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Rassegna Stampa

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Ven 14 Set - 20:17

Il venditore di panini

"Si cerca una storia esemplare? Eccone una: porta il nome di Loreno Tetti, venditore ambulante di panini e bibite, titolare di un furgone-chiosco a Milano, in via Celoria 16, ben noto agli studenti del Politecnico. Questo, fino a metà luglio. Ora Loreno è diventato - suo malgrado - un simbolo antimafia. La colpa che non gli viene perdonata è aver testimoniato in un'aula di giustizia contro il clan di 'ndrangheta responsabile di un sistema di estorsioni e minacce, un vero e proprio racket ai danni dei commercianti ambulanti di Milano. Solo in due confermarono in aula, davanti ai giudici e agli imputati, ciò che era emerso durante le indagini. Uno dei due si è poi trasferito in Francia. L’altro, Loreno Tetti, la mattina del 18 luglio scorso ha trovato il suo furgone bruciato. Inequivocabile il messaggio intimidatorio, per lui e per gli altri: chi si ribella la pagherà. Ma Loreno è testardo, ha deciso di non piegarsi e lunedì riaprirà il suo chiosco, sotto la vigilanza della polizia locale e con il sostegno degli Studenti di Fisica e di alcune associazioni milanesi sensibili alla lotta alla mafia, che lunedì alle 13,30 in via Celoria hanno organizzato un presidio per manifestargli "vicinanza e riconoscenza". Una piccola storia, quella di Loreno, non da prima pagina, sull'innalzamento dello spread fra ricatto mafioso e libertà economica nella moderna Milano, che ci dice una cosa chiara: fin quando vendere dei panini richiederà coraggio, noi non andremo da nessuna parte." Piero Ricca
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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Ven 14 Set - 20:28

Della Valle attacca Marchionne: “Lui e gli azionisti sono il vero problema della Fiat”
Il patron di Tod's in una nota attacca le scelte dell'ad di Fiat e del presidente Elkann definendo entrambi dei "furbetti cosmopoliti". Della Valle poi parla di "un teatrino degli annunci fatti da questi 'Signori'", che garantisce loro solo un effetto mediatico e sembra essere la cosa più importante da ottenere"


“Il vero problema della Fiat non sono i lavoratori, l’Italia o la crisi che sicuramente esiste: il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate”. Lo afferma in una nota inviata alla stampa Diego della Valle, attaccando sulla vicenda Fabbrica Italia Sergio Marchionne e il presidente di Fiat, John Elkann cogliendo così l’occasione per togliersi qualche sassolino della scarpa, dopo lo scontro che lo aveva visto contrapposto, la scorsa primavera, al presidente di Fiat, nel rinnovo dei vertici di Rcs, il gruppo che controlla il Corriere della Sera.

In riferimento all’annuncio fatto dall’ad Marchionne ieri, con il quale comunicava un dietro front rispetto agli impegni presi con il piano Fabbrica Italia, il patron di Tod’s non esita a dire la sua: “Continua questo ridicolo e purtroppo tragico teatrino degli annunci ad effetto da parte della Fiat, del suo inadeguato amministratore delegato e in subordine del presidente. Assistiamo infatti da alcuni anni a frequentissime conferenze stampa nelle quali, da parte di questi Signori, viene detto tutto e poi il contrario di tutto, purché sia garantito l’effetto mediatico che sembra essere la cosa più importante da ottenere, al di là della qualità e della coerenza delle cose che si dicono”, afferma Della Valle nella nota.

”E’ bene che questi ‘furbetticosmopoliti’ – conclude il patron di Tod’s – sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro”.

ilfattoquotidiano

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da ubik il Dom 16 Set - 0:59


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Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch

Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
Avevano parlato, poco, ma quanto bastava per scegliersi. Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare intero dentro. A. D’Avenia
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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Dom 16 Set - 11:38

Pale eoliche, quanti miliardi al vento
Viaggio dalla Campania alla Puglia, trionfo dell’energia alternativa che ha conquistato tutto il Sud. L’affare di questo inizio di secolo, a favore di pochi intimi


Candela è un paesino che lega la Campania alla Puglia. I viaggiatori diretti a Bari lo incontrano alla sommità dell’Appennino, finita la salita dell’Irpinia d’Oriente. Spalanca gli occhi alla Daunia, li dirige sugli ettari di grano del Tavoliere, verso Foggia. A Candela nessuno pensava fino a vent’anni fa che il vento si potesse anche vendere. Il vento qui ha sempre fatto solo il suo mestiere: soffiare. Soffia quasi sempre, anche duemila ore all’anno. Contano le ore coloro che fanno quattrini col vento. Con un anemometro, un’asta lunga, una specie di ago d’acciaio diretto al cielo, si può conoscere se è buono o cattivo, forte o debole. Se soffia come si deve o se fa i capricci. Se è utile a far fare quattrini, dunque.

Arrivarono le aste e con loro particolari personaggi che organizzavano il mercato del vento. Sviluppatori si chiamavano. Sviluppavano il territorio, certo. Gli agricoltori di Candela ne furono lieti, anche il sindaco e tutta l’amministrazione comunale. C’era la possibilità di ottenere qualche migliaio di euro dalla società che avrebbe innalzato le pale eoliche. E soldi per fare una bella festa patronale per esempio e far venire (altrove era già successo) i cantanti di X Factor finalmente! E anche sostenere la squadra di calcio: divise nuove per tutti!

Pure belle sono le pale. Se le vedi da lontano sembrano rosoni d’acciaio o margherite giganti, dipende dai tuoi occhi, da dove le miri. Fanno la loro figura comunque. Ognuno degli abitanti del vento ha una sua immagine da offrire al pubblico dibattito. A un sindaco del Tarantino, per esempio, parevano simili a mulini a vento: “Abbiamo già il mare e avremo i mulini, delle possibili attrazioni per il nostro territorio sempre danneggiato, vilipeso dal nord”.

Le pale eoliche messe una accanto all’altra formano, come ha sempre spiegato Legambiente, un parco eolico. La parola parco dice tutto: significa ambiente tutelato, prati verdi, cielo azzurro, aria pulita. Finalmente il sud non avrebbe insozzato l’aria, anzi l’avrebbe trattenuta e gestita nel miglior modo possibile. Così a Rocchetta Sant’Antonio iniziarono a mettere le pale che pian piano giunsero fino a Candela, poi si volsero verso Monteverde e Lacedonia, paesi limitrofi. Puntarono in direzione di Foggia, cinsero Sant’Agata di Puglia come un pugno stringe una rosa, s’incamminarono verso Lesina, verso il mare dell’Adriatico.

Pale, pale, pale. Un alluvione di pale che ha conquistato tutto il sud. Loro in cima alle montagne, i pannelli fotovoltaici in terra. Creste d’acciaio in aria, e in basso silicio al posto degli ulivi, come in Salento, silicio invece degli agrumi, come in Calabria. Silicio e non pomodori, o vitigni, o alberi. Silicio in nome dell’energia sostenibile, del Protocollo di Kyoto, delle attività ecocompatibili. In nome del futuro dell’uomo. Conviene dunque partire da qui, dall’Irpinia d’Oriente, epicentro del vento, per illustrare il più straordinario, galattico affare di questo inizio secolo. Per domandare come sia stato possibile costruire una fabbrica di quattrini per pochi intimi, un giro d’affari che nel 2020 toccherà punte multimiliardarie, deviando nelle casse pubbliche qualche spicciolo. L’equivalente di un’elemosina. Come sia potuto accadere che un tesoro collettivo inesauribile è stato ceduto ai privati. Che non una pala, una!, sia veramente e totalmente pubblica. Per volere di chi, grazie a complicità di quali menti, di quali mani, di quali occhi? E in ragione di quale bene comune il bilancio statale ha immaginato di destinare, per sostenere il ciclo vitale dello sviluppo delle rinnovabili, un monte di soldi che, in una puntuale, analitica interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo economico e a quello dell’Ambiente, la radicale Elisabetta Zamparutti, unica curiosa tra le centinaia di colleghi silenti, stima in circa 230 miliardi di euro. Solo quest’anno, nel tempo feroce della spending review che taglia ospedali e trasporti, trasforma in invisibili gli operai, taglia commesse e finanziamenti e con loro cancella la vita precaria dei precari, si dovranno accantonare altri dieci miliardi di euro da investire nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, le cosiddette Fer. Dieci miliardi! Uno sforzo titanico a cui gli italiani sono chiamati a partecipare versando l’obolo in rate bimestrali attraverso un sovrappiù della bolletta elettrica. Si chiamano incentivi. Erano i famigerati certificati verdi sterilizzati da nuove norme, le cosiddette “aste”. E non ha importanza che la soglia di rinnovabile elettrica sia stata raggiunta impetuosamente con otto anni di anticipo.

ORIZZONTE D’ACCIAIO

Candela accoglie i viaggiatori nel grande piazzalediunastazionedirifornimentodicarburante. Il vento spazza l’asfalto. La sosta è obbligata per i bus che collegano l’est con l’ovest del Mezzogiorno. Arrivano le corriere da Napoli. Chi vuole andare a Foggia non conta infatti sul treno, sarebbe una via crucis. Perciò il bus. Il viaggiatore può attenderlo nel bar di antico sapore bulgaro. Una stradina lo costeggia e ci conduce verso Rocchetta Sant’Antonio, sulla linea di confine pugliese. Superata la prima curva, l’orizzonte si fa d’acciaio. Una foresta di tubi e di pale, l’una dietro l’altra a recinto dei crinali delle montagne. L’orizzonte è tagliato dalle eliche, sembra che la terra possa decollare e tutti noi puntare da un momento all’altro verso il paradiso. “I contadini hanno fittato agli imprenditori del vento e si sono rifugiati altrove – dice Enzo Cripezzi, presidente della Lipu Puglia e uno dei maggiori indagatori del fenomeno eolico – Hanno messo in tasca i pochi quattrini, una somma comunque incomparabile rispetto al reddito miserabile dell’agricoltura, e hanno scelto l’abbandono. Sono fuggiti col teso-retto, felici finalmente”. Verso Rocchetta troviamo a far compagnia alle torri una poiana, rapace autoctono, che tenta di fare spuntino con una lucertola e poi compare più in là un biancone. Sono uccelli migratori, profondi conoscitori delle correnti del vento. Vivono grazie ai vortici depressionari che d’estate li conducono in Italia, in Spagna, nei territori caldi dell’Europa e l’inverno li riportano in Africa dove attendono il nuovo viaggio. Il biancone, della larga famiglia delle aquile, conosce così bene le correnti da superarle aggirando il Mediterraneo, prendendolo ai fianchi: costa ligure, costa azzurra, costa brava, stretto di Gibilterra, infine Marocco. Fanno fatica a superare l’acqua e questi uccelli migratori sono simili – in quanto a viaggi della speranza – agli uomini migranti. Gli umani muoiono sui barconi, gli animali in aria se il loro corpo non resiste alla fatica che la natura impone. Fino a ieri il pericolo era il canale di Sicilia, superato il quale veleggiavano verso la salvezza. Adesso no, le eliche li confondonoeliannientano.Inibbireali,lecicognenere, specie protetta e rara, possono incappare nelle turbine, ferirsi e morire. Così i falchi, le poiane, e ogni uccello che tenti di attraversare l’Appennino. Effetti collaterali minori, si dirà. E qual è l’effetto visivo, l’impatto ambientale, la forza prepotente e magica di questi spuntoni di roccia che affiorano sui pendii descritti da Gabriele Salvatores nel film Io non ho paura?. “La natura non aveva preventivato le pale eoliche – dice Cripezzi – Guardare oggi questo panorama e compararlo con quello di ieri fa venire un’enorme tristezza, un dolore profondo e rabbia”. La stradina si confonde al vecchio tratturo e punta su Monteverde. Il paese che guarda le pale. 850 abitanti, solo un anziano sulla panchina: “A me fanno venire le vertigini. Allora piglio una pasticca e tutto passa”.

DECIDONO LE REGIONI

Non si può dire no al petrolio e affossare l’eolico e il fotovoltaico, certo. Ma si poteva, anzi si doveva gestire il territorio, dividerlo per caratura paesaggistica,garantireallepaleunluogoealpaesaggio la sua identità. Scegliere dove metterle, e come. Preservare il possibile e il giusto. Invece? Invece la legge nazionale delega alle regioni. Lo sviluppo dell’energia è questione loro. E il paesaggio tutelato dalla Costituzione? Problema locale. Le Regioni anziché fare un piano regolatore dei venti e delle pale e promuovere partecipazioni pubbliche allo sviluppo dell’energia pulita, rendendo bene comune, esattamente come l’acqua, il vento e il sole, privatizzano progetti e attuatori. Tutto demandato agli uffici del Via, microscopici controllori della legalità e del paesaggio che col tempo fungono da predellino delle lobbies.“L’Europacivieta,perlenormesullaconcorrenza, di prendere parte all’impresa”. Un leit motiv non soltanto falso, ma irriconoscente della realtà: non era vero, né poteva esserlo. Ma era comodo dirlo. Pensate che la signora Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, nel primo semestre di quest’anno ha prodotto circa 230 nomine tra consulenti e consiglieri di amministrazione nelle più diverse e bizzarre diversificazioni merceologiche dell’intervento pubblico. Manca solo l’azienda regionale per la promozione del cioccolato bianco. Tutto si può e tutto si fa, ma l’energianonèunbenepubblico,elosfruttamento delle risorse naturali non è questione collettiva. Ricordiamo le parole di sintesi – a proposito della discussione sulla misura degli incentivi da dare ai privati – di Gianfranco Micciché, viceministro al tempo del governo Berlusconi, noto a tutti per le sue battaglie ambientaliste: “Chi tocca il fotovoltaico si propone di far cadere il governo”. E così i raggi del sole si sono trasformati in infiltrazioni private sulla terra. Affari della Sanyo, come a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi . Decine di ettari di terreno confiscati all’agricoltura sui quali sono stati riposti 33mila moduli solari per farne l’impianto tra i più grandi d’Europa. Finanziamento tedesco e tecnologia giapponese. “Vorrei esprimere le nostre sincere congratulazioni per il completamento di questo progetto e ringraziare Deutsche Bank per averci dato fiducia nella scelta dei nostri moduli solari”, commentòMisturuHomma,executivevicePresident di Sanyo. Giusto. Il sole è italiano, ma non conta, non vale. Non si vende. Si regala. Come pure i terreni. Pochi quattrini e affare fatto. Oggi il ministro dell’Agricoltura, l’unico sensibile al consumo del suolo, propone una moratoria uno stop al consumo del suolo. Il governo ha appena licenziato il disegno di legge. Catania non è stato certo aiutato dal collega dell’Ambiente, il prode Clini. Clini non sa o non ricorda che in Italia esistono circa 13 milioni di abitazioni costruite dopo il 1970, quindi senza particolare tutele. Sui tetti i pannelli e gli ulivi per terra: era più naturale e forse possibile? Possibile senz’altro ma troppo dispendioso per i privati: molto più facile tombare di silicio centinaia di ettari di terreno. Molto più veloce e produttivo.

Sono stati cementificati 750mila ettari di territorio solo nell’ultimo decennio. Una parte poteva essere destinata ad ospitare i pannelli? Macché, troppo complicato. Via col vento e col sole dunque. E via con le imprese.

Il Mezzogiorno è stato spartito in spicchi d’influenza.Adalcuneaziendemonopolistesonostati affidati i lucchetti: la Fortore Energia ha cinto la Puglia, l’Ipvc la Campania, Moncada la Sicilia. In Calabria molte srl, alcune delle quali facenti capo indirettamente alle famiglie più importanti della ‘ndrangheta. La Piana lametina e il Crotonese sono stati assoggettati all’illegalità più clamorosa, plateale. Non c’è pala messa che non sia stata accompagnata da un’inchiesta giudiziaria. Truffa, corruzione, falso. Il trittico dei reati tipici, la serializzazione dell’attività giudiziaria. Energia pulita per mani sporche. Non tutte sporche, naturalmente. E non tutti imprenditori affaristi, naturalmente. Ma di certo tutti hanno goduto di una deregulation mai vista, incredibile solo a pensarci.

Edison, Sorgenia, Green Power, Sanyo e poi olandesi, spagnoli, cinesi. Tutti nel business. Solo privati però, sempre privati. Lo Stato non ha partecipato in nessuna forma, e gli enti locali neanche per sogno hanno accompagnato lo sviluppo eolico con una loro presenza, magari anche minoritaria, nelle società di produzione. In Puglia la fabbricaideologicadiNichiVendola,secondocui l’energia, per il solo fatto di essere rinnovabile e pulita fosse obbligatoriamente da catalogarsi a sinistra, ha permesso a essa di straripare. A nord della regione le pale, a sud i pannelli. Nichi ha chiuso la stalla quando i buoi erano già tutti scappati. La Campania è stata comprata come detto dal signor Vigorito, capo dell’Ipvc, pioniere del vento. Acclamato presidente dell’Anev, l’associazione degli industriali del vento. Associazione “ambientalista” secondo i protocolli in uso per i tavoli del ministero dell’Ambiente. Una benemerita. Nel 2005 Legambiente e Anev hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con lo scopo di promuoverel’eolicoinItalia.“Insiemeorganizzanoe collaborano”, scrive il sito ufficiale degli imprenditori. Purtroppo nel 2009 il presidente dell’Anev, questa titolata associazione ambientalista, viene arrestato. La Guardia di Finanza sequestra sette “parchi” eolici in diverse regioni e accusa Vigorito…

Era ieri. Torniamo all’oggi. Al 2011 sono state installate 5500 torri eoliche per quasi settemila megawatt di potenza installata. Altrettante sono in arrivo. Tutte concesse a tempo di record. E chi vorrà dedicarsi alla coltivazione del mini eolico (torri alte anche cento metri fino a 1 megawatt) non dovrà neanche attendere la firma: basta la dichiarazionediinizioattività.Saràzeppodiacciaio anche ciò che ora è libero da impianti. Anche le vostre montagne e i vostri occhi dovranno abituarsi. Serve energia pulita. E che nessuno fiati.

Antonello Caporale - ilfattoquotidiano

a noi tagliano ospedali, scuole, tolgono diritti
e vendono per pochi soldi ai privati beni pubblici, l'acqua, il vento...

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Mer 19 Set - 9:43

Questione di fiducia


La classe dirigente al crepuscolo ha vissuto ieri un’altra delle sue surreali giornate.

La Giunta per il regolamento della Camera ha respinto la proposta del presidente Fini di affidare la certificazione dei bilanci dei gruppi parlamentari a una società esterna. Perché scomodare degli estranei quando gli onorevoli deputati possono giustificare le proprie magagne benissimo da soli? Tanto più che la certificazione esterna li obbligherebbe a garantire la tracciabilità delle spese. Addio a contanti e fuori busta, e instaurazione della dittatura delle ricevute e delle carte di credito. Una scelta da Paese civile, quindi oltremodo antipatica ma fortunatamente scongiurabile, a patto che il controllo venga lasciato a chi ha davvero i titoli per esercitarlo: i controllati.

Naturalmente non è questa motivazione prosaica ad avere impreziosito le relazioni dei membri della Giunta. Essi hanno preferito appigliarsi alla Costituzione, alla democrazia e alla libertà. Ma appena il frutto delle loro cogitazioni è finito sulle agenzie di stampa è scoppiato il pandemonio. I più lesti ad accorgersene sono stati due democristiani - Casini dell’Udc e Franceschini del Pd - che fiutando la rabbia degli elettori di centro e di sinistra si sono affrettati a smentire i propri rappresentanti in Giunta, dicendo che mai e poi mai avrebbero accettato una simile riforma consociativa e che anzi si sarebbero adoperati per fare certificare all’esterno i bilanci dei loro gruppi parlamentari. Nessun segnale apprezzabile è venuto invece dal Pdl, nonostante i suoi elettori siano persino più arrabbiati degli altri. Il partito che fu di Berlusconi ha preferito osservare l’ennesimo minuto di silenzio in morte di se stesso.

Alla fine il nuovo strappo fra Palazzo e Paese è stato in parte scongiurato e, fra un inciampo e un tentennamento, la Casta continua la sua opera di redenzione fuori tempo massimo. Cavour ammoniva che le riforme vanno fatte un attimo prima che i cittadini ne avvertano l’esigenza. Invece l’autoriforma della politica sta avvenendo in ritardo, a singhiozzo, e solo per il costante stimolo dell’opinione pubblica. Appena giornali e associazioni si distraggono un attimo, quelli ci riprovano. E quando la magistratura scoperchia gli scandali come alla Regione Lazio, imponendo uno scatto quantomeno di dignità, alle promesse iniziali di sfracelli seguono brodini caldi che ancora qualche tempo fa ci sarebbero apparsi saporiti, ma adesso risultano inesorabilmente sciapi. Se Renata Polverini avesse bloccato la proliferazione (con relativi benefit) dei gruppi consiliari composti da una sola persona o avesse tagliato le ventotto auto blu del garage laziale quando tutti glielo chiedevano, avrebbe raccolto consensi. Oggi che di auto ne toglie ventitré, i cittadini non applaudono. Semmai guardano con dispetto alle cinque rimaste, immaginando che serviranno a saziare i bisogni mobili del presidente del Consiglio regionale Abbruzzese, quel tizio impermeabile alla vergogna che ha dichiarato al nostro giornale di avere urgente necessità di due vetture sovvenzionate dai contribuenti, una per muoversi a Roma nel corso della settimana e l’altra per curare il collegio elettorale di Cassino durante il weekend.

La sensazione è che, malgrado gli sforzi dei politici più avveduti, all’opera anche ieri, il rapporto di fiducia fra questa classe politica e il Paese sia saltato definitivamente. Ormai basta un equivoco o un dettaglio sospetto - il classico capello sulla giacca che allarma la moglie più volte tradita, dunque diffidente - perché il disgusto, la nausea e la disistima tornino a prendere il sopravvento. Il ricambio della nomenclatura di destra e di sinistra non è un capriccio populista, ma la condizione perché gli italiani ricomincino a fidarsi dei loro rappresentanti. Per tentare di restituire alla politica il prestigio perduto non è rimasto che un modo: cambiare le persone che la fanno.

Massimo Gramellini

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Ven 21 Set - 8:42

Il Senato decollato

Per riprendermi dalle foto del toga party laziale - deputate travestite da ancelle e maiali travestiti da maiali - sentivo il bisogno di rifugiarmi in un’istituzione seria, il Senato della Repubblica. Ieri quell’augusto consesso si occupava di violenza sulle donne. Nell’accostarmi al dibattito, trasmesso dalla tv parlamentare, mi domandavo quali mozioni ed emozioni avrebbero prevalso. In realtà la domanda che avrei dovuto pormi era un’altra: a che ora sarebbe atterrato l’aereo del vicepresidente Nania.

L’uomo incaricato di presiedere la seduta, Nania appunto, era infatti ancora all’aeroporto di Catania per un ritardo di cui ha subito incolpato il ministero dei Trasporti. Ingenuamente mi sono chiesto cosa ci facesse il vicepresidente del Senato a Catania di giovedì. Già il Parlamento funziona due giorni e mezzo alla settimana. Sarà troppo pretendere che almeno quelle sessanta ore i nostri stipendiati le trascorrano a Roma nel luogo di lavoro? In attesa del decollo di Nania, sullo scranno presidenziale è salita Rosy Mauro, che dopo lo scandalo della Lega si è dimessa da vicepresidente vicario, però non da vice semplice. La capisco: i distacchi vanno centellinati. Ma anche lei aveva un aereo in partenza e così «per impegni urgenti e improrogabili» (qualche laurea all’estero?) una donna ha sospeso la seduta dedicata alla violenza sulle donne. Dopo mezz’ora di buio istituzionale senza precedenti è dovuto accorrere il presidente Schifani, interrompendo un incontro coi beagle della Brambilla. Sto cercando una battuta per chiudere, ma dalla disperazione mi è caduta la testa sulla tastiera. La rialzerò appena atterra Nania.

Massimo Gramelini


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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da ubik il Sab 22 Set - 21:53

Polillo: “Ho una pensione di 20mila euro, ma faccio meno ferie dei metalmeccanici”

Prendo circa 20mila euro lordi di pensione al mese, ma il massimo di ferie che ho fatto nella mia vita è di venticinque giorni consecutivi. Ora andate a leggervi il contratto dei metalmeccanici. Leggetevelo. Venite qui preparati”. Non smette mai di sorprendere il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, che durante il talk show politico “L’ultima parola”, su RaiDue, ha snocciolato alcune perle memorabili. “Lavoro da circa cinquant’anni e ho cominciato a diciotto anni, fatevi un po’ il conto” – esordisce, motivando la ragguardevole pensione che intasca – “Leggete però quante sono per contratto le vacanze attribuite alla categoria dei metalmeccanici. Un operaio con dieci anni di anzianità ha cinque settimane di ferie all’anno, quindici giorni di permessi retribuiti” – continua – “e totalizza due mesi di vacanze all’anno. Bisogna prendere atto che nel nostro Paese, negli anni passati, abbiamo giustamente avuto tutti quanti una vita più o meno allegra“. “Non la seguo” – commenta con incredulità il conduttore Gianluigi Paragone. “E beh, certo, non mi segue perchè dico cose sgradevoli” – replica, compiaciuto, Polillo. Ma non è finita: nel dibattito sulla crisi economica, il sottosegretario sfodera un’altra gemma: “Sull’economia reale abbiamo potuto fare poco, anche perchè siamo convinti che sull’economia reale qualsiasi governo può fare molto poco“. Inevitabili le reazioni di dissenso del pubblico e degli ospiti in studio. Particolarmente veemente è quella di Giulio Sapelli, economista e docente dell’Università degli Studi di Milano, che nel corso della trasmissione mostra sconforto e disapprovazione, gesticolando e scuotendo a più riprese la testa. “Sono sconcertato” – dichiara – ho capito bene cosa vuol dire perdere il senso di giustizia, le dichiarazioni di Polillo segnalano la decadenza morale di questo Paese“. La polemica si infiamma quando Sapelli critica duramente le scelte del governo tecnico e rivolgendosi al sottosegretario, dice: “Credevo che lei fosse un onorevole o senatore, perchè parla come un vecchio politico. Mi sembrava che lei fosse un doroteo”. Il match continua quando Polillo legge i dati relativi alle proiezioni di crescita previste dal Governo Monti per il 2014 e il 2015. Sapelli, con sorriso sardonico, lo interrompe e dice: “Quei numeri non vogliono dire nulla economicamente. Guardi, vuol proprio dire che tutto siete meno che un governo tecnico“. Gran finale con il sottosegretario all’Economia che chiede: “Visto che siete tutti scienziati qui dentro, mi date una ricetta per l’economia?

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quando leggo queste cose rimpiango la rivoluzione francese

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Sab 22 Set - 22:37

gli farei perdere la testa...

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L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Lun 24 Set - 20:13

Lazio, la Polverini non è più presidente. “Le mie dimissioni sono irrevocabili”
La presidente della Regione dà l'addio alla presidenza dopo che anche l'Udc ha chiesto nuove elezioni. Casini: "Restituire la parola ai cittadini". Alfano e il Pdl hanno resistito fino all'ultimo, ma il partito di Berlusconi ormai batte in ritirata: "Rifondare tutto"


ilfatoquotidiano


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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da ubik il Lun 24 Set - 20:27



Spoiler:

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Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch

Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
Avevano parlato, poco, ma quanto bastava per scegliersi. Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare intero dentro. A. D’Avenia
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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Mar 25 Set - 9:19

Bikini di Stato




Condividol’indignazione del molto onorevole Frattini, che definisce «una porcheria» l’aver candidato la signorina Minetti, benché non ricordi metafore altrettanto suine da parte dell’ex ministro quando costei venne inserita in lista per ordine di Lui-sa-chi. Un insopportabile eccesso di moralismo sabaudo mi induce a deprecare che una rappresentante delle istituzioni abbia appena sfilato in costume da bagno sulle passerelle milanesi dell’alta moda. Non intendo dire che mi sarebbe bastato che si mettesse l’accappatoio. Né mi permetterei di definire la signorina Minetti una scostumata, non fosse altro perché un costume addosso lo aveva. Sono invece tormentato dal dubbio che all’autorevolezza della politica non sempre giovi che un politico, ancorché di aspetto piuttosto gradevole, ancheggi in bikini davanti ai fotografi. Parlo a nome delle migliaia di cittadini che hanno espresso pubblicamente il loro sdegno, invadendo la pagina Facebook dell’azienda produttrice di costumi, non prima di aver intasato - per puro scrupolo d’informazione - le gallerie fotografiche che riproducevano il défilé minettiano.

E’ tempo di arginare sul nascere questa pericolosa deriva. E’ tempo che la signorina Minetti smetta di gettare fango sull’istituzione prestigiosa di cui fa parte, la Regione Lombardia, che al pari della Regione Lazio è uno dei capisaldi democratici di questo Paese e il cui presidente si segnala per la sobrietà delle amicizie e delle camicie.

Massimo Gramellini

quello per staccarlo dalla poltrona ci vuole il piede di porco... (cit dal web)

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Mar 25 Set - 10:20

Le primarie tutt’altro che secondarie

Le primarie del centrosinistra riguardano tutti. Anche quelli che non votano centrosinistra. Personalmente, non ho ancora capito bene che cosa vince chi le vince, perchè non è proprio chiarissimo se servano a decidere chi sarà il premier in caso di vittoria del centrosinistra o chi sarà il leader del centrosinistra che poi sceglierà un altro premier o chi sarà il segretario del Pd. Nel primo caso, non capisco perchè sia invitato Vendola, ma non Casini, visto che D’Alema e Letta han già detto che sarà alleato del centrosinistra nel futuro governo. Nel secondo, non capisco perchè non sia invitato anche Di Pietro, visto che se vincesse potrebbe decidere lui con chi allearsi e con chi no (e lui ha già detto che Casini non lo vuole, così come, a giorni alterni, dice anche Vendola). Nel terzo, non capisco che cosa c’entri Vendola che non fa parte del Pd (a meno che non abbia in mente di confluirvi). Speriamo che ce lo facciano sapere, possibilmente prima delle primarie.

Quello che è chiaro è che l’esito delle primarie potrebbe cambiare la faccia alla politica. Non so se in meglio o in peggio, ma la cambieranno: per questo riguardano tutti. A me piacerebbe tanto che le vincesse Laura Puppato: l’ho conosciuta quand’era sindaco di Montebelluna, unico sindaco di centrosinistra in una provincia tutta leghista, quella della Treviso di Gentili, il leghista che ne è stato prima il sindaco e poi il prosindaco, detto anche il Prosecco per il suo eccellente tasso alcolico. Laura mi invitava ogni anno a un incontro sulla legalità, anche quando il suo partito mi aveva radiato dalle feste dell’Unità (su cui scrivevo) perchè osavo criticarlo sull’Unità. E, parlando con la gente, sapevo che era stimata da tutti perchè governava bene, con onestà e competenza: così anche quelli che, alle provinciali, alle regionali e alle politiche, votavano Lega, alle comunali di Montebelluna votavano Puppato. Un partito serio l’avrebbe presa e portata subito a Roma non appena uscita dal Comune, al posto di una delle tante muffe imbullonate alle poltrone del Politburo “de sinistra”. Invece l’hanno dimenticata in consiglio regionale del Veneto. Ora si candida e le auguro di vincere, anche se mi rendo conto che il mio è soltanto un sogno: è quasi impossibile contrastare lo spiegamento di forze, di truppe cammellate, di media e di soldi dei due principali contendenti: Bersani e Renzi.

Se vince Bersani, nulla cambia. Riavremo il Parlamento e, in caso di successo alle elezioni politiche, al governo gli stessi di sempre: si sono già spartiti le poltrone onde evitare che i vari D’Alema, Veltroni, Finocchiaro, Franceschini e Fioroni restino col sederino scoperto. Ma se vincesse Renzi? Nella linea politica del Pd cambierebbe poco o nulla: Renzi vuole rottamare lo stato maggiore del Pd per fare le stesse cose al posto loro. Adora Marchionne, se ne infischia dell’articolo 18, la Provincia di Firenze sotto la sua presidenza ha sperperato un bel po’ di soldi pubblici, non pronuncia mai parole-tabù come mafia-politica, anticorruzione, diritti dei lavoratori, conflitto d’interessi, antitrust (e per forza: il suo principale consigliere è Giorgio Gori, ex direttore di Canale5, Italia1 e Rete4). Ma, con l’eventuale vittoria di Renzi, arriverebbe un quarantenne, con la sua squadra di coetanei o giù di lì, in un partito che è un museo delle cere. E, per forza di cose, andrebbero a casa un bel po’ di fossili e dinosauri: difficile che, con quello che dicono (e soprattutto pensano) di lui, i Bersani, Veltroni, D’Alema, Franceschini, Fioroni, Finocchiaro restino al loro posto. Per quanto disinvolto e spregiudicato sia, Renzi non potrebbe che aprire le finestre del Pd, far circolare un po’ di aria nuova (attenzione: dico nuova, non necessariamente migliore) e cambiare il mobilio. In un panorama politico immutabile, sempre uguale a se stesso da venti o trent’anni, sarebbe un mezzo terremoto. Non politico: generazionale. E inevitabilmente costringerebbe anche il centro (dove Casini si trascina dietro vecchie mummie, compresa la sua) e soprattutto la destra (dove ancora comanda Berlusconi) a porsi il problema di rispondere, in qualche modo, al trema generazionale.

Insomma, per usare un’espressione usurata e un po’ enfatica, nulla sarebbe più come prima. Per questo penso che le primarie del centrosinistra riguardano tutti, anche chi vota Di Pietro, Casini, Pdl, Cinque Stelle. E anche chi non vota. Vale la pena ai seguirle con attenzione e anche con un po’ di apprensione. Tutti. Chi vota centrosinistra, per andare a votare. Gli altri, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Marco Travaglio

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da miki il Mar 25 Set - 15:30


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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da anna il Sab 29 Set - 8:58

Sostiene Lavitola

Se questa lettera è falsa, mette spavento. Se è vera, molto di più. Fra i documenti sequestrati dalla magistratura al faccendiere Valter Lavitola spunta un appello chilometrico e accorato a Berlusconi. Il cosiddetto direttore del fu «Avanti!». Lavitola appunto, lo avrebbe scritto alla vigilia dell’ultimo Natale dal rifugio di Rio de Janeiro, prima di rientrare in Italia e consegnarsi alla giustizia.
Parole in libertà, anche dalla grammatica, che raccontano gli ultimi anni di questo disgraziato Paese meglio di un trattato politico o di una gag di Cetto La Qualunque, dando corpo ai sospetti, alle angosce e alle vergogne che hanno tratteggiato il crepuscolo del regimetto silviesco. Riporterò un’antologia di brani scelti, limitandomi a qualche commento in corsivo che dedico al fustigatore dei Lavitola di ogni epoca: Totò.

«Sig. Presidente, La prego di scusarmi se, con la consuetudine che lei mi ha concesso, Le scrivo con estrema chiarezza (In quel mondo di maneggi fumosi la chiarezza è una colpa da dichiarare preventivamente).
“Leggere che Lei mi accomunava ad un mafioso mi ha fatto molto male e ha rischiato d’avvero (licenza po’etica) di farmi impazzire. Io mi sono fatto da solo senza il suo benché minimo contributo. Lei invece era in debito con me per avere io comprato De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie della Procura da dove erano arrivate le pressioni per il vergognoso arresto della moglie e “lavorato” Dini. (Lavitola sta rivendicando come meraviglie da Nembo Kid una serie di manovre corruttive per far cadere il governo Prodi nel 2007).

“Lei mi ha promesso più volte di entrare al governo, di mandarmi al Parlamento Europeo, di entrare nel cda Rai (questa ce la siamo risparmiata), che il primo incarico importante che si fosse presentato sarebbe stato per me, di collocare la Ioannuci nel cda dell’Eni (Claudia Ioannuci, ex senatrice di Forza Italia amica sua), di nominare Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica (almeno).

“Mi ha concesso: la Ioannuci nel cda delle Poste (l’Eni ringrazia, le Poste meno) e il commissario delle dighe, ruolo inventato da me con Masi quando era a Palazzo Chigi. (Chiudete gli occhi e liberate l’immaginazione: Lavitola e Masi, il futuro dirett-horror della Rai, chiusi dentro Palazzo Chigi mentre su concessione del Capo si inventano il commissario delle dighe. Per la cronaca si chiama Guercio, e qui la realtà supera i Vanzina).
“Ho ottenuto da lei anche: che Forza Italia concedesse all’Avanti! un finanziamento di 400 mila euro nel 2008, altro non era che il rimborso che Lei mi aveva autorizzato a dare a De Gregorio nel 2007 (per fare secco Prodi), 400/500 mila euro, non ricordo (100 mila più, 100 mila meno: pinzillacchere) per la casa di Montecarlo (qui Lavitola, commissario delle bufale, allude ai soldi spesi per andare a Panama e rastrellare documenti che comprovassero i maneggi edilizi dell’odiato Fini nel Principato, carne fresca per le mandibole dei giornali berlusconiani).

“Quando mio cugino (ci mancava, il cugino) editava il giornale dell’Italia dei Valori, Gianni Letta su Sua richiesta fece pressione sull’Avvocato dello Stato per sbloccare il finanziamento pubblico. Mi accusano di averle insistentemente raccomandato il maresciallo La Monica, la fonte che ha contributo a salvare Bertolaso e che ci ha coperti nell’indagine sull’acquisto dei senatori, ha datto ( doppia t, alla sarda) una mano sul serio nelle indagini su Saccà e Cosentino e ha elliminato (doppia l, alla cinese) alcune foto che la vedevano ritrato (una t, alla romana) assieme a Bassolino e ad alcuni mandanti della Camorra per la vicenda rifiuti: sono certo che lei non sapesse chi fossero (però intanto glielo ha ricordato).

“Non è mia intenzione rinfacciarle nulla, ma Lei mi diede la Sua parola. (benedett’uomo, Berlusconi ne ha date talmente tante, di parole, che oramai in tasca gli sarà rimasta solo qualche vocale).
“Si trata (vedi alla voce: ritrato) dell’escussione di un credito morale che sono convinto di avere. Le cose fatte tra noi le ho fatte scientemente e come tale da uomo. Lei non sarà mai coinvolto. Mai e poi mai!!! (Sottotesto: sempre che apra il borsellino. E infatti…).

“Ho bisogno che si trovi lavoro ad alcuni di quelli che lo hanno perso con l’Avanti! (I più deboli e meritevoli, immagino). Si tratta di mia moglie, 3/4mila euro mese, giornalista; mia sorella, laureata in psicopedagogia., 2/3 mila euro mese; il mio ex autista, 2 ragionere (impiegate di colore?) , 1 giornalista (almeno uno, finalmente) . Ho poi bisogno che si paghi una società cinese, 900 mila dollari, che mi ha fornito i servizi necessari alla definizione del piano di sfruttamento della mia concessione di taglio in Amazzonia (pure distruttore dell’ecosistema, dài!).

“Il clamore della vicenda giudizziaria (ma una bella terza elementare, no?) sta determinando un comprensibile ma odioso ostracismo nei miei confronti (meno male che se n’è accorto). Si restituiscano a Capriotti 500 mila dollari da lui spesi a vuoto a Panama, dei quali mi ritiene forse giustamente responsabile. Ha una sala bingo, non è difficile pagarlo perdendo un po’ di soldi al bingo, così saprebbe come giustificarli. (Bingo!).
“Tranne che le assunzioni, per le quali la prego di impegnarsi al massimo, si tratterebbe di un prestito. Assieme alla somma prima elencata (900.000 $ + 500mila$ + 5 milioni di euro), ovviamente le restituirò anche i 225 mila euro residuo dei 500 mila affidatimi da Tarantini (mi è venuto il mal di testa).

“Ho in programma di costituirmi a Napoli per tentare un patteggiamento subito dopo le vacanze natalizie, se Dio vuole che non mi catturano prima con un allarme rosso dell’Interpool (un pool di poliziotti nerazzurri?).
“La prego di far contattare mia moglie per farmi sapere a chi emettere le fatture dello studio di avvocati esteri e della società cinese. E di farle sapere come procedere per le assunzioni. E’ la prima volta che Le chiedo un aiuto, mentre io per lei non mi sono mai risparmiato. Ne approfitto per augurarle un Natale sereno, anche se capisco che tra problemi, famiglia e fidanzate non sarà semplice neppure per lei. Dopo i casini devono arrivare soddisfazioni proporzionali. Vorrà dire che ci divertiremo da morire e molto a lungo. Senza il suo prestito mi ridurrei, Dio non voglia, alla fame.” (Dio non voglia, ma mentre i maneggiatori di denaro pubblico si divertivano da morire, alla fame si sono ridotti i loro inconsapevoli finanziatori: gli italiani).

Massimo Gramellini

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Re: Rassegna Stampa

Messaggio Da ubik il Lun 1 Ott - 19:25

Paolo Villaggio per Il Fatto Quotidiano

Sono i cosiddetti "media" che hanno imposto alla popolazione una lingua che, molti, credono turca. C'è un dibattito in Tv; in un finto salottino sono presenti un politico, un medico con i capelli tinti, una scrittrice di 52 anni, che cerca di vendere il suo romanzo e un giornalista da battaglia. Intanto, in una cucina della periferia operaia di Lambrate, il capofamiglia con in mano lo scettro del telecomando si è bloccato sul programma.

La nonna, il bambino e la moglie sono ipnotizzati. Il conduttore: "Cari amici, non andate via perché - e qui pare preso da un attacco d'ansia - vi prego abbiate pietà, non cambiate canale, perché diamo inizio al nostro talk show!".

Il bambino in cucina con un bicchier d'acqua in mano: "Papà che ha detto quel signore? Cosa comincia?". Il padre: "Dove?". La madre: "Ti chiede che cosa ha detto quel signore della televisione". Il bambino implacabile: "Ha detto non andate via perché comincia qualcosa". Il padre: "E che ne so! Sun affari de lu". Il bambino: "Ha detto talk show. Cos'è una lotta turca?"

In studio. Parte il politico "Io non sono antieuropeista, ma antipartitista, apparitista, auditelista, buonsensista, casaliberista, cattopacifista. Io sono...". Interviene il giornalista da battaglia "Tu parli come un egocentrista, margheritista, mediattivista" e si alza in piedi e gli urla in faccia "Tu sei un retroscenista e per di più oltrista!". Il conduttore sorridendo: "Scusate, amici in ascolto, vi prego non andate via".

Pubblicità. Un mondo in bianco e nero, arido e spoglio e dove tutto è immobile, di colpo diventa un mondo coloratissimo dove sfreccia una macchina rossa che al suo passaggio si lascia dietro strade verdi e dove sbocciano fiori. L'auto si ferma. Si apre la portiera e lentamente escono lunghissime gambe con tacchi a spillo e minigonna.

A Lambrate, il bambino: "Papà, secondo te quella signorina quando scendeva dalla macchina c'aveva le mutande o no?". Il padre: "E che ne so io? Sono cose che non mi interessano...". La moglie: "Ma sei proprio uno stronzo! La Gina mi ha detto che ti ha visto che la guardavi come un lupo affamato mentre era in cima a una scala". Il bambino: "Papà allora è vero che al telefono hai detto sottovoce a Marini che la Gina era senza mutande!" Si avventa la madre . Scoppia una rissa atroce, tipo lotta greco-romana, che coinvolge anche la nonna.

Dalla televisione una voce "Cambia la tua vita triste, vieni nei nostri showroom. Per te un Urbanproof competitor full optional, ESP di serie, GPL, trazione integrale permanente simmetrica alla VD, motori boxer p-fuel, navigator comand, park assist, airbag, ABS". Dal groviglio di corpi in cucina emerge la testa del bambino "Quel signore è turco?". In studio: "Rieccoci qui nel nostro salotto. Torniamo all'obiettivo del nostro meeting". A Lambrate dal groviglio dei corpi esce l'urlo della vecchia: "Andè tuti a dar via i ciapp!". Il conduttore preoccupato: "Vorrei dare la parola...".

L'onorevole e il giornalista, dopo essersi sputati in faccia, sono aggrovigliati sul pavimento dello studio in una presa di lotta libera. Urlano: "Giravoltista, jihadista, multilateralista!". Il conduttore: "Signori, per favore, per favore!". I lottatori implacabili: "Scontrista e pure sfondista!". Il conduttore con la lingua cartonata: "Signori, per pietà, non esagerate...".

A Lambrate, da sotto il tavolo della cucina un urlo: "Tuo padre è un pezzo di merdaaa!". In studio i due lottatori si vanno a sedere sulle loro poltrone, ansimano, uno perde sangue dalla bocca. L'altro è senza una manica della giacca. Il conduttore: "Vi ringrazio, signori, per averci dimostrato di essere disposti a una conversazione civile..." e rivolto al terzo ospite: "Lei, dottor Franchi, è un... ginecologo, vero?".

"No, un andrologo". "Ah, complimenti! Finalmente abbiamo in studio un astrologo!". "Nooo, è diverso, io faccio parte di una branca della medicina...". "Scusatemi, signori in ascolto, il nostro ospite è un ornitologo". "Il medico: "Ma che cazzo dice? Io sono uno scienziato che si occupa soprattutto dei signori con problemi sessuali".

Lambrate. La madre al bambino: "Perché non dici a tuo padre di telefonare a quel signore?" In studio. Un tramestio sordo dietro la poltrona dell'andrologo: è ripreso un incontro di box a pugni nudi tra il politico e il giornalista da battaglia. L'ospite donna ne approfitta, si alza in piedi con il libro davanti alla telecamera: "Vorrei presentare il mio romanzo. Licenza profetica edito da...".

Il libro non viene inquadrato, l'immagine barcolla violentemente e inquadra una presa di collo del giornalista alla scrittrice: "Che cazzo c'è venuta a fare qui lei, a vendere il suo romanzo di merda?". La donna: "Ma io...". L'andrologo: "Ma stia zitta lei che è una donna". A Lambrate stanno cercando la nonna.

Il padre: "Ma dove che l'è finita la vecchia?". Il bambino giocando con una pallina: "Papà l'hai buttata tu dalla finestra". In studio. I pugili tornano ai loro angoli, il giornalista ha perso le maniche della giacca e perde sangue dal naso, il politico è a piedi nudi e perde sangue dalle orecchie, l'andrologo è in mutande, sono tutti ai loro angoli, ne approfitta la scrittrice.
Alza il libro che non viene inquadrato: "Ecco il mio..." interviene il conduttore a fatica "Mi scusi signora" e dalla bocca gli cadono sul pavimento quattro denti. Dice a fatica: "Lupiticità".

dagospia


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