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I Film di DarkOver

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da ubik il Dom 16 Mar - 21:35



 

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Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch

Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da ubik il Dom 23 Mar - 19:01

Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie
18 dicembre 2013 Pubblicato da Le parole e le cose

di Carlo Mazza Galanti
Come una meteora L’inconnu du lac è passato a margine dello sguardo dello spettatore italiano, nonostante a Cannes abbia vinto il premio che non di rado incassano i migliori (Un certain regard, oltre alla Queer Palm). Uscito nelle nostre sale a inizio ottobre, è già scomparso, e non resta che cercarlo in rete. Non si fatica a immaginare la ragione della poca visibilità, dalle nostre parti, di questo film a suo modo straordinario: la molta visibilità di nudi maschili integrali, con esplicite riprese di atti sessuali tra uomini. Se già molti hanno storto il naso davanti al culo di Adele, figuriamoci adesso che al centro dell’inquadratura ci sono solo cazzi. Nel mondo astratto, omogeneo, asettico del lago non c’è spazio per il femminile, se non quello simbolico, materno/fetale, dell’acqua, che però uccide. Ma il sesso esplode, salta all’occhio, disturba. Se n’è parlato abbastanza, recentemente, in occasione dell’uscita dei film di Kechiche, della serba Miloš, del prossimo Von Trier e altri ancora: è una tendenza importante, a quanto pare, quella dello sdoganamento autoriale dell’immagine pornografica, tanto più necessaria se pensiamo, fuor di anacronistiche e ormai ridicole pruderies, che qualsiasi individuo di qualsiasi età, da almeno quindici anni a questa parte, ha avuto accesso allo sterminato catalogo dell’iconografia sessuale più estrema nel tempo di un clic. Tre milioni di visualizzazioni è cosa banale per una compilation di cumshots su youporn. In fondo si tratta del cammino stesso del realismo, dal teatro cristiano medievale fino ai giorni nostri: il progressivo allargamento della rappresentazione alta ad aspetti prima relegati alla sfera bassa dei sottogeneri indegni del crisma artistico. O almeno è quello che insegna uno dei saggi sull’arte più importanti del novecento, Mimesis di Erich Auerbach.
L’atto sessuale. In questo film (come nella vita di Adele) è semplicemente ciò che è, nella nostra intimità più o meno irriflessa: un coagulo di aspirazioni, paure, inerzie, emozioni, ossessioni. Visibili. Osservarlo significa prendere a tema uno degli aspetti più affascinanti e misteriosi della nostra esistenza e del nostro stare al mondo. Così succede nel film di Guiraudie, dove nulla è gratuito e lasciato al caso, dove regna una ricerca meticolosa di essenzialità nello sforzo quasi maniacale di valorizzare ogni livello, ogni minimo aspetto del film. E dove attori straordinari (pare però sostituiti nelle inquadrature più hard) interpretano (anche) una sessualità nuda e cruda con tutta la complessità e ricchezza espressiva che merita.
Un lago. Un luogo di rimorchio per omosessuali nudisti. Un mondo chiuso, perfettamente delimitato dalla circolarità delle rive, immerso in un’atmosfera sospesa, una fotografia sublime che coglie e sfrutta ogni elemento visibile, tangibile, respirabile: i movimenti della luce, il vento minaccioso tra le cime dei pioppi, i riflessi sull’acqua, gli scorci tra le frasche, gli sguardi – quasi miracolosamente riuscendo a coniugare un’inclinazione neutra e antropologica alla Gursky o alla Vitali (entrambi già fotografi di spiagge) alla più impenetrabile densità atmosferica, a quell’agitarsi di presagi che trasformano un luogo specifico in spazio completamente, puramente, simbolico; una specie di versione balneare dell’Hanging Rock di Peter Weir.
Quello che a prima vista potrebbe sembrare una trasposizione in chiave omosessuale di Rohmer si trasforma dunque, e con naturalezza sconcertante, in un perfetto e perfido meccanismo hitchockiano. Un thriller impeccabile, cristallino, costruito sul filo di una tensione tanto più precisa e tagliente quanto meno si ricorre agli stupefacenti dello psicologismo e dell’azione: un luogo apparentemente tranquillo, quattro personaggi, un morto e il tempo che scorre. Non serve altro. Si userebbe il termine “teatrale” se quello che abbiamo davanti agli occhi non fosse un oggetto chiaramente, squisitamente, cinematografico. E con sprezzo cinefilo e formalista ci potremmo accontentare di questo per rubricare il film come esemplare di rara bellezza all’interno di un genere maggiore, interpretato dallo sguardo assolutamente originale e deviante dell’autore. Ma sarebbe credo un modo lusinghiero di eluderne la complessità. Lo sconosciuto del lago è un film che parla insistentemente del mondo, del nostro mondo, proprio in virtù della sua essenzialità, nel gioco sui codici, nella centralità dell’erotismo e nell’impennata allegorica della costruzione narrativa.
Il mondo perfettamente concluso, claustrofobico, del lago, dove la flemma si sposa alla frenesia sessuale, il rischio a una tranquillità vacanziera, dove umani come atomi sparsi stesi al sole si accompagnano silenziosamente in un cosmo di solitudini composte, ben distanziate, attraversate da un’eccitazione calma, abitudinaria – assomiglia molto a una raffigurazione emblematica della nostra “vita in tempo di pace (per citare il titolo dello splendido romanzo di Francesco Pecoraro, recentemente pubblicato da Ponte alle grazie). Un investigatore si aggira, elemento estraneo e perturbante, vagamente macchiettistico, tra i corpi bruniti dei bagnanti e nella sparuta vegetazione lacustre dove coiti, erezioni tristi, spermi indifferenti si consumano nella stasi dei pomeriggi estivi. L’investigatore pare un’incarnazione del Buonsenso, o della Coscienza Sociale (eterosessuale?), lesta a formulare l’ipotesi del killer seriale (il vendicatore), o a giudicare l’amore “strano” dei nudisti. Un altro uomo si muove sul margine, come un ponte tra l’universo del lago e quello di fuori: non è né omo né etero, cerca qualcosa che sfugge a tutti, qualcosa di molto semplice, l’amicizia, ed è la figura più umana del film. Forse è proprio lui lo sconosciuto del titolo: l’umano.
Se nella pellicola di Guiraudie c’è un ragionamento sull’omosessualità, e pare difficile negarlo, si tratta di una visione pesantemente disincantata, cupa, pessimista. Il mondo asetticamente funzionale della spiaggetta è l’esatto opposto dell’entusiasmo chiassoso e libertario dei gay pride. Scopare è una dura bisogna che la soluzione lacustre risolve in maniera economicamente soddisfacente, ma riducendo il sesso a una meccanica corporale appena venata di grossolane, inevitabili, sfumature sociali. Quando un sentimento avventatamente romantico ne incrina la perfezione fisiologica, scoppia il dramma, scatta la tensione, il panico, il meccanismo si autodistrugge. L’assurdo che sfiora in certi momenti la comicità (il goffo voyeurista che si aggira masturbandosi come un bambino demente tra le coppiette sparse nella boscaglia) ha la doppia funzione di mettere a distanza uno spaccato sociale che potrebbe sembrare perfettamente normalizzato, perfettamente funzionante, e di giocare con i registri interrompendo la tensione e guadagnando spazio per rilanciarla. Guiraudie è maestro nel pilotare le nostre reazioni emotive guidandoci senza fretta, inesorabilmente, verso il buio totale che si nasconde dietro la placida quotidianità di un mondo che possiamo chiamare gay, ma anche no.
Apprendo dalla rivista francese Telerama che questo regista “ha sempre girato film gay, ma non necessariamente alla Tetù [influente magazine gay francese]. Uomini piccoli, sgradevoli, imprevedibili, sempre abbelliti dal suo sguardo. Ne ha fatto gli eroi di film utopici e bizzarri: western della macchia (Voici venu le temps), epopee metafisiche buffamente collocate tra Oncongues e Bouénozères (Pas de repos pour de braves), commedie picaresche e edoniste (Le Roi de l’evasion).” Qualcuno ha fatto al suo riguardo il nome di Bertrand Blier, uno dei più interessanti, incatalogabili e sconosciuti (all’estero) registi francesi degli ultimi decenni del secolo scorso. L’autore di Préparez vos mouchoirs e Buffet froid ha creato un cinema diverso, nascosto, un cinema fatto per durare, forse per pochi ma suo malgrado, senza atteggiamenti elitari, non difficile, passionale e appassionante, proprio come questo film di Guiraudie: un film da non perdere. E visto che siamo in tempo di bilanci d’annata, mi sbilancio: insieme a The act of killing di Joshua Oppenheimer, il film più bello, più inaspettato, del 2013.


un film non per tutti  Suspect l'ho visto in dvd ieri sera e mi è piaciuto tantissimo   

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Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da ubik il Gio 15 Mag - 21:30



 

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da ubik il Ven 23 Mag - 20:37



pare avere ottime recensioni, soprattutto da parte della critica estera  

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da ubik il Gio 29 Mag - 22:18



 

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da ubik il Mer 4 Giu - 0:40



 

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da Bellaprincipessa il Mer 4 Giu - 9:17

figo!
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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da picpiera il Mer 4 Giu - 18:13

bello l'occhio arcobaleno del mostro   
non è tanto il mio genere.
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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da ubik il Dom 8 Giu - 20:31



dopo 25 tra sequel e riedizioni ecco il prequel  Suspect

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da Bellaprincipessa il Mar 10 Giu - 16:22



mi ispira molto...
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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da ubik il Mar 10 Giu - 22:53

Bellaprincipessa ha scritto:...mi ispira molto...
curioso  

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da miki il Mer 11 Giu - 15:41

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da picpiera il Mer 11 Giu - 19:01

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da ubik il Mer 11 Giu - 23:46

alcuni sembrano me la prima volta che sono andato a vedere Alien      

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Re: I Film di DarkOver

Messaggio Da Bellaprincipessa il Gio 3 Lug - 11:34

   



Thermae Romae, quegli antichi romani con gli occhi a mandorla

Arie d'opera, patrizi romani con gli occhi a mandorla, sushi consumato alle terme. Impressione e desta curiosità il  trailer di Thermae Romae, il film di di Hideki Takeuchi che dopo aver sbancato il box office giapponese (74 milioni di dollari) tenta il colpaccio anche in Italia con la  distribuzione della friulana Tucker film.

La pellicola, girata in parte negli studi di Cinecittà con un numero molto alto alto di comparse, è la trasposizione cinematografica di un fumetto di successo, quel Therumae Romae che uscito dalla matita di Mari Yamazaki rappresenta una delle maggiori rivelazioni del manga degli ultimi anni.

Il film racconta la storia di Lucius Modestus, un architetto dell'antica Roma specializzato nella costruzione di terme. All'epoca, il business senza dubbio più florido nella categoria tempo libero.
Animato da idee poco in linea con gli standard dell'epoca, Lucius si trova però presto senza lavoro. E mentre si concede un ultimo momento di relax nelle adorate terme, viene risucchiato da un vortice spazio temporale per risvegliarsi nel Giappone contemporaneo.

Ovviamente la scoperta della tecnologia e di usi e costumi molto diversi faranno buon gioco per una serie continua di gag e trovate, che unite all'uso spasmodico delle più note arie d'opera veriste (in primis pucciniane, Butterfly in testa) contribuiscono a creare un curioso pastiche tra Oriente e Occidente.

Thermae Romae, uscito in Giappone nel 2012, ha avuto un buon successo in varie piazze dell'Estremo Oriente, ma risulta un prodotto nuovo per il pubblico occidentale: retta dalla star locale Hiroshi Abe, la pellicola tenta di sbancare anche il nostro botteghino.

Sulla scorta del successo del primo capitolo, è stato girato anche Thermae Romae 2, riconfermando il cast e il meccanismo narrativo: set monumentali, oltre 5000 comparse, location mozzafiato (il film è stato girato tra la Bulgaria e il Giappone).

Entrambi i film sono stati presentati al Far East Film Festival di Udine
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