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Sanremo 2013 - Articoli e interviste

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Re: Sanremo 2013 - Articoli e interviste

Messaggio Da ubik il Mer 20 Feb - 0:52



Suspect Suspect Suspect
questo microfono vibrante che corregge le stonature sta facendo sfracelli What a Face

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Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch

Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
Avevano parlato, poco, ma quanto bastava per scegliersi. Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare intero dentro. A. D’Avenia
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Re: Sanremo 2013 - Articoli e interviste

Messaggio Da anna il Mer 20 Feb - 15:22

Suspect ma resta pur sempre una voce come tante

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"L'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". Steven Biko: 



L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

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Re: Sanremo 2013 - Articoli e interviste

Messaggio Da anna il Gio 21 Feb - 11:42

“Il re è morto? Lunga vita al re!”:
questo è sembrato l’urlo esploso dalle truppe radical-chic come ogni anno accorseal capezzale del Festival. Che, però, quest’anno ha riservato loro un’amara sorpresa: l’inatteso vigore profuso dalla musica dei più giovani e da quei rivoluzionari dei social networks


Se è vero che ogni travestimento è in realtà un ritratto, abbiamo qualcosa su cui riflettere. Anche quest’anno, infatti, si è celebrato ilrito pagano in cui il Paese, specchiandosi nella gaia e canterina fontana sanremese, un po’ si rimira e un po’ si prende in giro.

Ad una settimana da importanti consultazioni elettorali, con il soglio papale vacante e la peggior crisi economica dal dopoguerra, il Festival ha assolto con inconsueta tempestività la sua funzione di rassicurante porto per l’emotività nazionale.

Quest’anno la direzione artistica ha dichiarato di voler applicare un criterio di contemporaneità per la scelta dei brani partecipanti, aprendo così l’accesso a cantautori già apprezzati (Silvestri, Cristicchi, Gazzè), gruppi storici nell’ambito indipendente ma sconosciuti o quasi al grande pubblico (Almamegretta, Marta sui Tubi), giovani esponenti del pop nostrano (Mengoni, Scarrone, Galiazzo), ad Elio e le Storie Tese, geniali rappresentanti di se stessi, così come ad artisti dall’allure più sofisticata (Malika, Gualazzi) o dalla vena veracemente melodica (Maria Nazionale).

La possibilità per i partecipanti di presentare due brani, di cui unosolo sarebbe stato promosso dal pubblico mediante il televoto, apriva ulteriori ventagli di possibilità in cui – per una sera – ogni artista avrebbe gareggiato solo con se stesso.
Già qualcuno alla vigilia si lamentava più o meno apertamente che, mancando una competizione serrata, senza il tiro al piccionedell’eliminazione, il Festival sarebbe stato meno interessante, dato che nel nostro patrimonio genetico ancor prima dell’incensare i vincitori è stampato il gusto di infierire sui perdenti.

Ma le truppe scelte degli opinionisti e le vestali del buon gusto musicale, che per l’occasione tolgono il peplo dalla naftalina, avevano già un altro bersaglio che stava per mostrare il petto sul palco dell’Ariston, come le paperelle del tirassegno del luna park: i più giovani, quelli che con un brano si giocano la carriera e che vengono in quello storico teatro a mostrare di che pasta sono fatti.

Perché ai giovani, si sa, il cammino va ostacolato, vanno messi in soggezione, confrontati perennemente con i grandi del passato. Vanno – finché si può – trattati da cretini e possibilmente messi a tacere con ludibrio. Quando poi, da qualche anno a questa parte, molti di loro hanno iniziato la loro strada in un talent-show televisivo, quale che sia, l’anatema è totale, e solo l’insulso adeguamento alle leggi moderne impedisce che venga loro impressa sulla fronte una T rossa, marchio d’infamia e monito al pubblico ignaro che potrebbe anche apprezzarli per quello che valgono.

Al Festival ci sono state canzoni poco interessanti su cui sono scivolati interpreti di rango, come Malika; scimmiottamenti dei bei tempi andati che non hanno convinto nessuno, come nel caso di Simona Molinari e Peter Cincotti; brani convincenti per le tematiche o per l’atmosfera, citerei Almamegretta, Silvestri e Mengoni, e sorprese più o meno annunciate come Marta sui Tubi ed Elio e le Storie Tese.

Non c’è stata la nuova Volare, non si è ripetuto il miracolo di Almeno tu nell’Universo ed il perfetto connubio tra autore ed interprete come nel caso di Quello che le donne non dicono. Anzi, i brani delle penne più famose (Sangiorgi, Nannini, Bianconi) non hanno destato entusiasmo.
C’è stato un buon livello generale, si sono sentiti degli arrangiamenti accuratie non tesi a strappare l’applauso, e sicuramente una buona metà dei pezzi avrà vita non effimera, a cominciare – come è giusto – da quello che ha vinto.

Eppure c’è stata una canzone che ha fatto incetta di premi, a cominciare dal prestigioso Mia Martini, il Premio della Critica, a quello per il miglior arrangiamento, al Premio Della Stampa fino al secondo posto in classifica: la brillante Canzone Mononota di Elio e compagni, che dopo averla spuntata sulla assai meno interessante Dannati forever ha attraversato il Festival come un arguto carro carnevalesco zeppo di citazioni ed ironicamente autocelebrativo.

Ma, si sa, sono gli Elii, una premiata ditta che dal 1980 unisce sberleffo e provocazione ad una sbalorditiva capacità musicale. Una certezza. Ed infatti su Elio si sono catalizzati i favori della critica e del pubblico che ama sentirsi definire “colto”, che guarda il Festival per puro caso e che magari sa anche leggere la musica.

Le gloriose cariatidi, l’apparato intellettuale che “dopo John Lennon non c’è stato più niente” si è stretto intorno ad Elio come il general Cadorna intorno alla bandiera, arrivando a scrivere chevedere Mengoni davanti ad Elio era “una vergogna nazionale” quando Dio solo sa se in Italia di vergogne non ce ne sia un folto assortimento.

La Canzone Mononota è un pezzo delizioso, un vero divertissement chedurante uno spettacolo può costituire un piatto goloso per i palati piùesigenti, ma aveva veramente bisogno del Festival di Sanremo per avere il successo che merita? Avevano bisogno i bravissimi Elii di montare un mini-show con parrucche e travestimenti entrando in competizione come un rutilante bulldozer contro chi si presentava col pianoforte, con la chitarra o solo con la voce?

Viviamo in un paese in cui alle piante robuste e già ben radicate vengono riservati il concime migliore, il luogo meglio esposto ed ogni cura, mentre i giovani arbusti se la devono cavare spuntando dove capita e vedendosela con siccità e parassiti.E guai se queste giovani pianticelle provengono da un vivaio che vent’anni fa non esisteva… le loro foglie ed il loro profumo potrebbero essere il risultato di chissà quale pasticcio genetico, vanno tenute fuori per non contaminare la purezza dei nostri giardini con tali obbrobri.

Ma la storia, anche quella leggera e frivola del Festival di Sanremo alla fine la fa la gente che ragiona con la propria testa e segue il proprio gusto. Una percentuale altissima,il 44% di coloro che ha seguito la manifestazione, ha deciso di far valere la propria opinione – spendendo del suo – per portare Marco Mengoni sopra tutti gli altri.

Alle vecchie baronesse inorridite da questo degrado dei tempi– fanclub attivi su Facebook, sostegno degli artisti su Twitter e altrepiattaforme – non resta che chiudere il catenaccio, tapparsi le orecchie e rimpiangere la lontana gioventù.

Fabio Fazio l’aveva ricordato all’inizio della prima serata: il Festival è uno starordinario momento di incontro popolare in cui vengono proposte a tutti delle canzoni che alleggeriscono la vita e raccontano di noi, che si ascolteranno dappertutto e che potremo cantare dando alla nostra vita un sapore diverso.

E questo L’Essenziale, canzone vincitrice del 63° Festival di Sanremo, lo realizza perfettamente.

fonte

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Re: Sanremo 2013 - Articoli e interviste

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