scrittore statunitense autore, tra l’altro del libro Mary & O’Neil (Bompiani). Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 2006, poche settimane dopo la sua uscita il libro si è aggiudicato le posizioni migliori nella lista dei best seller del New York Times ed è rimasto in classifica per ben sette settimane.

Si tratta, in particolare, del primo libro di una nuova trilogia mista tra il fantasy, l’horror e la fantascienza che sembra essere destinata anche a diventare un film. In Italia è edita da Mondadori ed è inserita nella collana Omnibus.

La trama è ben articolata e la narrazione avvincente: nonostante l’elevato numero di pagine, infatti, l’attenzione del lettore è mantenuta sempre viva grazie a colpi di scena, tensione e suspance.

Il Passaggio, che sarà seguito negli Stati Uniti da The Twelve (2012) e The City of Mirrors (2014), è diviso in due parti: la prima è ambientata nel 2018, e la seconda è ambientata, invece, a circa 90 anni di distanza. Protagonista del libro e dell’intera trilogia ideata da Justin Cronin è Amy Harper Bellafonte, una bambina nata da una madre adolescente e destinata a un’infanzia molto sfortunata.

Varie vicende familiari, infatti, la portano a essere inclusa tra le cavie umane del Progetto Noah, la sperimentazione top secret di un farmaco che potrebbe apportare numerosi benefici agli esseri umani. Creato in laboratorio da Jonas Lear sulla base di un virus che portato dai pipistrelli, il farmaco, infatti, sembra essere in grado di bloccare l’invecchiamento e rendere il fisico degli esseri umani più resistente alle malattie.

Il governo degli Stati Uniti s’interessa alla scoperta del professor Lear e decreta l’avvio della sperimentazione segreta del farmaco sugli esseri umani. Le sperimentazioni, realizzate all’interno di una base militare in Colorado, hanno inizio e coinvolgono dodici prigionieri condannati a morte e la piccola Amy.

Ben presto tutte le speranze positive dei medici in merito al farmaco vengono infrante e ai loro occhi si delinea una realtà terrificante e completamente imprevista: i dodici detenuti si trasformano in mostri assetati di sangue (un misto tra vampiri e zombie) che fuggono dalla base militare e iniziano a spargere l’infezione, seminando morte e disperazione.

Il destino degli esseri umani sembra essere segnato: trascorrere la vita nel perenne tentativo di sfuggire ai famelici virali, gli infetti; nel peggiore dei casi, sperare di morire; osservare impotenti la fine del genere umano.

La prima parte de Il Passaggio di Justin Cronin, quindi, si conclude qui per effettuare, poi, nei capitoli successivi, un salto in avanti nel tempo di circa 90 anni. Il mondo è completamente cambiato e gli esseri umani sono la minoranza. Costretti a vivere nascosti in piccole colonie, sembrano essere destinati a una triste fine, almeno fino a quando si riaccende la speranza.

Amy, l’unica sopravvissuta al Progetto Noah, potrebbe rappresentare la salvezza per loro e la definitiva distruzione del virus. Nonostante sia stata anche lei contagiata, infatti, il farmaco non ha sortito gli stessi effetti sul suo fisico. Salvata da una terribile fine grazie a Brad Wolgest, un agente dell’FBI, Amy farà di tutto per liberare il mondo dai virali e dal virus.

prezzo 22 euri

http://libriblog.com/fantasy/il-passaggio/
avatar
Lucy Gordon
agente critico
agente critico

Messaggi : 2903
Data d'iscrizione : 07.03.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Stellaneltempo il Lun 23 Mag - 12:18

@Lucy

Sono contenta che il libro di Cronin ti piaccia...
avatar
Stellaneltempo
satellite artificiale
satellite artificiale

Messaggi : 1731
Data d'iscrizione : 15.03.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Lucy Gordon il Lun 23 Mag - 12:27

Stellaneltempo ha scritto:@Lucy

Sono contenta che il libro di Cronin ti piaccia...


e pure tanto ...mannaggia a te ....

grazie per il consiglio

Spoiler:
...se volessi partecipare alla spesa dei 22 euri
avatar
Lucy Gordon
agente critico
agente critico

Messaggi : 2903
Data d'iscrizione : 07.03.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Stellaneltempo il Lun 23 Mag - 12:33

Lucy Gordon ha scritto:
Stellaneltempo ha scritto:@Lucy

Sono contenta che il libro di Cronin ti piaccia...


e pure tanto ...mannaggia a te ....

grazie per il consiglio

Spoiler:
...se volessi partecipare alla spesa dei 22 euri

Se me lo dicevi, te lo compravo a metà prezzo...
avatar
Stellaneltempo
satellite artificiale
satellite artificiale

