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Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da ubik il Gio 28 Lug - 22:05

Lucy Gordon ha scritto:
ubik ha scritto:ti dirò, quello che io trovo veramente ignominioso è approfittare di una morte tragica per postare "cose" ad effetto, non per parlare di quella morte ma per mettere al centro dell'attenzione se stessi attraverso le proprie opinioni

molti secondo me commentano solo per farsi leggere ancora una volta


non ho capito

ho fatto l'esempio di borghezio

non crederai che borghezio pensi veramente le stronzate che ha detto sui fatti di Oslo ha solo preso la palla al balzo per avere della nuova visibilità, era un po' di tempo che non ne sparava una che gli desse ancora spazio nelle prime pagine

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Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch

Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da rossadavino il Gio 28 Lug - 22:09

è una mia opinione ...............ma penso che Borghezio lo pensi
veramente.............non è possibile che ogni volta che spara cazzate
è per avere più visibilità.............
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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da ubik il Gio 28 Lug - 22:11

rossadavino ha scritto:è una mia opinione ...............ma penso che Borghezio lo pensi
veramente.............non è possibile che ogni volta che spara cazzate
è per avere più visibilità.............

...e voti alle prossime europee What a Face

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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da seunanotte il Gio 28 Lug - 22:13

@ Anna

Posso immaginare cos'hai letto su FB,anche su youtube non scherzano e ci vanno giù pesante ma l'insulto alla persona s'individua immediatamente e non lo approvo perchè è solo offensivo, ma la condanna alla droga e soprattutto alla droga affiancata alla creatività e all'arte ritengo sia una cosa necessaria sempre,non pochi credono che questa faccia emergere il talento e mi pare un'assurdità diffusa


Ma io Borghezio lo considero solo uno che spara **zzate
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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da ubik il Gio 28 Lug - 22:16

faccio un altro esempio:

(ANSA) - ROMA, 28 LUG - 'Ma quali ministeri? Stiamo parlando di un simbolo, di qualcosa di simbolico''. Cosi' l'europarlamentare della Lega Nord Matteo Salvini, interviene alla 'Zanzara' di Radio 24 sulle polemiche che stanno accompagnando l'apertura delle sedi distaccate di alcuni dicasteri a Monza.

Salvini minimizza anche sull'esposizione della foto di Bossi nelle stanze delle nuove sedi: ''e' come mettere quella di Ibrahimovic. Bossi - spiega - e' un idolo per molte persone come lo sono questi campioni''.


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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da Lucy Gordon il Gio 28 Lug - 22:19

seunanotte ha scritto:@ Anna


Ma io Borghezio lo considero solo uno che spara **zzate


lasciamo perdere lo scritto di Sassicaia che evidentemente ognuno lo legge per come vuole, ma non per come è stato inteso. Punto.

Per quanto riguarda il sommo pensiero di Borghezio e C. ( perchè è in buona compagnia) vi consiglierei il bellissimo articolo di Michele Serra postato da Rossa, per capire che c'è poco da prendere sotto gamba queste dichiarazioni.
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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da anna il Gio 28 Lug - 22:24

seunanotte ha scritto: ma la condanna alla droga e soprattutto alla droga affiancata alla creatività e all'arte ritengo sia una cosa necessaria sempre,non pochi credono che questa faccia emergere il talento e mi pare un'assurdità diffusa
io invece credo che sia inopportuno fare questi discorsi nel momento della morte che è uguale per famosi e non, e il dolore che sia di un amico, di un parente o di un fan non si affronta così
si può fare in altri modi e in altri momenti

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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da anna il Gio 28 Lug - 22:25

Lucy, postato da chi?


comunque è qui

http://darkover.forumattivo.it/t19p525-rassegna-stampa#14162

leggetelo, è molto molto interessante e spiega bene alcune cose

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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da Lucy Gordon il Gio 28 Lug - 22:33

anna ha scritto: Lucy, postato da chi?




.......... ma allora è proprio vero che l'arteriosclerosi arriva dopo i trenta
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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da anna il Gio 28 Lug - 22:39

o forse che siamo un forum di storditi

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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da Strawberry Fields il Sab 30 Lug - 9:21



http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_29/uccide-fidanzata-natale_693b74d4-b9a3-11e0-9ceb-ac21c519f82b.shtml

Uccide la fidanzatina per scommessa
Annuncia il delitto su Facebook. «Ispirato da un film»
Colpita con una pietra. In palio c'era una colazione

LONDRA - «Non c'è da preoccuparsi, sta bene, è con Josh», aveva detto la madre non vedendola rientrare quel sabato maledetto. Rebecca sarebbe stata ritrovata il giorno dopo a faccia in giù, il corpicino da quindicenne minuta nel bosco fradicio, indosso il vestito nuovo comprato per l'appuntamento. Joshua Davies, il suo ex ragazzo, aveva ritirato il premio per la scommessa vinta: una colazione pagata.

Ieri è stato condannato per omicidio dal tribunale di Swansea, nel sud del Galles. Ha sedici anni e non sa quanto resterà dentro. Come gli ha detto il giudice che ha aggiornato il processo in attesa dei referti psichiatrici, può aspettarsi la pena indefinita che le corti britanniche riservano ai criminali più instabili.

La storia di Rebecca Aylward ha sconvolto la piccola comunità di Bridgend, nera contea nota per i livelli record di suicidi giovanili degli ultimi anni. Posti di fiume spogliati dalle vecchie miniere, paesi dove si conoscono tutti. Un giorno Josh dice agli amici di voler uccidere quella ragazza dagli occhi verdi che conosce da quand'era piccolo e con la quale nel 2009 ha avuto una storia di tre mesi - lei ha chiuso perché lui era geloso, possessivo, diranno i compagni di «Becca». È un tipo che racconta storie, Josh, figlio di un meccanico e una commessa che, giurano in paese, vanno sempre in chiesa. Bravo a scuola, da grande vuole fare il premier, passa i pomeriggi al computer, vede molti film violenti e tra i preferiti su Facebook indica «Il petroliere» dove Daniel Day-Lewis rompe la testa a un uomo con un birillo (il titolo inglese è There Will Be Blood , «Ci sarà sangue»). Ora che non sta più con Rebecca s'inventa che lei voleva un figlio, poi che ha avuto un aborto, non pensa ad altro. «Sarebbe tutto più facile se non ci fosse». Immagina di spingerla da una rupe come dalle Termopili del film «300». Farla annegare nel fiume. Avvelenarla con una pozione preparata in casa.

Gli amici ascoltano. «Che mi daresti se lo facessi davvero?», chiede Josh a uno di loro. «Ti offrirei la colazione». Il piano prende forma in un lucido delirio sul filo tra mondo fisico e virtuale. Al processo i giudici decifreranno con fatica gli sms e i messaggi che i ragazzi si scambiavano sui social network in un crescendo di aspettative e adrenalina dov'è difficile distinguere tra cinismo e macabra ironia, riconoscere i contorni del reale. Due giorni prima dell'assassinio Josh scrive all'amico: «Non dire niente ma stai per pagare il conto». «Voglio tutti i dettagli, sadico bastardo».
Sabato 23 ottobre 2010 Rebecca si sveglia alle 6 per l'emozione, si prepara come per una festa, in fondo spera che Josh le chieda di tornare insieme. Anche la madre Sonia è contenta, le piace quel ragazzo «affascinante» che si faceva fotografare in salotto mentre giocava con la figlia e il fratellino Jack. Lui viene a prenderla, la porta in un posto isolato. «Guardava da un'altra parte - racconterà all'amico accompagnato sul luogo del delitto per mostrargli il corpo - mi sono detto: è il momento. Ho cercato di romperle il collo ma lei gridava, così ho preso la pietra. La parte peggiore è quando senti il cranio cedere».

