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Rassegna Stampa

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da maledimiele il Lun 21 Mar - 13:11

DI MIGUEL MARTINEZ
kelebeklerblog.com

Se ho capito bene, le cose stanno così.

In Libia, c’è un governo.

A me, questo governo non ha mai fatto particolare simpatia, perché conosco storie non belle di migranti che sono passati per quel paese, e perché comunque un governo dopo quarant’anni al potere inizia sempre ad andare a male. Inoltre, da traduttore, ho spesso a che fare con chi lavora in Libia, e ho raccolto molte lamentele sulla natura piuttosto capricciosa e imprevedibile dell’amministrazione.

Ma queste mie considerazioni emotive non c’entrano con quelle del diritto. Il governo della Libia è indubbiamente legittimo nel senso più freddo, cioè può emettere passaporti riconosciuti in altri paesi, e l’uomo più in vista del paese – che curiosamente non riveste alcun incarico governativo – viene ricevuto con sorrisi e strette di mano da altri capi di stato. Tra cui non solo Silvio Berlusconi, ma anche Obama e Sarkozy.


In particolare, il nostro paese è vincolato al governo della Libia da un “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista” firmato “dall’onorevole Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi e dal leader della Rivoluzione, Muammar El Gheddafi”.

Tale trattato garantisce

“il rispetto dell’uguaglianza sovrana degli Stati; l’impegno a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica della controparte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite; l’impegno alla non ingerenza negli affari interni e, nel rispetto dei princìpi della legalità internazionale, a non usare né concedere l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile nei confronti della controparte; l’impegno alla soluzione pacifica delle controversie.”

Un trattato che nel giro di qualche ora, ha fatto la stessa fine che fece nel 1915 il trattato che vincolava l’Italia a non pugnalare alla spalle l’Austria. Per motivi espressi con disarmante sincerità da Italo Bocchino.

Il legittimo governo libico è stato oggetto di una vasta ribellione armata. Su questa ribellione, si è detto di tutto – “è al-Qaida”, “no, sono i giovani cinguettatori di Twitter”, “no, sono i fedeli della vecchia monarchia”.

Non solo io ignoro chi siano i ribelli; lo ignorano anche tutti gli editorialisti che pure li esaltano. Due ipotesi sembrano comunque abbastanza ragionevoli. Ciò che i ribelli appartengano ad alcuni clan tradizionali esclusi dalle rendite petrolifere; e che esprimano il fortissimo risentimento di gran parte della popolazione contro l’immigrazione dall’Africa Nera, tanto che la rivolta è stata accompagnata da alcuni sanguinosi massacri di migranti.

La ribellione ha però incontrato, a quanto pare, l’ostilità della maggioranza del paese e certamente delle sue forze armate, e nel giro di alcuni giorni ha subito alcune decisive sconfitte.

Tutto questo è avvenuto in concomitanza con due sommosse nel mondo arabo – quella dello Yemen e quella del Bahrein.

In un giorno, i cecchini dell’esercito yemenita hanno ucciso 72 manifestanti (non sappiamo quanto rappresentativi della società yemenita nel suo complesso), mentre nel Bahrein è intervenuto direttamente l’esercito saudita per sopprimere una rivolta promossa dalla schiacciante maggioranza della popolazione. Anche gli Emirati Arabi, che partecipano alla coalizione anti-Gheddafi, hanno contribuito alla repressione della rivolta in Bahrein con “ almeno 500 poliziotti“.

Mentre cadevano le ultime fortezze dei ribelli libici, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1973, che esige dalla Libia il cessate il fuoco e la fine di “attacchi contro i civili”.

E qui, se ho capito, sta tutto il trucco.

In Libia, lo scontro non è infatti – come invece in Tunisia, Yemen, Bahrein o Egitto – tra le forze armate da una parte, e masse di manifestanti pacifici dall’altra. In Libia, i ribelli hanno armi, carri armati e persino un caccia (che hanno esibito tra l’altro subito dopo l’imposizione della No Fly Zone).

Ma non appartenendo a un esercito regolare, potrebbero essere definiti in effetti dei “civili”. Anche quando vengono addestrati da truppe straniere. Nei lanci di agenzia ripresi da Repubblica, ad esempio, leggiamo stamattina:

“11:49
Stampa Gb: Forze speciali inglesi a fianco dei ribelli da settimane

Centinaia di soldati delle forze speciali britanniche Sas sarebbero in azione da almeno tre settimane in Libia al fianco dei gruppi ribelli, afferma oggi il quotidiano Sunday Mirror. Due unità di forze speciali soprannominate “Smash” per la loro capacità distruttiva, avrebbero dato la caccia ai sistemi di lancio di missili terra aria di Muammar Gheddafi (i Sam 5 di fabbricazione russa) in grado di colpire bersagli attraverso il Mediterraneo con una gittata di quasi 400 chilometri. Affiancate da personale sanitario, ingegneri e segnalatori, le Sas hanno creato posizioni sul terreno in modo da venire in aiuto in caso in cui jet della coalizione fossero stati abbattuti durante i raid.”

La risoluzione dell’ONU evita di citare o definire l’avversario armato dell’esercito libico, e non dice nulla su come l’esercito libico debba comportarsi nei riguardi di combattenti nemici.

L’omissione è talmente evidente, che possiamo immaginare che i suoi autori abbiano voluto una fatale ambiguità.

Se “civile” vuol dire chi non porta armi, allora si potrebbe chiedere all’esercito – e anche alla parte avversa – di lasciare in pace i civili.

Ma se “civile” vuol dire combattente, nemico dell’esercito governativo…

se l’esercito libico cessa di combattere con le armi questo particolare tipo di “civili”, sarà costretto a subirne passivamente gli attacchi armati; cioè è destinato alla sconfitta militare.

Cosa che nessun esercito potrebbe accettare.

Ma se l’esercito continua a combattere, verrà accusato di violazione della risoluzione. E quindi verrà annientato ugualmente, ma dall’estero.

Non c’è via di uscita.

E così leggiamo tra i lanci di agenzia di Repubblica di stamattina qualcosa che non appare affatto nel testo della risoluzione, ma che sospettiamo fosse nella mente dei suoi autori:

09:03
Il generale Clark: “Tutto lecito per difendere i civili”

“La risoluzione dell’Onu è nettissima riguardo all‘obiettivo finale: sbarazzare la Libia del dittatore Muhammar Gheddafi. Per questo il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il ricorso a ogni mezzo, salvo l’occupazione militare del Paese. In breve tutto è lecito, o quasi”.

Lo dice a Repubblica il generale Wesley Clark, ex comandante supremo delle forze Nato durante la guerra del Kosovo.”