Messaggi : 1731
Data d'iscrizione : 15.03.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Lucy Gordon il Lun 23 Mag - 12:36

Stellaneltempo ha scritto:
Se me lo dicevi, te lo compravo a metà prezzo...







e ho detto tutto
avatar
Lucy Gordon
agente critico
agente critico

Messaggi : 2903
Data d'iscrizione : 07.03.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Lucy Gordon il Mar 24 Mag - 17:56

La macchina del tempo di Herbert George Wells


... il viaggiatore nel tempo si imbatte nei Morlocchi (Morlock nell'originale), esseri mostruosi e ripugnanti che vivono nelle viscere della terra, che escono la notte per cibarsi delle carni degli Eloi, creature fragili, infantili, gentili e pacifiche che conducono una vita di divertimento, di distrazione e di scarsa attività intellettuale,da loro accuditi e allevati come bestie da macello.


Nella versione cimetografica del 2002 i Morlock erano comandati telepaticamente da una variante umana con poteri mentali immensi.


Resident Evil



....la squadra è attaccata da un branco di cani zombi che sbranano Joseph Frost e la costringono a ripiegare in una misteriosa villa. Quella che pareva essere una semplice magione si scopre essere l'accesso ad un centro di ricerca della Umbrella Corporation, in cui vengono svolti esperimenti illegali sugli agenti chimici da impiegare in guerra. Questi test sugli animali hanno portato alla creazione di nuove specie mutanti assetate di sangue e di virus capaci di modificare la struttura cellulare degli esseri viventi. Purtroppo questi virus hanno un enorme fattore di contagio, e non passa molto tempo prima che gli stessi membri dell'equipe medica e tutti coloro che erano presenti nell'edificio si trasformino in non morti che errano con l'unico scopo di nutrirsi di carne umana.


Interceptor 2


In un apocalittico scenario post atomico, dove ogni traccia della società e delle antiche istituzioni è andato perso, gli uomini sono regrediti ad una sorta di medioevo barbarico dove si combattono a vicenda per impadronirsi dell'ultima benzina rimasta, causa stessa del conflitto. In questo contesto, il solitario Max (Mel Gibson) erra senza meta cercando carburante, e si imbatte nella fortezza della Tribù del Nord, costretta a difendere la propria raffineria di petrolio dagli attacchi degli Humungus, orde di selvaggi motorizzati ...


Ordunque .........non è che sia completamante impazzita

questi sono stralci di 3 opere da dove il buon Cronin ha copiato idee a ban bassa per il suo romanzone di 900 pagine " Il Passaggio". E sinceramente adesso che scrivo me ne stanno tornando in mente altri....tipo la saga di Asimov sui robot, con il ritorno finale dei protagonisti iniziali, oppure il più recente " Io sono leggenda" ( cazzo adesso che ci penso è quasi uguale)..........va bhe andiamo avanti......... il libro è bellissimo scritto in un modo incantevole:
continui salti temporali descrizione accurata delle situazioni e dei personaggi, uso di diverse quote narrative ( quelle dei diari è stupenda). Insomma un libro che nonostante usi temi triti e ritriti ( e scoppiazzati) si legge in due tre notti ala massimo, talmente ci si appassiona.
Consigliato alla grande. Soprattutto a chi non conosce i sopracitati.

PS

Ridley Scott ( si proprio quello di Blade Runner e Il Gladiatore) ha comprato i diritti di questo libro per farne un film. Mi viene da ridere........con questo testo ce ne voglio 6 di film.

PPSS

........basta promesso adesso non ne parlo più di questo libro
avatar
Lucy Gordon
agente critico
agente critico

Messaggi : 2903
Data d'iscrizione : 07.03.11

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da ubik il Mer 25 Mag - 1:00

Lucy Gordon ha scritto:La macchina del tempo di Herbert George Wells... Nella versione cimetografica del 2002 i Morlock erano comandati telepaticamente da una variante umana con poteri mentali immensi...

ma la versione migliore è quella del 1960: L'uomo che visse nel futuro diretto dal regista George Pal.

Prima di tutto dal punto di vista scenografico e dei costumi e poi per la fedeltà al testo.

Quello del 2002 è il solito polpettone commerciale con effettacci

_________________
Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch

Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
Avevano parlato, poco, ma quanto bastava per scegliersi. Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare intero dentro. A. D’Avenia
avatar
ubik
admin ubik
admin ubik

Messaggi : 22273
Data d'iscrizione : 27.02.11
Età : 105
Località : milano

Tornare in alto Andare in basso

Re: La biblioteca di DarkOver

Messaggio Da Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Pagina 3 di 12 Precedente  1, 2, 3, 4 ... 10, 11, 12  Seguente

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum