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PiXeL

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Re: PiXeL

Messaggio Da piergiorgio il Gio 8 Mar - 10:53

Lucy Gordon ha scritto:
piergiorgio ha scritto:
anna ha scritto:che cosa curiosa chissà se si diffonderà mai


non credo, l'ho trovato geniale

Suspect Suspect Suspect Suspect Suspect Suspect Suspect


ragazzi datemi retta la droga fa male!


e senza droga... sono molto preoccupato
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Re: PiXeL

Messaggio Da ubik il Gio 8 Mar - 19:53

anna ha scritto:che cosa curiosa chissà se si diffonderà mai


...aaaaahhhhhhhhhhhhhh... mi piacciono da mattiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

fanno tanto star trek

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Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch

Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
Avevano parlato, poco, ma quanto bastava per scegliersi. Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare intero dentro. A. D’Avenia
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Re: PiXeL

Messaggio Da piergiorgio il Sab 10 Mar - 16:18

http://soundcloud.com/digitaliafm/digitalia-123-la-braciola

è un'altra puntata interessante di digitalia
non conosco podcast migliore di questo sugli argomenti tecnologici digitali, anzi se me ne volete segnalare mi fate cosa gradita. ne ho trovati pochini italiani
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Re: PiXeL

Messaggio Da piergiorgio il Dom 11 Mar - 12:10

Ma che Butti dice?

di G. Scorza - Il Senatore Butti si difende: nulla da temere, il DDL che parrebbe sottoporre a licenza ogni possibile forma di uso degli articoli di attualità è giustificato dal quadro normativo europeo e italiano. Ma le rassicurazioni non bastano quando un testo è vago
Roma - Con un post sul suo blog il Sen. Alessio Butti (PDL), classe 1964, si difende dalle critiche e dalle contestazioni indirizzategli a proposito del suo disegno di legge con il quale vorrebbe subordinare ad un contratto qualsiasi forma di utilizzo degli articoli di giornali e periodici online.

"Vorrei dire agli amici della "rete" (nel 2012 scrivere Rete tra virgolette, come se si trattasse di un neologismo la dice lunga sull'era dalla quale provengono certi giovani dinosauri della politica, ndr) che da parte mia non c'è alcuna intenzione di censurare il web.", esordisce il Senatore. Sono le uniche parole dell'intero post che meritano apprezzamento e gratitudine per due buone ragioni: perché il Senatore ha avvertito l'esigenza di rispondere alle contestazioni provenienti dal web e perché rassicura tutti dell'assenza da parte sua di intenzioni censorie.

Sfortunatamente, però, sono anche le ultime parole condivisibili uscite dalla tastiera del Sen. Butti. Qualche bit più avanti, infatti, l'On. Editoria perde il suo aplomb e scivola nella più classica delle reazioni violente e scomposte del politico navigato incapace di accettare l'idea che la Rete (con la maiuscola e senza virgolette, perché fuori dal Parlamento italiano si usa così da qualche decennio) sia uno spazio di discussione libero e aperto, uno spazio che si ispira ai quegli stessi principi che dovrebbero governare anche l'attività di chi come il Senatore scrive le leggi. Conoscere, confrontarsi, comprendere - se necessario studiare - e poi, eventualmente - e solo se indispensabile - deliberare, scrivendo regole puntuali ed intellegibili, utilizzando espressioni non ambigue.
"La mia non è una voce fuori dal coro, ma riprende alcune importanti indicazioni europee e soprattutto le disposizioni emanate dall'AGCOM in materia di diritto d'autore. Leggo invece violentissimi insulti, a me indirizzati, che francamente non esisterebbero se gli autori degli stessi leggessero il testo del nostro disegno di legge con attenzione anziché limitarsi all'esegesi impropria e pasticciata di qualche "capo-popolo del web".". Il problema qui è la sostanza e la crassa ignoranza (prima che qualche collega avvocato vicino al Sen. Butti si faccia venire l'idea di querelarmi perché ho dato dell'ignorante al suo cliente, preciso che l'espressione è usata a proposito - e di proposito - nel senso che il Senatore non conosce e, quindi, ignora le cose che scrive) di chi scrive le leggi.