Comunque, la risoluzione semplicemente impone il divieto di voli sul territorio libico, impone un embargo sulle armi e congela i beni di alcuni esponenti del governo libico.

Il governo libico dichiara subito di accettare in pieno la risoluzione e chiede l’invio di osservatori, e infatti non ci risultano voli libici, militari o non, dopo la sua approvazione.

Alcune ore dopo l’approvazione, Sarkozy convoca a Parigi un vertice cui partecipa anche Silvio Berlusconi. Il quale, prima di partire, ha promesso a quanto pare al proprio consiglio dei ministri di non lanciare l’Italia in avventure pericolose, tali da attirare su questo paese centinaia di migliaia di profughi o qualche missile.

Parola d’imprenditore…

Il vertice finisce verso le 15. A questo punto, uno si immagina una delegazione che vada in Libia, spieghi in modo chiaro le richieste, risolva in maniera diplomatica i conflitti, apra le vie agli aiuti umanitari. Dando ovviamente qualche giorno di tempo per permettere a un esercito non certamente prussiano di coordinarsi e di capire cosa deve fare.

No.

Due ore dopo la fine del vertice e poche ore dopo l’approvazione della risoluzione 1973, gli attaccanti dichiarano che la Libia “non ha rispettato” le loro istruzioni: in cosa consista tale violazione, non ci è dato sapere; comunque a partire dalle 17.40, scaricano sulla Libia un intero arsenale.

Tra cui anche 110 missili Tomahawk, prodotti dalla Raytheon Company: ricordiamo che Obama ha nominato ben tre dirigenti della Raytheon a funzioni chiavi dell’amministrazione degli Stati Uniti, tra cui il signor William Lynn, che passa direttamente dallla gestione della lobby ufficiale a Washington della Raytheon, al posto di vicesegretario alla Difesa con il potere di decidere le spese che farà il Pentagono.

Un solo missile Tomahawk costa 1,5 milioni di dollari, comprensive di ammortamento delle spese di ricerca.

Moltipicato per 110 farebbe 116 milioni di Euro. All’incirca quello che costano allo Stato italiano 15.000 alunni del sistema scolastico pubblico per un anno (dati Ocse 2008, citati in Mila Spicola, La scuola s’è rotta. Lettere di una professoressa, Einaudi, p. 172).

Io non so per quale motivo Francia, Inghilterra e Stati Uniti (l’Italia non conta) abbiano deciso di attaccare la Libia. Non so per quale motivo, fino a qualche mese fa accoglievano Gheddafi con tutto il suo pittoresco seguito e oggi lo vogliono morto.

Il petrolio ovviamente c’entra; ma era necessaria proprio una guerra? Si sarebbe speso infinitamente di meno per corrompere quattro politici, o per pagare il medico di Gheddafi a mettergli il veleno in una bevanda.

Le continue guerre americane, quasi sempre contro nazioni indifese, vengono in genere spiegate con considerazioni geopolitiche: vogliono, ad esempio, il petrolio iracheno o quello libico, prima che cada in mano ai cinesi.

Credo che l’ipotesi sia perfettamente ragionevole, ma non escluda un’altra – cioè che il sistema socio-economico statunitense abbia bisogno delle guerre in sé, perché finanziano il sistema militare-industriale, perché danno un senso alla vita di milioni di persone, dal clandestino messicano che vende panini ai muratori della base militare nel deserto dello Utah, all’insegnante di arabo sovvenzionato dal Pentagono per formare persone che si occupino della “sicurezza nazionale”.

Può darsi che gli Stati Uniti riusciranno a scippare il petrolio libico ai concorrenti; ma sappiamo con certezza che la Raytheon è riuscita a guadagnare 116 milioni di Euro in un pomeriggio con questa storia.
Miguel Martinez
Fonte: http://kelebeklerblog.com
Link: http://kelebeklerblog.com/2011/03/20/il-trucco-libico/
21.03.2011
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8089
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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Lun 21 Mar - 13:20

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/03/18/visualizza_new.html_1534187903.html

Tensione a Lampedusa Libici nel Catanese
Sbarchi senza sosta, circa 4.800 immigranti sull'isola a fronte di cinquemila residenti


Sono 4.789 gli immigrati presenti attualmente a Lampedusa, a fronte di circa 5.000 abitanti. Gli sbarchi, ormai senza sosta da giorni, sono proseguiti anche durante la notte: nelle ultime 24 ore sono 1.470 gli immigrati arrivati, con 13 diverse imbarcazioni.

Intanto oltre un centinaio di libici sono sbarcati nella notte sulle coste del Catanese. Sono arrivati con due barconi: il primo, con una cinquantina di migranti si è incagliato sugli scogli di Riposto, il secondo, con una settantina di extracomunitari, è stato intercettato al largo di Catania e fatto entrare, sotto scorta, nel porto del capoluogo etneo. Fin'ora sono stati bloccati 117 uomini che hanno detto di essere libici. Alle operazioni partecipano carabinieri del comando provinciale di Catania e della compagnia di Giarre, militari della guardia di finanza e della Capitaneria di porto e personale della polizia di Stato.

Continiua a crescere la tensione nell'isola. Ieri alcune centinaia di abitanti hanno bloccato la banchina commerciale del porto e impedito a un traghetto di attraccare: a bordo della nave c'erano tende e bagni chimici per allestire la tendopoli, che i cittadini non vogliono. 'Lampedusa - dicono - non può essere trasformata in un campo profughi a pochi mesi dall'inizio della stagione estiva'.
LA RUSSA, TUTTI CONDIVIDANO CON NOI PESO MIGRANTI - "L'autorevolezza che deriva all'Italia dalla partecipazione a pieno titolo alla missione voluta dall'Onu sulla Libia vogliamo usarla per chiedere a tutti gli stati di dividere con noi il peso del flusso migratorio, delle migliaia di persone che in teoria potrebbero sbarcare clandestinamente, da profughi, sul nostro territorio". Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo a a Mattino Cinque, su Canale 5. "Il nostro - ha aggiunto La Russa - è un appello autorevole: se non avessimo partecipato sarebbe meno autorevole".

_________________
"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da rossadavino il Lun 21 Mar - 15:54






Lunedì 21 Marzo 2011, 12:59 in Internazionale, Rassegna Politica


Catastrofe in Giappone, su Radio Maria è un castigo divino: l'intervento (scandaloso) di De Mattei, vicepresidente del CNR


Radio Maria, roba da non credere. A parlare così è Prof. Roberto de Mattei, vicepresidente del CNR di cui sarebbe opportuno chiedere immediatamente le dimissioni. Vi ricordiamo che "il Consiglio Nazionale delle Ricerche è il più grande ente di ricerca pubblico del nostro Paese. Costituito il 18 novembre del 1923 e trasformato nel 1945 in organo dello Stato ha svolto prevalentemente attività di formazione, di promozione e di coordinamento della ricerca in tutti i settori scientifici e tecnologici.


Nel 2003, a seguito del decreto legislativo 4 giugno 2003 n. 127 il CNR è divenuto "ente pubblico nazionale con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese".
Alcune agghiaccianti pillole:
Nessuno può dire che lo tsunami se sia stato un castigo di Dio, certamente una catastrofe.
E' stato un modo per purificare.
Ci basta la sicurezza che le catastrofi possano essere e sono esigenza della giustizia divina.
Dio si serve delle grandi catastrofi per raggiungere un fine alto della sua giustizia.
Dio non può fare che il terremoto colpisca il colpevole e salvi l'innocente. E' chiaro che talvolta salva l'innocente con un miracolo, ma non è obbligato.
Il colpevole, quindi, si trova nella stessa condizione dell'innocente. La sua morte è l'esecuzione di un decreto di colui che è padrone della vita e della morte. Perché meravigliarsi quando vediamo fanciulli innocenti morire sotto le macerie?
Il terremoto è un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima perché Dio le ha voluto risparmiare un triste avvenire


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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da maledimiele il Lun 21 Mar - 17:19

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=37944

Le tecnologie italiane che fermano il nucleare
di Massimo De Maio - 21/03/2011


Fonte: Movimento per la Decrescita Felice [scheda fonte]

http://thumbs.dreamstime.com/thumblarge_284/121481388212uBmT.jpg

Dopo le celebrazioni per l’Unità d’Italia, vogliamo celebrare il genio italiano nel campo dell’energia: uomini e aziende che indicano, oggi più che mai, al mondo intero le strade tecnologiche per uscire dall’economia basata sulle fonti fossili e sul nucleare.
Tutto il mondo riconosce agli italiani la capacità di pensare fuori dagli schemi. Gli anglosassoni dicono “to think out of the box”, “pensare fuori dalla scatola”. È questa capacità che ci permette da decenni di generare innovazione in tutti i campi, compreso quello dell’energia. La ricerca in Italia può contare su risorse esigue rispetto agli investimenti di altri paesi europei e industrializzati. Eppure, il numero di ricerche prodotte per ciascun ricercatore italiano è il più alto d’Europa. E le ricerche degli italiani sono le più citate da altri studi. Non è un caso. È la natura degli italiani.
Molte delle tecnologie che ci daranno l’energia del futuro sono state ideate da italiani. Eppure, pochi conoscono nomi, facce, aziende che hanno scritto e sempre più scriveranno la storia dell’energia nel mondo. E pochi sanno che le idee italiane per il futuro dell’energia sono già oggi sfruttate commercialmente da aziende straniere. È vero, era italiano anche colui che ha inventato il nucleare. È proprio vero. Abbiamo inventato quasi tutto noi. Il peggio e il meglio.
Ma oggi vogliamo dare voce all’Italia migliore. Quella che ci permette di dire, molto più della paura per il disastro atomico giapponese, “no, grazie” a tutti coloro, governo e gruppi di potere economico, che vogliono mettere il destino energetico della nostra nazione nelle mani dell’industria nucleare francese. Una industria di stato, alla faccia del liberismo. Un “no, grazie” gioioso e illuminato dalla creatività e dalla capacità di innovazione degli italiani. Non è la paura, ma la capacità di futuro che ci muove.
Giovanni Francia, con le sue intuizioni e sperimentazioni presso la Stazione solare di S. Ilario, nell’arco di meno di vent’anni, richiamò l’attenzione di tutto il mondo su Genova, che a metà degli anni Settanta poteva essere considerata “capitale mondiale del solare”. Progettò e costruì il primo impianto solare a concentrazione nel 1968. Era capace di produrre 1 Mw di energia elettrica. Molti anni dopo, nel 1981, nel Sud della California la sua tecnologia fu perfezionata in un impianto da 354 Mw.
Mario Palazzetti nel 1973 ideò presso il Centro Ricerche Fiat il primo esempio di cogeneratore. Utilizzava il motore di una 127, di 903 cm3, modificato per funzionare a gas o biogas. Il motore azionava un alternatore di 15 Kw che forniva all’utenza l’energia elettrica. Il calore generato dal motore, solitamente disperso mediante i gas di scarico e il corpo del motore stesso, veniva invece utilizzato per scaldare l’acqua destinata al riscaldamento degli ambienti e agli usi sanitari. L’accurata progettazione consentiva un recupero del 90% della energia introdotta con il combustibile, e la sua modularità consentiva l’installazione di molteplici unità controllate elettronicamente. Molti anni dopo, è possibile acquistare cogeneratori non dalla Fiat, ma da Volkswagen, Totyota e Mitsubishi.
I giovani ricercatori del Polo solare organico dell’Università Tor Vergata di Roma, hanno avviato nel 2009 la fase di industrializzazione di una nuova generazione di pannelli fotovoltaici senza silicio. Hanno utilizzato il succo di mirtillo, perché nel sottobosco quelle piante hanno sviluppato più di altre la capacità di sfruttare la poca luce del sole di cui dispongono. Lo hanno fatto con poche risorse e le capacità di uno straordinario gruppo di giovani scienziati. Tutti italiani.
Mauro Mengoli, allevatore di Castenaso, alle porte di Bologna, ha realizzato uno dei primi impianti capaci di ricavare metano da liquami e scarti agroalimentari. Lo ha fatto quando ancora non c’erano incentivi economici per le energie rinnovabili. Lo ha fatto da solo, riprendendo e perfezionando tecnologie messe a punto da contadini italiani negli anni Settanta.
Alessandro Cascini, ingegnere aeronautico che lavorava per Maserati e Ferrari e che ora, con la sua Mact, si è riconvertito alla produzione di piccoli impianti eolici, alti tre metri e con l’elica in legno lamellare, conformata come una piccola scultura. Alternativi all’eolico impattante da 120 metri. Che uniscono design e tecnologia nel miglior spirito del “made in Italy”.
La Archimede Solar, del Gruppo Angelantoni, azienda attiva nel settore dell’alta tecnologia, è l’unica al mondo che produce tubi per il solare termodinamico a concentrazione. Lo fa su brevetto Enea. Oggi è partecipata dalla Siemens, che, mentre usciva dal progetto nucleare Epr francese, ha scelto la tecnologia italiana per realizzare il progetto Desertec: impianti solari nel deserto del Sahara.
L’elenco potrebbe continuare. Ma è inutile dilungarsi, il senso di queste parole è uno solo: il nucleare è una tecnologia contraria agli interessi dell’Italia sotto tutti i punti di vista. Non si tratta solo di mettere in mani straniere il destino energetico della nazione, ma di fare una scelta di campo: essere terra di conquista di gruppi economici multinazionali oppure svolgere un ruolo di guida a livello internazionale per aiutare Francia, Giappone e Germania a uscire dal tunnel del nucleare.
Io scelgo l’Italia.


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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da Lucy Gordon il Lun 21 Mar - 17:52

Purtroppo radio maria non è nuova a questo genere di uscite.
E' oramai chiaro che stiamo parlando di una linea editoriale di stampo estremista.
Tutte le loro uscite sono palesemente riferibili al vecchio testamento, si fanno scudo del nome di Gesù disattendendo continuamente la sua parola. Ricordiamoci la linea politica antisemita del loro direttore. De Mattei non è nuovo a simili uscite è infatti già stata contestata la sua carica al CNR altre volte. Un reazionario antievulozionista bigotto che ricopre un acarica del genere solo in Italia poteva succedere.

Una delle tante vergogne di questo paese.
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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da istinto il Lun 21 Mar - 22:36

http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2011/3/21/ne-con-gheddafi-ne-con-chi-lo-bombarda-free.html
Esiste un principio sancito a livello internazionale già nel 1975: quello dell’autodeterminazione dei popoli. Significa che nessuno dovrebbe ingerirsi delle vicende interne di uno Stato, anche se a governarlo è un dittatore grottesco e feroce come il Raìs della Libia

di Alessio Mannino

È il turno della Libia. L’imperialismo, il vecchio immondo imperialismo occidentale si avventa sull’ennesima pedina che si è posizionata fuori posto nella scacchiera degli interessi dell’arrogante Occidente. Si interferisce nella vita interna di un paese in cui la piega degli eventi non collima coi piani e col portafogli degli Stati Uniti e delle potenze europee, e si fanno parlare le armi. Si procede con tutti i crismi della legalità internazionale facendosi scudo dell’Onu, si parte morbidi con l’embargo e la no-fly zone, ma da subito gli aerei dell’aviazione americana, francese e inglese (e italiana, anche se la nostra posizione sembra restare più defilata) bombardano a tutto spiano. L’assioma politico è sempre lo stesso: se non va bene a noi, gli affari degli altri diventano nostri per diritto divino. Pardon, internazionale.

E qui si apre una questione pesante come un macigno: l’autodeterminazione dei popoli. Un popolo deve poter essere libero di decidere il proprio destino senza intromissioni esterne, legittimate o meno che siano da risoluzioni delle Nazioni Unite. Prima di tutto, perché la legalità di tale istituzione è fatta solo di pezzi di carta, sventolati quando fa comodo e lasciati giacere nel dimenticatoio se disturbano. Quante risoluzioni hanno violato o ignorato gli Israeliani? Un’infinità. Ma siccome Israele è pappa e ciccia con gli Usa, il rispetto delle regole per i massacratori di Gaza non vale. L’Onu è soltanto un bel palazzo di vetro che sanziona la prepotenza di una manciata di energumeni, e se non rende esclusivamente i suoi servizietti a Washington è grazie al fatto che fra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza sono presenti la Russia e la Cina (che hanno tutto l’interesse a lasciar fare ad Americani e company dal momento che anche a loro, per le loro magagne in Cecenia e Tibet, può tornare utile un certo doppiopesismo).

L’aspetto più importante, però, consiste nel principio in sé. Come sancito nel Trattato di Helsinki del 1975, il diritto di ogni popolo all’autodeterminazione è un pilastro dell’umanità e corrisponde alla libertà di farsi da sé la propria storia. Ora, qui non è questione di parteggiare per Gheddafi, come prima la scelta non era pro Saddam o Omar. Il punto fondamentale è difendere il valore astratto, generale e valido in tutte le occasioni, dell’indipendenza da interessate ingerenze straniere. Gheddafi è un dittatore affarista che unisce ferocia e kitch da operetta. Saddam era un miles gloriosus satrapesco e crudele, che aveva gasato un’intera minoranza, quella curda, e teneva in uno status di semi-apartheid quella sciita filo-iraniana. Verso questi due soggetti non ci può essere simpatia. Ma vediamo il caso più ostico, quello del mullah Omar, capo dei Taliban afgani. Il discorso per lui è diverso. Si parla di un uomo che ha conquistato l’Afghanistan sì con la forza, ma strappandolo ai signori della guerra, predoni che taglieggiavano e opprimevano la popolazione obbedendo a una sola legge: l’arbitrio. Il consenso popolare che gliene derivò lo usò per instaurare un regime ispirato alla più dura versione della Shariah islamica. Ma non trescava con gli occidentali contemporaneamente agitando in aria la spada del’Islam, non abusava del potere per arricchirsi né per tentare improvvide e folli avventure militari fuori confine. Simpatizziamo per lui? Di più: tifiamo per lui e per i gloriosi resistenti all’occupazione alleata.

Ma, e veniamo alla vexata quaestio, non ci sogniamo minimamente di abbracciare la fede e i valori di Omar né tanto meno immaginiamo un’Italia talebanizzata. Il suo modo di vivere e di concepire la società sono e restano unicamente suoi. Ciò nonostante ci sentiamo in dovere di sostenere il suo diritto a combattere l’invasore, che è identico al diritto di qualsiasi altro uomo che si batta per il proprio paese.

Ci vuol tanto a capire questo concetto? Per quasi tutti, dalle nostre parti, sì. Il bravo democratico medio, ciecamente ideologizzato, confonde un principio universale e concreto, l’autodeterminazione, con il merito specifico, in questo caso il fanatismo dei barbuti talebani. Non comprendendo che essere idealmente al fianco di un giovane partigiano islamico non significa sposarne la visione del mondo, beninteso fintantoché quella visione, il combattente afgano, non voglia imporcela. Nel qual caso cadrebbe lui nell’errore di voler esportare la sua teocrazia, e allora noi faremmo bene a difenderci. In breve, non si dovrebbe esportare un bel niente, né la democrazia né nessun altra ideologia.

Diceva Ernesto Guevara, il “Che”, un idealista vero che dopo Cuba andò a morire in un altro paese mettendosi al servizio della causa rivoluzionaria locale, non scatenando guerre di aggressione: «Le rivoluzioni non si esportano. Le rivoluzioni nascono in seno ai popoli». Perciò onore ai ribelli anti-Gheddafi - i quali, checché ne pensino i democratici totalitari di casa nostra, ragionano secondo usi tribali e non è detto che vogliano governarsi a modo nostro. Non costruiamoci addosso ancora una volta il ritratto, falso e marcio, di liberatori di gente che deve poter diventare libera da sola e a modo proprio.



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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da istinto il Lun 21 Mar - 22:39

rossadavino ha scritto:




Lunedì 21 Marzo 2011, 12:59 in Internazionale, Rassegna Politica

anche nel cao dello tsunami di qualche anno fa Radio maria si era espressa allo stasso modo. Spero che DIo torni sulla terra per eliminare Radio Maria

Catastrofe in Giappone, su Radio Maria è un castigo divino: l'intervento (scandaloso) di De Mattei, vicepresidente del CNR


Radio Maria, roba da non credere. A parlare così è Prof. Roberto de Mattei, vicepresidente del CNR di cui sarebbe opportuno chiedere immediatamente le dimissioni. Vi ricordiamo che "il Consiglio Nazionale delle Ricerche è il più grande ente di ricerca pubblico del nostro Paese. Costituito il 18 novembre del 1923 e trasformato nel 1945 in organo dello Stato ha svolto prevalentemente attività di formazione, di promozione e di coordinamento della ricerca in tutti i settori scientifici e tecnologici.


Nel 2003, a seguito del decreto legislativo 4 giugno 2003 n. 127 il CNR è divenuto "ente pubblico nazionale con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese".
Alcune agghiaccianti pillole:
Nessuno può dire che lo tsunami se sia stato un castigo di Dio, certamente una catastrofe.
E' stato un modo per purificare.
Ci basta la sicurezza che le catastrofi possano essere e sono esigenza della giustizia divina.
Dio si serve delle grandi catastrofi per raggiungere un fine alto della sua giustizia.
Dio non può fare che il terremoto colpisca il colpevole e salvi l'innocente. E' chiaro che talvolta salva l'innocente con un miracolo, ma non è obbligato.
Il colpevole, quindi, si trova nella stessa condizione dell'innocente. La sua morte è l'esecuzione di un decreto di colui che è padrone della vita e della morte. Perché meravigliarsi quando vediamo fanciulli innocenti morire sotto le macerie?
Il terremoto è un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima perché Dio le ha voluto risparmiare un triste avvenire


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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da maledimiele il Mar 22 Mar - 12:09

http://www.stampalibera.com/?p=24324#more-24324

Napolitano: Non è guerra? Ci dica: dov’è l’interesse nazionale?
22 marzo 2011 | Autore admin |

Fonte: http://selvasorg.blogspot.com

Che ci guadagna l’Italia dalla creazione del Protettorato della Cirenaica? - Perchè subordinarsi alla Francia e Gran Bretagna, e voltare le spalle alla Germania?
Tito Pulsinelli
“..ma non è una guerra è un’azione ONU!” (sic). Come? Sì, è “un’azione ONU”, davvero? La Francia si è aggiudicata il subappalto principale, con la coppia anglosassone felice per la volenterosa opera di apripista svolta dall’infausto Sarkosy. L’Unione Africana smentisce d’aver partecipato al vertice di guerra di Parigi, e la Lega Araba accusa che hanno barato, tradendo i patti originali. E l’Italia che ci fa in questa compagnia? Stando all’obliqua spiegazione del presidente della repubblica, l’Italia sarebbe costretta a partecipare in azioni di guerra -non dichiarate- per il semplice fatto di appartenere all’ONU. Ma va lá Giorgio, raccontane una “Migliore”: ci sono fior di Paesi che partecipano all’ONU ed hanno condannato o si sono defilati. Cito uno a caso: la Germania. E’ possibile che il Circo Montecitorio voglia sempre “fare come l’America” (nel senso di Stati Uniti)? Ma non erano europeisti?Giorgio Napolitano dovrebbe spiegare agli italiani quali sono le superiori ed imperscrutabili ragioni che hanno spinto a stracciare un accordo di collaborazione con la Libia sottoscritto solo cinque mesi fa. Esso garantiva all’Italia una grossa parte del suo fabbisogno energetico e un mercato vorace e ricco per l’ export. Nel frattempo che cos’è avvenuto esattamente per rimpiazzare un trattato con le bombe? Qual’è il vantaggio superiore (o equivalente) che proverrà dalla distruzione della nazione libica o dalla sua spartizione?

L’ideologia dei “diritti umani”, novella foglia di fico dei vassalli e dei vili, giammai viene invocata per chieder conto agli Stati Uniti -(America è un’altra cosa)- delle sue transazioni con la monarchia oscurantista Saudita o con gli Emirati. Nemmeno quando inviano truppe nel Bahrein -senza mandato dell’ONU- per sedare la ribellione contro il locale monarca assoluto, in sella da una vita. Evidentemente, la “primavera araba” deve illuminare con diversa intensità, così come i “diritti umani” assurti a dottrina di Stato devono applicarsi solo contro le nazioni più sovrane o più deboli.

Il Circo Montecitorio ha mostrato al mondo lo squallore, doppiezza morale ed inaffidabilità come tratto saliente della sua identità; ma l’elite dirigente non è stata da meno. Incapace di anteporre l’interesse nazionale ed il bene comune alll’autolesionismo: non si sanno più riconoscere nemmeno le ragioni del portafoglio. Sono diventati tutti campioni dell’etica a senso unico? Giorgio Napolitano vada oltre il vacuo suono della retorica, spieghi qual’è il superiore interesse nazionale che ha spinto l’Italia ad aggredire una nazione, proprio nel giorno in cui celebrava il suo anniversario 150.

L’ENI, Finmeccanica, Fincantieri, l’industria ed il commercio nazionali saranno avvantaggiati con la creazione del Protettorato della Cirenaica? Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna -nell’improbabile scenario d’un controllo rapido e totale dell’intero territorio libico- saprà remunerare per avergli permesso di usarci come portaerei? Sicuramente non in misura maggiore di quanto avveniva prima dell’aggressione, o se gli apprendisti cioccolattai Frattini e La Russa avessero giocato un ruolo attivo di mediazione per favorire un negoziato tra Tripoli e Bengasi. Forse non si salvavano gli interessi nazionali, o li si danneggiava meno, sicuramente evitavano un clamoroso autogol. Non si rinverdiva la reputazione di voltagabbana, infidi e dicono -all’estero- anche eterni traditori. Napolitano: cui prodest? Perchè subordinarsi alla Francia e Gran Bretagna, e voltare le spalle alla Germania?

Nel 150 anniversario c’è stato il prodigio di tornare baldanzosamente ad essere compiuta “espressione geografica”. E’ stato un velenoso uovo di Pasqua che contiene una riedizione aggiornata e farsesca dell’8 settembre.
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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da Lucy Gordon il Mar 22 Mar - 17:35

"Santanchè, il master è un falso"
Alla Bocconi non ne sanno niente


Secondo il settimanale Oggi, nel curriculum del sottosegretario compare un riferimento ad un corso in direzione aziendale. Ma negli archivi dell'ateneo non risulta alcuna iscrizione. Poco tempo fa, le dimissioni di un ministro in germania, per aver copiato parte della tesi di laurea
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Daniela Santanché


ROMA - Il Master della prestigiosa Università Bocconi di Milano che Daniela Santanchè ha inserito nel suo curriculum di sottosegretario alla presidenza del Consiglio "è falso". Così scrive il settimanale Oggi di questa settimana, nella sua versione online e cartacea. Sottolineando che della Santanchè e del suddetto master ottenuto presso la Sda, la scuola di direzione aziendale dell'ateneo milanese, non esiste alcuna traccia.

Alla verifica richiesta dal settimanale, la Bocconi ha così risposto: "Abbiamo verificato e dalla nostra banca dati degli ex studenti, non risulta che Daniela Santanchè abbia frequentato un nostro master. Non possiamo escludere, ma non abbiamo modo di verificare, che abbia frequentato un corso breve". La Sda Bocconi, ha riferito per completezza l'articolo di Oggi, "organizza di continuo seminari di aggiornamento per manager che durano uno o più giornate, e di queste decine di migliaia di persone non conserva traccia". Ma si tratta di corsi, evidenzia l'articolo, "che non possono essere certo confusi con un master".

Il settimanale chiude il pezzo con una domanda, citando un fatto di cronaca: "Pochi giorni fa", scrive Oggi, "l'astro nascente della politica tedesca, il ministro della Difesa Guttenberg si è dimesso perché si è scoperto che aveva copiato parti della tesi di dottorato. Cosa farà adesso Daniela Santanchè?"



http://www.repubblica.it/politica/2011/03/22/news/santanch_il_master_un_falso-13958031/?ref=HREC1-4
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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Mar 22 Mar - 18:04

http://nemici.blog.unita.it/da-papi-a-betty-la-fine-di-un-mito-1.277735

Da Papi a Betty, la fine di un mito

Mentre il Paese va verso la guerra e il mondo s'interroga sul futuro del Giappone, un nuovo mistero va ad allungare la lista dei misteri italiani: dalle carte del caso-Ruby emerge che le ragazze del bunga bunga chiamavano il nostro premier BETTY.
Perché, diranno in tanti, dobbiamo interrogarci su questa stronzata mentre eventi apocalittici mettono in discussione gli assetti del Mediterraneo e addirittura il destino del pianeta?
La risposta è semplice quanto impegnativa: perché il nostro premier ha, più di chiunque altro in Italia, il potere di incidere su quegli eventi e di compiere scelte che possono migliorare o aggravare la situazione del Paese nello sconquasso planetario. Qualunque cosa rischi turbarne la serenità ci riguarda.
Perché BETTY, dunque? Confessiamo di non aver ancora trovato una risposta. In un primo tempo, quando la notizia ci giunse solo attraverso il fonetico (e cioè la collega Claudia Fusani comparve in redazione con un'espressione esterrefatta e annunciò: “Lo chiamavano Betty”), pensammo potesse trattarsi di un acronimo sillabico ideato dalle avide bunga bunga girl, mai sazie di gioielli e di denaro, e che in definitiva fosse BE.TI (Berlusconi tirchio) o un acronimo misto-sillabico BE.T.TI, (Berlusconi tanto tirchio), o un acronimo puro (Berlusconi è troppo tirchio, ingenue!). Solo in un secondo momento siamo venuti a sapere della ipsilon finale. E il tentativo che abbiamo fatto, diciamo per “pietà istituzionale”, di stare dentro gli acronimi (Berlusconi è tanto tirchio, yeah!) ci è subito apparso così fragile che abbiamo dovuto rassegnarci all'evidenza del fatto: il nostro premier frequentava delle giovani donne che lo chiamavano Betty, come Betty Boop.
Benché non l'abbiamo affatto in simpatia, ne siamo rimasti colpiti e anche addolorati. Perché questa notizia – unita a quella secondo cui nei bunga bunga le ragazze a volte non si vestivano solo da infermiere o da poliziotte ma a volte da calciatori del Milan! - fa vacillare una delle residue certezze del nostro martoriato Paese.

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Mar 22 Mar - 19:29

http://www.repubblica.it/politica/2011/03/22/news/perina_secolo-13953218/?ref=HREC1-8

Cambio di direttore al Secolo
Flavia Perina: "Cacciata dal Pdl"

La giornalista aveva lasciato il Pdl e aveva seguito Fini in Fli. Da tempo era nel mirino di chi voleva sostiturla con un direttore più allineato con il partito del Cavaliere



Drastico ma non certo inatteso cambio della guardia alla guida del 'Secolo d'Italia. Il Consiglio di amministrazione del quotidiano ha deciso di sostituire Flavia Perina, che dal Pdl aveva seguito Fini in Fli. Un cambio di casacca che aveva indispettito chi nel Pdl voleva una direzione più in linea con il partito di Berlusconi. Che la Perina non assicurava più. 'Il cambio di linea portera' alla morte
del Secolo. Se vogliono farne un altro giornale tipo 'Libero', sanno benissimo che non c'è mercato".

Al momento non c'è ancora nessuna decisione sull'ipotesi di insediare un nuovo direttore politico. A quanto si apprende, al timone della testata di via della Scrofa resterebbe il direttore responsabile Luciano Lanna.

"E' stata una cacciata portata avanti con l'arroganza e la prepotenza senza idee che caratterizza, purtroppo, il cosiddetto Popolo delle libertà" commenta la Perina. Che racconta di aver appreso dell'esonero da una lettera "consegnata da una impiegata". Nel testo si afferma che l'esonero 'ha effetto immediato' e che il Cda 'gradirebbe molto poterle affidare la rubrica settimanale 'D'altro canto" che sarà quanto prima attivata per consentire anche argomenti in dissenso rispetto alla linea editoriale".

"La verità - prosegue l'esponente di Fli - è che il Pdl non riesce a tollerare una voce di libertà. Hanno le tv, i grandi giornali, ma una voce libera per loro era troppo...".

"Ben prima della frattura di Fli -ricorda Perina- questo mondo aveva manifestato la sua insofferenza per un quotidiano libero, coraggioso nell'affrontare temi scomodi, dall'integrazione ai rapporti con l'Islam, dalle veline in lista alla legalità, oltre ogni difesa d'ufficio degli assetti di potere del centrodestra. Personalmente, sono orgogliosa del lavoro che ho svolto al 'Secolo', insieme col condirettore Luciano Lanna e all'amministratore Enzo Raisi, ai colleghi, ai collaboratori, ai poligrafici e a tutta la struttura del nostro quotidiano".

"Con me hanno condiviso e realizzato un progetto con pochi precedenti a destra, dimostrando - rimarca l'ex direttore - che il nostro mondo sa esprimere molto di più dell'invettiva e della retorica trombonesca che ha caratterizzato tanta stampa di destra. Un'ultima riga, a titolo di puro divertimento, voglio dedicarla all'offerta di una rubrica settimanale 'in dissenso'".

"In trent'anni di lavoro nelle redazioni non ho mai visto niente di più assurdo: basta questo per qualificare l'idea di libero giornale e di libero giornalismo di presunti 'editori' che non hanno avuto neppure il coraggio di affrontarmi in un responsabile colloquio", conclude Perina.

Dura la rezione di Fli. "Il Pdl - commenta il vicepresidente Italo Bocchino- dimostra la sua essenza illiberale e dopo aver cacciato Fini dal partito adesso caccia la Perina dal Secolo. Un gesto autoritario che conferma la volontà punitiva del pdl nei confronti di chiunque non esprima gratitudine cieca al capo".

"Quella che oggi licenzia Flavia Perina dalla direzione del quotidiano mostra il segno di una destra passatista, che rifiuta la competizione delle idee perchè conosce solo la forza del potere" aggiunge benedetto Dalla Vedova.

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da Lucy Gordon il Mar 22 Mar - 23:02



TEPCO, il godzilla del nucleare



NATA NEL 1951, la Tokyo Electric Power Corporation (TEPCO) è uno dei Godzilla nucleari del mondo
dell’energia, poco più piccolo di E.ON, EdF e RWE. Davvero, è un mostro atomico, che possiede 17 reattori
nucleari cui se ne dovrebbero aggiungere altri 4, tra il 2014 e il 2018 (o dopo, a questo punto…).
Come tutti i mostri nucleari, la storia di TEPCO è piuttosto orrenda. Nel 2002 si è saputo che TEPCO ha
falsificato per oltre venti anni i dati sulle violazioni alle disposizioni sulla sicurezza nei suoi reattori,
con decine di resoconti truccati presentati alle autorità di controllo. Solo a quel punto, dopo un ventennio
vissuto pericolosamente, i 17 reattori furono chiusi per ispezioni e riparazioni.
Secondo Der Spiegel, nel 2006 TEPCO è stata accusata di nuovo di aver falsificato dati sulla
temperatura dell’acqua di raffreddamento delle centrali (negli anni 1985 e 1988). Altre accuse di
falsificazioni sono state rese pubbliche nel 2007 (senza che gli impianti venissero fermati).
Ecco una breve cronologia dei fatti più recenti (gli ultimi dieci anni) che la TEPCO ha provato a
nascondere:
2000. Un reattore della centrale di Fukushima – quella colpita dal terremoto dell’11 marzo – viene spento.
Altri incidenti, con perdita di radioattività, erano stati già registrati nel 1994 e 1997.
2002. Sempre a Fukushima vengono individuate fessurazioni nell’impianto di raffreddamento.
2004. Secondo Der Spiegel, nell’agosto 2004 (il giorno del 59mo anniversario dell’esplosione atomica su
Nagasaki), quattro operai muoiono per una fuga di vapore surriscaldato nella centrale di Mihama.
2006. Ancora Fukushima: viene registrata una fuga di vapore radioattivo.
2007. Un terremoto meno violento di quello dei giorni scorsi danneggia gravemente l’impianto nucleare di
Kashiwazaki-Kariwa (sempre della TEPCO, il maggiore al mondo come capacità produttiva); l’impianto è
composto da sette reattori in teoria a prova di terremoto (almeno, questo era quello che millantava TEPCO
nella sua pubblicità). Invece, 1135 litri di acqua radioattiva finiscono nel Mar del Giappone durante il
terremoto. In seguito, si scopre che la faglia responsabile del terremoto del 2007 non è mai stata
“ufficialmente” identificata dagli approfonditi studi sulla geologia del sito di Kashiwazaki-Kariwa: infatti, la
centrale è stata costruita proprio sopra la faglia!
2008. A Fukushima, un terremoto provoca la fuoriuscita di acqua da una piscina in cui erano stoccate
barre di combustibile nucleare esausto.
2009-2011. La storia degli incidenti a Kashiwazaki-Kariwa continua. Nel 2009, quattro persone vengono
ferite per un incidente nell’impianto. Nel 2010, a tre anni di distanza dal terremoto, dopo numerosi
interventi per aumentare al sicurezza e dopo ben undici incendi, solo due reattori erano stati riattivati. Al
momento del terremoto (11 marzo 2011) tre reattori erano ancora chiusi.
Nonostante questi spettacolari fallimenti, TEPCO adesso vuole generare altri quattro piccoli mostriciattoli:
due reattori nell’impianto di Fukushima Daiichi (quello che ha generato l’allarme nucleare dei giorni scorsi) e
due in quello di Higashidori. La costruzione è stata rinviata di un anno per nuove valutazioni sulla resistenza
ai terremoti (e, si spera, anche agli tsunami…). Ma, come abbiamo visto, il grado di attendibilità dell’azienda
è molto scarso in materia.
Intanto, il quadro della centrale di Fukushima che emerge – anche da questa cronologia – è di un impianto
pieno di acciacchi, tanto che secondo il database del Centro di ricerche “Nuclear Training Centre” (ICJT) in
Slovenia, l’unità n.1 di Fukushima (quella esplosa il 12 marzo) doveva essere chiusa entro la fine del mese
di marzo dopo quarant’anni di attività e i numerosi problemi evidenziati.


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Messaggio Da ubik il Mar 22 Mar - 23:26

Lucy Gordon ha scritto:
"Santanchè, il master è un falso"
Alla Bocconi non ne sanno niente



Monica Rizzi, la laurea in Svizzera? L’ateneo non ne sa nulla

L’indagine aperta dalla procura di Brescia è ancora in corso. I magistrati vogliono verificare se davvero, come scritto dal Fatto Quotidiano lo scorso luglio, Monica Rizzi, l’assessore leghista in Regione Lombardia, ha millantato una laurea in psicologia. L’ipotesi di reato è quella di abuso di titolo. Gli inquirenti stanno inoltre verificando la partecipazione della Rizzi a convegni e incontri pubblici in veste di specialista di problematiche infantili. Ma i problemi maggiori per l’assessore leghista sembrano adesso arrivare dalla Svizzera. Fabio Lorenzi Cioldi, presidente della sezione di Psicologia- Fpse dell’università di Ginevra dove Rizzi sostiene di essersi laureata, spiega infatti in una mail che “la formazione in psicologia è di minimo 5 anni, il ‘breve corso’ al quale fa riferimento (Rizzi, ndr) non può assolutamente conferirne il titolo”.

L’assessore, più volte interpellata sull’argomento, ha preferito non chiarire la propria posizione. I suoi collaboratori, il portavoce, il gruppo della Lega in Regione Lombardia e l’ufficio stampa del consiglio regionale e quello della giunta, contattati, non hanno avuto modo di parlare con Monica Rizzi né rispondere su ciò che la riguarda. E la questione, per come la sta ricostruendo la procura lombarda, appare semplice.

Dal 2002 e fino al marzo del 2010, l’assessore ha partecipato a numerosi convegni in qualità di psicoterapeuta infantile, titolo di studio esibito, tra l’altro, nel suo curriculum al Pirellone. L’aspetto più clamoroso riguarda un convegno sponsorizzato dalla Provincia di Brescia: siamo nel giugno del 2002, e la “dottoressa Monica Rizzi” partecipa come relatrice alla seconda giornata di studio contro l’abuso sessuale sui minori. Il convegno dal titolo “Dì di No! Possiamo proteggere i nostri bambini e le nostre bambine dall’abuso sessuale?” è curato da Sabrina Fabbri e da Claudia Remondina dell’Ufficio Pari Opportunità della Provincia. “I relatori – si legge nella presentazione del convegno – affronteranno questi temi con l’esperienza che deriva loro dall’essere in trincea, direttamente coinvolti nella lotta contro l’abuso sessuale”.

Al tavolo dei relatori Rizzi siede con il Procuratore Capo presso il Tribunale per i minori di Brescia, Emilio Quaranta, impegnato in una relazione dal titolo: “L’abuso sessuale e la legge”; Ivana Giannetti, presidente del Telefono Azzurro-Rosa, interviene con una relazione dal titolo “Intervista del minore”; Anna Grazia Rossetti, psicologa esperta in linguaggio non verbale, spiega come meglio cogliere nel minore i segnali del disagio; all’incontro non mancano i massimi rappresentanti del mondo istituzionale come il presidente della provincia Alberto Cavalli e il Prefetto Annamaria Cancellieri. Tra gli specialisti chiamati a discutere di abusi sui minori, intervengono anche Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile e terapeuta famigliare del Cbm” e, appunto, Monica Rizzi presentata come “psicoterapeuta infantile”, con una relazione dal titolo “Evoluzione del bambino maltrattato”.

Il Comitato scientifico del convegno si è fidato senza preoccuparsi di verificare i titoli e l’esperienza professionale maturata nel campo specifico dall’allora futuro assessore Monica Rizzi, che infatti interviene e firma il suo discorso in qualità di psicoterapeuta infantile, arrivando ad affermare: “Collaboro per i problemi relativi all’infanzia con il Senato della Repubblica e in specifico con il senatore bresciano Franco Tirelli”. Un intervento in cui la Rizzi parla di “evoluzione del bambino abusato e di sintomi psicologici e fisici che il minore può sviluppare” e “degli indicatori e dei segni ritenuti, dagli studiosi del fenomeno, caratteristici del bambino vittima di violenza”.

Nel corso del suo intervento Monica Rizzi afferma: “la mia esperienza personale e le centinaia di documenti letti, mi portano ad affermare con certezza che spesso il minore vittima di abuso manifesta un interesse inusuale verso questioni sessuali, disturbi del sonno, ansia, depressione, comportamenti di isolamento e, a volte, comportamenti seduttivi nei confronti degli adulti”. Un intervento da specialista, che si spinge a consigliare alla magistratura “l’intervento di un tecnico esperto in materia al fine di ridurre quanto più possibile il numero degli interrogatori del minore coinvolgendolo se non quando strettamente indispensabile”. La relazione prosegue affrontando i temi del reinserimento del bambino abusato e la disamina di alcuni casi riguardanti l’incesto e “le strategie di seduzione a cui ricorre l’abusante nell’incesto, come la svalutazione della figura materna”. Ma la “psicoterapeuta infantile” va oltre, parlando di “terapie psicofarmacologiche nell’elaborazione del trauma e nel superamento dello stesso” e “dei percorsi terapeutici familiari con l’obbiettivo di ricostruire le relazioni familiari dal punto di vista psicologico e relazionale”. E pensare che Rizzi è “solo” un ragioniere.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/22/monica-rizzi-la-laurea-in-svizzera-lateneo-non-ne-sa-nulla/98067/

allora è un vizio Suspect Suspect Suspect

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Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Mer 23 Mar - 0:06

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/03/11/visualizza_new.html_1557212528.html

Giappone, arriva Nube sull'Italia. 'Radiazioni minime'
Radioattività in mare a Fukushima


Quantità minime delle radiazioni provenienti dalla centrale di Fukushima sono già arrivate in Europa, ed entro un paio di giorni dovrebbero raggiungere l'Italia, rimanendo però ben al di sotto dei livelli di allarme. Lo affermano alcune agenzie europee specializzate nella rilevazione delle radiazioni. Secondo la Comprehensive Test Ban Treaty Organisation, un'agenzia dell'Onu che ha 63 stazioni di osservazione nel mondo, le particelle radioattive giapponesi sarebbero già arrivate in Islanda passando per gli Usa: "E' solo una questione di giorni prima che si disperdano in tutto l'emisfero nord - afferma Andreas Stohl, uno degli esperti dell'agenzia - ma per l'Europa non ci sono assolutamente pericoli per la salute". La previsione è confermata dall'agenzia francese per la sicurezza nucleare, secondo cui piccole quantità di ioduro radioattivo proveniente da Fukushima, da mille a 10mila volte inferiori a quelle giunte da Chernobyl, dovrebbero raggiungere la Francia domani, e poi estendersi verso sud nei giorni successivi. Anche il dipartimento per l'energia statunitense ha registrato lo scorso fine settimana un leggero aumento delle radiazioni, attribuito al disastro giapponese.

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da ubik il Mer 23 Mar - 0:35

Paolo Colonnello per "la Stampa"

Silvio Berlusconi non c'era: assente più che giustificato per un Consiglio dei Ministri sulla crisi libica. Ma questa volta non ha fatto valere il legittimo impedimento. In compenso, davanti e talvolta anche dentro l'aula del processo per la corruzione dell'avvocato inglese David Mills, c'erano un centinaio di suoi supporter, novità assoluta per le udienze del Premier.
Pensionati, disoccupati e qualche giovane, perfino un extracomunitario, tutti con un fiocco azzurro al petto, «simbolo di libertà». Ma forse non tutti così militanti, visto che fotografi e cameramen giurano di aver riconosciuto alcuni figuranti dei programmi televisivi Mediaset e dato che qualche giovane si è lasciato candidamente scappare di aver guadagnato, per la presenza un po' scalmanata a palazzo di giustizia «20 euro e un panino, ma non si può dire»...

'nammo sempre mejo Suspect Suspect Suspect Suspect Suspect

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