Sei colpi alla nuca con un sasso grande quanto una palla da rugby e così pesante da costringere un agente in tribunale a sollevarlo con due mani. Come anestetizzato, Josh trascorre il resto della giornata in casa, prende il tè, guarda «Non è un paese per vecchi». Costruisce un alibi postando messaggi su Facebook e quando la famiglia dà l'allarme si dice preoccupato per Rebecca. Il giorno dopo due amici conducono la polizia nel bosco. Ieri ha ascoltato il verdetto impassibile. È scoppiato a piangere solo quando il giudice ha rimosso il divieto di rendere note le sue generalità: Joshua Davies di Aberkenfig.
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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da anna il Lun 1 Ago - 18:55

Strage alla stazione di Bologna

Valzer di polemiche durato trentun anni Governo assente
tagli al Fus per il concorso musicale, la proposta di mettere l’esercito a pattugliare le strade.
Anche quest'anno, in vista delle commemorazione ufficiale di domani, si è rinnovata la polemica sul 2 agosto. Rosa Calipari, moglie dell'agente del Sismi ucciso: "Non esserci è mancanza di coraggio e consegna all'oblio la storia"


Ancora un anniversario, domani, per Bologna, che il 2 agosto 1980 subì il più grave degli attentati riconducibili al periodo della strategia della tensione. “La nostra associazione compie 30 anni, ma la nostra battaglia civile non è ancora compiuta”, si legge sui manifesti affissi nei giorni scorsi in città dai familiari delle 85 vittime e dei 200 feriti. Era il 1 giugno 1981, erano trascorsi 10 mesi dalla bomba fatta di tritolo e T4 che esplose alle 10.25 nella sala d’aspetto di seconda classe, e quel giorno 40 persone (ma presto sarebbero arrivare a 300) – colpite in via diretta o indiretta dal massacro – annunciavano che si sarebbero battute per “ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta”.

Governo assente per la seconda volta, non accadeva dal 1993. Oggi quel compito non lo considerano ancora esaurito. Malgrado i 30 anni dalla nascita dell’associazione e i 31 dalla bomba. Non lo considerano esaurito perché all’appello dei condannati mancano i mandati della strage di Bologna e per trovarli l’associazione vittime ha depositato alla procura di Repubblica lo scorso 13 gennaio un primo esposto in cui chiede l’acquisizione di atti derivanti da altre indagini e da altri processi per terrorismo, a iniziare da quello conclusosi a fine 2010 a Brescia per la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Un secondo – è stato annunciato qualche giorno fa – verrà presentato a inizio autunno per approfondire l’excursus documentale che, secondo i familiari, sarebbe utile a risalire chi i morti del 2 agosto 1980 li ha voluti armando gli esecutori materiali e beneficiando dei depistaggi di Sismi e P2.

Ma il compito dei familiari non è ancora finito anche per altre ragioni. Innanzitutto perché, ancora oggi, l’associazione si deve scontrare con il governo che domani, per la seconda volta consecutiva, non ci sarà né in Comune né in piazza Medaglie d’Oro, di fronte alla stazione. Un comunicato della settimana scorsa ha fatto sapere che in rappresentanza dell’esecutivo sarà presente il prefetto, Angelo Tranfaglia. Niente presidente del consiglio, niente ministri né sottosegretari, dunque.

Bondi e i fondi Fus tagliati al concorso musicale 2 agosto. L’ultima volta che un membro del governo si era fatto vedere era il 2009. Sandro Bondi, ai tempi ai beni culturali, era salito sul palco allestito davanti alla sala d’aspetto ed era stato sommerso dai fischi. Fischi che ogni anno, dal 1993 in avanti (quando Carlo Azeglio Ciampi diede il via alla prassi della presenza dell’esecutivo accanto ai familiari, in piazza), hanno bersagliato ogni delegato di Roma. Indipendentemente dallo schieramento e dai colori politici.

Ma Bondi deve essersela presa particolarmente a male, se palazzo Chigi ha smesso di venire. E, rientrato a Roma, nella riorganizzazione dei finanziamenti Fus (il fondo unico per lo spettacolo), sono saltati proprio i soldi che andavano al Concorso internazionale di composizione “2 agosto”, competizione internazionale che negli anni ha tenuto viva la memoria dei fatti di Bologna, ma ha soprattutto dato la possibilità a musicisti emergenti di tutto il mondo di farsi conoscere. “L’importo del finanziamento era poca cosa”, ha detto Fabrizio Testa, direttore artistico del concorso, “e dunque non ci ha danneggiato più di tanto. Sta di fatto che questo è un caso unico nella storia del Fus. Noi però andiamo avanti e l’alto patrocinio del presidente della Repubblica rimane saldo”.

“Contro di noi ritorsioni perché parliamo di P2 e risarcimenti alle vittime”. I familiari, poi, devono continuare nell’obiettivo che si sono dati 30 anni fa perché non smettono di parlare di P2, piano di rinascita democratica, segreto di Stato (e sua rimozione dai fatti di strage e di terrorismo), connivenze di apparati pubblici con chi ha eseguito materialmente gli attentati. E non solo quello della stazione, ma tanto per rimanere in zona l’Italicus del 4 agosto 1974 e il rapido 904, la strage di Natale del 23 dicembre 1984.

“Subiamo ritorsioni perché continuiamo a ricordare questi temi”, dice Paolo Bolognesi, il presidente dell’associazione che dal 1996, anno in cui prese il posto di Torquato Secci. “E continuiamo a dire anche che non si sono ancora visti i documenti degli ‘armadi della vergogna‘ che il 9 maggio scorso, giorno in memoria di tutte le vittime del terrorismo, Silvio Berlusconi aveva promesso di inviare a Bologna. Non mi risulta che in procura sia arrivato qualcosa”.

Nulla neanche per l’applicazione della legge 206 del 2004, quella che dovrebbe concedere indennità e pensioni a chi ha riportato a causa del terrorismo forme di invalidità fisica superiori all’80 per cento. Il condizionale è d’obbligo perché, malgrado i commi di legge dicano esplicitamente da 7 anni che questo deve accadere, al momento i familiari delle vittime denunciano l’inattuazione della norma.

Non ci sarà l’esercito, ma i bambini, “vera forza eversiva” della memoria. E invece è arrivato altro, nelle settimane che hanno preceduto la commemorazione ufficiale. È successo che un deputato del Pdl, Fabio Garagnani, ha invocato la presenza dell’esercito a Bologna il 2 agosto per presunto pericoli all’ordine pubblico. Per lui le indagini su azioni anarco-insurrezionaliste condotte in primavera, le proteste no Tav e il ricordo di 85 morti per mano terroristica sono tante facce di un unico dado eversivo. Ma la detonazione di dichiarazioni di questa risma è stata presto silenziata dalle parole del ministro della difesa, Ignazio La Russa, per il quale “bastano carabinieri e polizia”.

Scongiurata la presenza dei militari, dunque, nel trentunesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna, si darà largo ai giovani. Anzi, ai giovanissimi, e alle loro “gocce di memoria”. Unendo idealmente la strage nazista di Marzabotto e i fatti del 2 agosto 1980, ci sarà posto dunque quest’anno per due novità. Da un lato due ragazzini di 11 e 14 anni – Farana, dello Sri Lanka, e Marco, italiano – saliranno sul palco alla stazione per prendere la parola insieme a Paolo Bolognesi e a Virginio Merola, sindaco di Bologna.

Dall’altro, in un percorso artistico e didattico portato avanti nella scuola di pace di Montesole e in alcune medie della provincia, nell’aiuola di piazza Medaglie d’Oro sarà allestita un’installazione creata da bambini per ricordare gli effetti delle violenze sulla popolazione inerme. Perché, come ha detto l’assessore alla scuola della Regione Emilia Romagna, Patrizio Bianchi, “la creatività dei giovani” finalizzata alla preservazione della memoria è la “vera forza eversiva” di questo Paese.
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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da anna il Mar 2 Ago - 19:49

Strage di Bologna, ottomila in piazza

Ma il governo non c’è

La commemorazione del 2 agosto 1980 aperta da 85 bambini di Marzabotto che hanno letto una poesia di Roberto Roversi. Dopo il minuto di silenzio il discorso del presidente dei familiari vittime, Paolo Bolognesi: "“La nostra battaglia civile non è ancora finita perché all’appello mancano i mandanti. Basta mettere in fila i fatti e analizzarli con onestà e buonsenso e ponendo finalmente fine al segreto di stato”



“Mai più”, gridano dal piazzale davanti alla stazione gli 85 bambini di Marzabotto che aprono la cerimonia di commemorazione della strage del 2 agosto ‘80, leggendo una poesia di Roberto Roversi. Sfilano in corteo i fiori bianchi appuntati sulle giacche e le tshirt dei parenti delle vittime della strage: Piazza Maggiore, via Indipendenza, piazza XX Settembre, viale Pietramellara, piazza Medaglie d’Oro. Bologna per qualche ora si ricompone fiera in un lungo e silenzioso corteo, fatto di bimbi ed anziani, donne e uomini, autorità e gonfaloni di ogni parte d’Italia.

Potrebbe sembrare retorica a buon mercato, ma la strage alla stazione è uno squarcio nella mente e nella pelle dei bolognesi, una ferita che ogni giorno sanguina senza mai smettere da trentun anni. Lo dice Paolo Bolognesi dal palco, mentre davanti a sé si riuniscono almeno ottomila persone sotto un sole agostano che promette solo umida calura: “Non possiamo dimenticare lo scempio della vita dei nostri cari. Non possiamo dimenticare questo piazzale della stazione trasformato in uno scenario di guerra”.

85 morti e 200 feriti, un attentato che ha sempre spaventato per dimensione e ferocia. E che ha sempre suscitato fin dal 1981, indignazione e sorpresa tra parenti delle vittime e tra gli italiani tutti. Perché la strage di Bologna è una sorta di crocevia politico nel quale si è arenato lo sviluppo e il compimento del sistema democratico italiano e si è condensata la cancrena di una frattura storica che lacera ancora oggi l’Italia intera.

L’Italia dei depistaggi e dei servizi segreti, delle infinite e criminali logge massoniche infiltrate nelle istituzioni dello stato a coprire la verità. “Per impedire agli inquirenti di arrivare alla verità, si cominciò a depistare fin dal minuto successivo allo scoppio della bomba”, racconta accorato Bolognesi, “si depistava affannosamente per difendere gli imputati in modo da complicare le indagini, far dimenticare e rendere più facile l’impunità dei mandanti. Ancora oggi si depista e il modo per depistare è molto spesso il non raccontare, il silenzio”.


Appare così tremendamente grave, l’assenza di un qualsivoglia rappresentante del governo italiano. Paura dei fischi e timore delle contestazioni a parte, ciò che fa più impressione di questa mancanza è l’idea che a nessun membro dell’esecutivo sfiori la necessità, prima di tutto umana, di dare conforto, di sentirsi vicini ai parenti delle vittime. Come se questi ultimi fossero tutti dei pericolosi eversivi o un covo di antiberlusconiani.

L’indifferenza di questo governo, con questo meschino ritrarsi di fronte alla responsabilità di giustizia e verità su un momento significativo della storia nazionale, evidenzia il solito scontro dicotomico tra casacche, destra contro sinistra, che non giova, anzi distrugge, la credibilità democratica del nostro paese. “La nostra battaglia civile non è ancora finita perché all’appello mancano i mandanti”, precisa Bolognesi, “basta mettere in fila i fatti e analizzarli con onestà e buonsenso e ponendo finalmente fine al segreto di stato”.

E chiedere a gran voce giustizia e verità non può diventare il solito pretesto per continuare a nascondersi dietro al logorante ed infinito scontro politico. “Il 9 maggio di quest’anno, il presidente del Consiglio Berlusconi, per attirare l’attenzione su di sé dichiarava tra l’altro: per questo diciamo basta all’umiliazione delle vittime e dei loro parenti. Per questo dichiaro l’impegno del governo a contribuire ad aprire tutti gli armadi della vergogna, perché nessuna strage rimanga avvolta nel mistero”, chiosa Bolognesi, “ma ad oggi non una sola pagina della ricchissima documentazione esistente è giunta alla procura di Bologna. Anche qui si è dimostrata una leggerezza e un disprezzo enorme verso i familiari e tutti i cittadini di Bologna”.



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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da anna il Mar 9 Ago - 14:13