Il Sen. Butti, ad esempio, ignora il fatto che mai l'Unione Europea ha fissato un principio quale quello che lui vorrebbe scolpire sulla tavola delle leggi italiane e che l'AGCOM non ha, per fortuna, mai varato alcuna misura in relazione alla disciplina sul diritto d'autore online essendosi, almeno sin qui, limitata a minacciare di farlo, salvo poi tornare indietro, complice proprio una strigliata arrivata dall'Unione Europea. Come si fa a scrivere che un disegno di legge trae ispirazione da indicazioni dell'Unione Europea e da regole emanate dall'AGCOM se la prima non ha mai dato alcuna indicazione in tal senso e la seconda mai emanato nessuna regola? Significa, appunto, essere ignoranti della materia il che è, peraltro, perfettamente legittimo, a condizione però di non pretendere di fare poi il primo della classe ed ergersi addirittura a Maestro di regole. È per questo che i rimproveri del Sen. Butti a "qualche capo-popolo" che avrebbe proposto un'esegesi impropria e pasticciata del suo disegno di legge senza leggerlo con attenzione vanno rispediti al mittente con una richiesta di scuse. Se qualcuno ha letto male o, forse, capito male il senso del disegno di legge questi è, probabilmente, proprio il Sen. Butti al quale i suoi mandanti non hanno spiegato bene il senso delle loro richieste o pretese.

"L'utilizzo o la riproduzione, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, di articoli di attualità pubblicati nelle riviste o nei giornali, allo scopo di trarne profitto, sono autorizzati esclusivamente sulla base di accordi". Sta in questo pugno di caratteri il contenuto inequivocabile del disegno di legge del Senatore Butti. Un pugno di caratteri che oggi inchioda uno dei rappresentanti della lobby degli editori nel Senato della Repubblica alle proprie responsabilità.

Le confuse e scomposte proposte interpretative del Sen. Butti dettate dall'intento di ridimensionare l'assurdità e l'anacronismo della sua proposta si scontrano con la lingua italiana. "Utilizzo e riproduzione, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo" significa inesorabilmente ogni possibile forma di uso, parziale o totale di un articolo, inclusa, probabilmente, la sua indicizzazione e/o organizzazione in archivi tematici.

E d'altra parte, che il Sen. Butti abbia l'intenzione di imbrigliare le dinamiche di circolazione, indicizzazione ed aggregazione dei contenuti editoriali online e non solo la loro riproduzione pedissequa e predatoria, lo confessa lui stesso nel suo post e, prima ancora, nella relazione di accompagnamento al disegno di legge: "Le nuove tecnologie informatiche e di comunicazione, il diverso ruolo in cui si atteggiano le piattaforme che mediano tali contenuti informativi, le peculiarità di alcuni sistemi di distribuzione e di categorizzazione delle notizie (tra cui, in primis, i motori di ricerca) rendono, infatti, necessario ed improrogabile un intervento del legislatore.". È questa la motivazione con la quale il Senatore ha presentato il suo disegno di legge al Senato. Piattaforme di intermediazione dei contenuti, motori di ricerca e aggregatori di news sono alcuni dei nemici dell'editoria tradizionale che il Senatore Butti vuole perseguire con il suo disegno di legge.

Non si parla, quindi, come oggi Mr. Editoria vorrebbe lasciare intendere, solo di imporre di pagare un giusto prezzo a chi riproduce integralmente ed in maniera sistematica un articolo pubblicato su questo o quel giornale, ma di esigere che ogni forma di utilizzo online sia subordinata ad un accordo. Un principio estraneo alla legge sul diritto d'autore e che minaccia di limitare e burocratizzare la circolazione delle informazioni online.

"In poche parole nessuno impedisce - scrive il Sen. Butti nel suo post - ai blogger di riprendere articoli o notizie o informazioni purché questa attività non sia a scopo di lucro.". È bello registrare che questo sia il convincimento del Sen. Butti, ma è importante segnalargli che, sfortunatamente, questo non è quanto lui stesso ha scritto - o, almeno, sottoscritto - nel presentare il suo disegno di legge. Non lo è perché anche l'attività di un blogger che riprenda articoli o notizie rappresenta una forma di utilizzo degli stessi che rientra nell'ambito di applicazione del disegno di legge e non lo è perché è sufficiente che il blogger raccolga pubblicità sulle pagine del suo sito - fosse anche solo allo scopo di pagarsi le spese di hosting - perché tale attività venga fatta afferire alle attività svolte al "fine di trarre profitto" - e non già di lucro come scrive erroneamente nel suo post il Sen. Butti - previsto dalla disposizione contenuta del DL di Mr. Editoria.

"Credo sia una questione di civiltà" chiosa Butti.
Condivido. Ma bisogna trovarsi d'accordo su cosa è una questione di civiltà: chiedere ad un imprenditore di pagare il giusto prezzo se sfrutta commercialmente l'altrui proprietà intellettuale o anche chiedere ad un cittadino del secolo della Rete, di stipulare un apposito accordo - magari su carta - prima di ripubblicare sul suo blog un articolo di un giornale per commentarlo, discuterlo o criticarlo o, più semplicemente, per contribuire alla circolazione di un'informazione di interesse comune?
Credo sia una questione di civiltà, di buona educazione e di rispetto istituzionale che il Sen. Butti ammetta l'errore, dichiari pubblicamente chi e per quale ragione gli ha chiesto di farsi portatore di un interesse di pochi che confligge con l'interesse all'informazione libera dei più e, soprattutto, si scusi per non essersi preparato a dovere in una materia che pretenderebbe di regolamentare.

Prima di chiudere, un invito al Sen. Butti. A questo link il Parlamento italiano pubblica la rassegna stampa, riproducendo, ogni giorno, integralmente, centinaia di articoli. Il Sen. Butti ha già verificato che ciò avvenga nel rispetto delle regole che egli vorrebbe affermare o, magari, varandole, corriamo il rischio di trasformare il nostro Parlamento in un pirata?
"Qui mi fermo, invitando a leggere i testi prima di sputare Sentenze". Lo scrive il Sen. Butti e, a ben vedere, è un'altra frase del post che mi sento di condividere.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione

http://punto-informatico.it/3475229/PI/Commenti/ma-che-butti-dice.aspx
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Re: PiXeL

Messaggio Da piergiorgio il Dom 11 Mar - 12:15

quando le cose sono pessime per noi cittadini, ce le fanno calare dall'altro colpa dell'Europa. se le cose hanno un risvolto positivo per il cittadino e sono richieste dall'Europa(tipo legge anti-corruzione) se ne guardano bene dall'applicarle. direi che non c'è altro da aggiungere, già si capisce tutto
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Re: PiXeL

Messaggio Da piergiorgio il Lun 12 Mar - 16:29

I cambiamenti della rete dopo il caso Megaupload
di Gabriele Burgazzi, pubblicata il 12 Marzo 2012, alle 15:02 nel canale Web


“La rete si adatta in seguito alla chiusura di Megaupload: i servizi di file sharing browser based sono però ben lontani dal poter morire definitivamente”

La chiusura di Megaupload, due mesi fa, è stato un evento che nel bene o nel male ha segnato il mondo di internet. Proprio questo servizio aveva dato una importante spinta a quello che è stato definito, nel corso del tempo, il filesharing browser-based.

Prima che venisse spento, Megaupload era il servizio più popolare di filesharing browser-based. Secondo un recente studio, condotto da Palo Alto Networks che si occupa di analizzare 1600 network, Megaupload rappresentava circa un quarto del file sharing fatto registrare da questi network. Un valore di 10 punti percentuali superiore al competitor più vicino.

Lo shutdown di Megaupload, registrato il 19 di gennaio, ha portato alla scomparsa immediata di migliaia, se non milioni di link da cui scaricare contenuti (legali o meno). Ora che però Megaupload non c'è più, nuovi servizi di fileshare cercano di dividersi quella importante fetta di utenti ora alla ricerca di soluzioni alternative. Ed è dalle ceneri di Megaupload che vecchi e conosciuti servizi cercano di rinforzarsi e altre emergenti realtà provano a diventare famose.

Putlocker sembra essere quello che, tra i tanti, ha raccolto la maggior parte dei benefici: è così passato dal rappresentare il 6% tra i servizi di file sharing, ad un consistente 28%. Prima della caduta di Megaupload, il popolare servizio di Kim Dotcom, occupava il 25% di share. A raccogliere i frutti della caduta anche il tanto conosciuto Rapidshare, che è passato dall'8 al 15%.

Paradossalmente servizi popolari come Mediafire, Filestube, 4share hanno invece fatto registrare piccoli cali di traffico. A rimanere costante è invece la rete BitTorrent. La necessità di spostare file di grandi dimensioni, slegata dal classico utilizzo illegale che viene subito alla mente, riguarda direttamente anche molte aziende: poter condividere con clienti e colleghi sfruttando le potenzialità dei servizi di cloud storage è una tendenza che, nell'immediato futuro, continua a crescere ed affermarsi. A oggi, secondo la ricerca condotta da Palo Alto, il 92% delle aziende continuerà ad utilizzare servizi di file sharing browser based.

http://www.hwfiles.it/news/i-cambiamenti-della-rete-dopo-il-caso-megaupload_41164.html
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Re: PiXeL

Messaggio Da miki il Ven 13 Apr - 11:54

ubik ha scritto:grazie dell'iniziativa piergiorgio anche se ti dico subito che io non ci capisco una cippalippa
ecco io sono una cippalippa
vale? Robot Quadrotors Perform James Bond Theme



Ultima modifica di miki il Ven 13 Apr - 11:58, modificato 1 volta
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Re: PiXeL

Messaggio Da miki il Ven 13 Apr - 11:58

Harvard Business Review
The Real Leadership Lessons of Steve Jobs by Walter Isaacson
http://hbr.org/2012/04/the-real-leadership-lessons-of-steve-jobs/ar/pr

interessante
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Re: PiXeL

Messaggio Da piergiorgio il Mar 15 Mag - 8:01

davvero 'sfizioso' questo articolo e ben scritto! una rarità


IL PERSONAGGIO
Singhal, il cervello di Google
"Così costruiremo il pc pensante"
L'ingegnere, tra gli inventori dell'algoritmo di Google, racconta come sta lavorando all'ultima frontiera: l'intelligenza artificiale



Amit Singhal
di MAURIZIO BONO

"DA RAGAZZO, in India, alla fine degli anni Settanta, ho visto Star Trek e ho cominciato a sognare di avere un computer così, uno che avesse la risposta a tutto perché sapeva ogni cosa".
Più avanti, laureato in ingegneria informatica a Rorkee, diplomi superiori in ricerca dei dati all'Università di Minnesota Duluth, e alla Cornell di Ithaca, New York, Amit Singhal, oggi il numero uno del team che elabora, applica e costantemente sviluppa gli algoritmi di Google, non ha mai tolto gli occhi dalla meta.

Così, adesso che il motore di ricerca più usato e famoso del mondo ha annunciato di essere pronto a considerarsi una intelligenza artificiale, tocca a lui spiegare come fanno e come intendono proseguire a fare, col ritmo esponenziale di progresso tecnico a cui l'azienda di Mountain View ha legato la sua leggenda, a insegnare a un computer che nel mondo non ci sono solo numeri, stringhe e parole, ma "cose". E che noi umani le parole e i numeri le adoperiamo proprio per indicarle: "Per il nostro cervello è facile e naturale, ma per un'insieme di link, processori e programmi richiede un salto di qualità straordinario. Corrispondente al passaggio prima dai dati all'informazione, poi dall'informazione alla conoscenza".

"Google knowledge graph", diagramma della conoscenza, si chiama infatti il progetto che Singhal dirige e che, gettata la bomba qualche settimana fa, ora illustra in teleconferenza da Londra a un pubblico ristretto di nove interlocutori in Europa - giornalisti, analisti delle nuove tecnologie e osservatori interessati soprattutto al suo effetto sulla nostra vita - mentre in perfetto stile informale Google mescola un caffè nel bicchiere di carta preso all'angolo beveraggi della sede londinese: "Prendetevene uno, se vi va: da qualche parte, lì nelle altre nostre sedi all'estero dove siete ospiti, c'è di sicuro". In maglioncino azzurro e jeans, il capoprogetto dell'impresa "Star Trek" sorride entusiasta: "Sembra ieri che i computer proprio non riuscivano a capirci, perché non sapevano di che cosa stessimo parlando. Gli dicevi "apple" e non avevano la più pallida idea se stessi cercando una mela da mangiare o un'azienda globale. Solo perché la parola era la stessa, e per il computer esisteva solo la parola. Peggio ancora, all'inizio l'unica via per rispondere che aveva era rintracciare ogni documento che la contenesse".

Poi - è storia - è nato l'algoritmo "Page Rank" (dal nome di Larry Page, fondatore di Google con Sergey Brin), e a mettere in ordine le scartoffie digitali è entrato in campo il concetto di "rilevanza". Ma aveva ancora a che fare con la frequenza d'uso e l'associazione con altre parole chiave. Non bastava, per dire, a distinguere "Apple" da "apple", ma solo a stabilire che era più frequente che un informatico o un investitore cercassero Steve Jobs che l'ortolano dietro l'angolo. E ci volevano tempo e successive richieste, per arrivarci, per non parlare di chi fosse interessato alla mela di Eva nella Bibbia o alla Big Apple intesa come New York.

I miglioramenti dell'algoritmo, a Google hanno nomi simpatici per minimizzare la complicazione sottostante: Fritz, nel 2003, aggiornava costantemente l'indice e non più a periodicità fissa, Panda e Penguin sono i più recenti (2011) che hanno insegnato ad attribuire più qualità a chi ha scritto per la prima volta una notizia rispetto a tutti i "mi piace" che ha innescato sui social network. Ma la svolta vera, secondo Singhal è stata Universal search. Provare per credere: scrivi "tour Eiffel" e in cima alla lista arrivano subito siti che parlano di città e monumenti, scrivi Scarlett Johansson e sono siti di cinema, scrivi Obama e arrivano le news. Sembra niente perché ci siamo già dimenticati che non è sempre stato così, ma anche perché, avendo la sorte di non essere computer, non apprezziamo appieno lo sforzo fatto dagli amici di silicio: adesso loro ci arrivano subito, e non per tentativi, perché hanno "capito" che qua fuori c'è un mondo: "Siamo partiti sperimentalmente con 12 milioni di "entità" identificate dal programma di conoscenza Freebase. Oggi siamo a 200milioni di "entità", cioè "cose" che il programma di ricerca conosce con le loro interconnessioni e i loro caratteristici attributi. Ed è un miracolo che facciamo in tutte le lingue, dall'inglese al giapponese all'arabo al cinese, un'apparente complicazione che in realtà ci ha aiutato ad arrivare al nocciolo del problema separando le "parole" e le "cose"". Suggerisce una prova semplice, digitare "Monet": appare il campo "ricerche su Monet nell'arte", e la foto dei cinque o sei capolavori più noti del pittore. Il sistema di ricerca sta imparando che Monet è un pittore, e che quello che più conta di un pittore sono le sue opere.

Come un padre orgoglioso, sottolinea la precocità del ragazzo: "Sono i primi passi, in realtà abbiamo cominciato a costruire una specie di acceleratore di particelle, che elementi subatomici ne verranno fuori possiamo appena ipotizzarlo". Se la più prevista delle particelle è il "senso" delle cose, il suo gemello è tuttavia l'originalità del contenuto prodotto dalla macchina intelligente. Poniamo che domani alla domanda secca digitata nel campo della ricerca risponda una asserzione così esatta o completa da poter essere paragonata a quella di un esperto della materia: a quel punto, dottor Singhal, non sarebbe giusto riconoscere al programma un "diritto d'autore"? L'ingegnere frena: "È un po' presto per ipotizzarlo, il nostro scopo resta reperire dati, connessioni, inferenze e quindi risposte ragionevolmente sicure e attestate, suscitate dalla curiosità di chi pone la domanda. Ma certamente il progresso in questa direzione ci avvicinerà a una qualità di conoscenza paragonabile a quella che lei definisce d'autore. Anche se non credo sia una prospettiva dietro l'angolo".

La domanda era in effetti suggerita da una coincidenza: Google ha appena pubblicato una relazione giuridica commissionata a uno dei più autorevoli esperti americani sul "primo emendamento", quello che garantisce la libertà di espressione e d'opinione a giornali, scrittori, pensatori in genere, e in essa Eugene Volokh suggerisce che lo stesso diritto andrebbe riconosciuto in blocco a Google. L'implicazione più diretta è che se così fosse non si potrebbe contestare all'azienda una posizione monopolista, come minaccia di fare un'istruttoria della Federal Trade commission, e per questo farà discutere a lungo. Ma non sarebbe la prima volta che da un acceleratore viene fuori un neutrino che pare più veloce della luce.

(15 maggio 2012)

http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/05/15/news/computer_star_trek-35157193/?ref=HRERO-1
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Re: PiXeL

Messaggio Da piergiorgio il Mar 15 Mag - 8:04

miki ha scritto:
ubik ha scritto:grazie dell'iniziativa piergiorgio anche se ti dico subito che io non ci capisco una cippalippa
ecco io sono una cippalippa
vale? Robot Quadrotors Perform James Bond Theme

fantastico!
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Re: PiXeL

Messaggio Da anna il Mar 15 Mag - 9:33

piergiorgio ha scritto: La domanda era in effetti suggerita da una coincidenza: Google ha appena pubblicato una relazione giuridica commissionata a uno dei più autorevoli esperti americani sul "primo emendamento", quello che garantisce la libertà di espressione e d'opinione a giornali, scrittori, pensatori in genere, e in essa Eugene Volokh suggerisce che lo stesso diritto andrebbe riconosciuto in blocco a Google. L'implicazione più diretta è che se così fosse non si potrebbe contestare all'azienda una posizione monopolista, come minaccia di fare un'istruttoria della Federal Trade commission, e per questo farà discutere a lungo. Ma non sarebbe la prima volta che da un acceleratore viene fuori un neutrino che pare più veloce della luce.
  bella questa...

certo chi ci pensava all'intelligenza di google?

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Re: PiXeL

Messaggio Da anna il Mar 15 Mag - 9:40

miki ha scritto:vale?   Robot Quadrotors Perform James Bond Theme
   

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Re: PiXeL

Messaggio Da piergiorgio il Ven 18 Mag - 6:13

Google rivoluziona il motore di ricerca
"Knowledge Graph", lo scibile digitale

Mountain View apre la strada al web semantico, in cui le chiavi di ricerca diventano concetti e non più semplici termini indicizzati. Le informazioni appariranno in un'unica pagina, che non conterrà solo rimandi a siti esterni ma fornirà anche un panorama complessivo sul tema all'attenzione. La nuova funzionalità a breve in versione desktop e mobile

Google, in arrivo il motore semantico
LA PAROLA CHIAVE è "semantico", e significa che Google cambia. Una trasformazione del motore di ricerca più utilizzato al mondo, annunciata da tempo, e piuttosto radicale. In realtà, Google non ha mai interrotto la sua evoluzione, ma stavolta, con l'introduzione del "Knowledge Graph", la "mappa della conoscenza", la mutazione è importante.

LE IMMAGINI 1

I nuovi risultati. L'arrivo del Knowledge Graph è stato introdotto con un post sul blog ufficiale di Mountain View, e presto gli utenti in tutto il mondo potranno verificare il nuovo funzionamento del motore. Che cambia, e parecchio, nella modalità di visualizzazione dei risultati. Questi non saranno più solo una restituzione di siti e contenuti elencati per rilevanza, ma formeranno una pagina che tende a contienere già tutte le informazioni che l'utente sta cercando e ogni possibiità di ampliamento e approfondimento della ricerca. Di fatto l'utente rimarrà dentro Google, e non sarà costretto ad "uscire" dal motore verso altri siti dopo aver introdotto la chiave di ricerca.
Questo è quello che cambia per l'esperienza utente finale, ma la modifica al Dna del motore di Google è molto profonda. A essere modificato è il concetto stesso di termine di ricerca, che non è più solo una  stringa di caratteri su cui finora l'algoritmo di Google ha lavorato per recuperare informazioni. Ora le parole sono "concetti", simboli e contenuti, che offrono rimandi ad argomenti contigui e collegamenti inerenti nell'ambito della ricerca stessa. La pagina di Google diventa una specie di "Wiki", che aiuta anche a districarsi tra le possibilità di errore, ad esempio ricerche su persone con uguali nomi e cognomi o medesimi termini per indicare differenti argomenti. L'aggregazione delle tipologie di risultato rimane una delle cifre della pagina di Google, con i differenti tipi di contenuto - testi, immagini, mappe, e altro - disposti in zone precise dello schermo.

E proprio l'organizzazione del display è una delle chiavi del nuovo Google, che naturalmente adatterà la nuova ricerca anche alla fruizione attraverso dispositivi mobili.

Lo scibile digitale. Google enfatizza ancora di più il suo ruolo di "tuttologo" del web, e si riorganizza per affrontare al meglio la sfida lanciata da altri motori, soprattutto Bing. E come Facebook, traccia le linee per definire i confini di un ecosistema da cui l'utente non debba avvertire la necessità di uscita. Anche il nuovo motore può essere letto come un'ulteriore risposta alla crescita del social network di Zuckerberg, e entrambe le aziende del resto hanno da tempo smesso di svolgere esclusivamente le loro funzioni primarie, e tentato l'evoluzione definendo universi digitali bastanti a se stessi. Pianeti distanti e però collegati, e in alcune orbite, necessariamente a volte in rotta di collisione. http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/05/17/news/google_rivoluziona_il_motore_di_ricerca_knowledge_graph_lo_scibile_digitale-35327682/?ref=HRERO-1Se Facebook ha il suo Open Graph, Google ha scelto la via della conoscenza, definendo i confini mobili dello scibile digitale. Contenuto in una mappa in costante espansione, come il ruolo del web nelle vita delle persone.
 

(17 maggio 2012)
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/05/17/news/google_rivoluziona_il_motore_di_ricerca_knowledge_graph_lo_scibile_digitale-35327682/?ref=HRERO-1
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Re: PiXeL

Messaggio Da anna il Ven 18 Mag - 13:01

miiiiiii quante novità sempre più intelligente

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Re: PiXeL

Messaggio Da picpiera il Ven 18 Mag - 20:00

grazie pier
quante cose interessanti se ho ben capito basta una sola ricerca ed avremo il tutto Suspect grandioso
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Re: PiXeL

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