08 agosto, il diario da Kyoto di Naoko Okada

Sta per arrivare la stagione della raccolta del riso. Essendo un alimento base nel regime alimentare giapponese ha anche un senso simbolico, quando arriva questa stagione nasce spontaneamente in noi un senso di gratitudune verso la natura, colei che ci alimenta e che ci permette di convivere con lei. Ma quest’anno è diverso: sta crescendo l’ansia per la contaminazione da cesio radioattivo anche per il riso. La regione Tohoku, zona devastata dal terremoto e dall’incidente della centrale nucleare di Fukushima, è quella in cui si producono riso e Sake (bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del riso). Mercoledì scorso il Ministero dell’Agricoltura ha reso pubblica la metodologia con cui verrà esaminato il riso nelle 14 province in cui fino a ora è stata rintracciata la maggior concentrazione di cesio radiattivo nel terreno. Riflettendo sui casi della carne bovina e del tè contaminati, in cui ogni misura adottata è stata tardiva, stavolta l’esame sarà realizzato con maggiore cautela e consiste dalle due fasi; prima del raccolto e dopo. «Temo il risultato dell’esame. Anche se rivelasse valori che rientrano nei limiti, i consumatori si impressioneranno anche solo per il fatto che siano state trovate tracce di cesio e non compreranno più quel riso». Il quotidiano Yomiuri Shinbun riporta l’ansia di Shuji Yamaguchi, che coltiva il riso nella provincia di Niigata. C’è il rischio che tutto il tempo e le risorse impiegate nella coltivazione vadano sprecate, ma l’esame è inevitabile per rassicurare i consumatori che i prodotti messi in commercio siano sicuri. È una situazione che non vale solo per il riso ma ormai per qualsiasi prodotto agricolo e zootecnico. Gli enti locali che eseguono gli esami stanno per andare in tilt. La provincia di Fukushima ad esempio deve effettuare esami su circa 200 generi di alimenti, oltre che al terrenno, all’acqua potabile, sui foraggi, sulle ceneri degli inceritori e così via. La nostra terra è diventata quella in cui non si può fidare di nulla, dove ogni cosa che produce deve essere sottoposta a esami prima di potercela godere. Non è neanche colpa della terra, l’errore è nostro.
L’agosto del Giappone ha un’atmosfera un po’ pesante. Ci sono i giorni commemorativi della bomba atomica (quello di Hiroshima è il 6 agosto, Nagasaki il 9) e della fine della seconda guerra mondiale (il 15 agosto). Ma quest’anno la commemorazione per le vittime della bomba atomica ha un significato un po’ diverso dal solito, si aggiunge una sorta di amarezza e di senso di vergogna.
Chiunque abbia visto il cenotafio di Hiroshima dedicato alle vittime si sarà commosso, me compresa, della frase incisa: «Riposate in pace, noi non ripeteremo mai più questo errore». Ma l’abbiamo ripetuto. E stavolta «l’errore» è nostro, di noi giapponesi che abbiamo accettato le centrali nucleari lasciandole finzuonare per lunghi anni senza riflettere a fondo su cosa significano, nessuno ha lanciato bombe su di noi. Mi chiedo che tipo di Karma collettiva abbia il popolo giapponese per dover affrontare più volte nella storia il terrore delle radiazioni. Ma soprattutto, stiamo facendo abbastanza per evitare di ripeterla? Mi sembra di no, a vedere il nostro primo ministro che parla ancora della sua «intenzione» di diminuire le centrali nucleari, nonostante nei mesi scorsi abbia già fatto diverse volte l’identica dichiarazione senza mai passare alle azioni.

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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da Lucy Gordon il Mer 10 Ago - 22:36

Bhe che dire ...questo è un padre.


Cara Ricarda ed Annapaola,

Solo voi potete sapere quanto é stato duro, difficile ed anche doloroso arrivare a questo giorno di felicità.
Purtroppo io non saró con voi ma ci saranno fratelli e nipoti che vi faranno sentire l’affetto che meritate.
Già da domani tornerete ad affrontare l’intolleranza e in qualche caso addirittura l’odio per chi ha fatto una scelta di amore. Un amore diverso ma non per questo meno intenso e meno puro.
Ho oltre 80 anni e neanche per me é stato facile capire e d accettare fino in fondo. Ma quello che voglio dirvi é né a me né ad altri che dovete rendere conto, ma solo l’una all’altra. Perché il diritto di amarvi é scritto più in cielo che in terra. “In paradiso i matrimoni non ci sono ma l’amore si”.
Benvenuta tra noi Ricarda. Per me sarai una figlia, sorella degli altri miei figli e come loro ti amerò.
Paola voglio ringraziarti per avermi donato ancora a questa mia tarda età la voglia di ribellarmi all’ingiustizia.
Auguri Papà



Lettera a Anna Paola Concia in occasione del matrimonio da parte del papà.
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Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

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