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Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

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Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 Empty Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da anna Lun 9 Mag - 12:36

La casa del boss Badalamenti diventa la Casa dei cento passi

32 anni fa la mafia fermò i passi di Peppino Impastato



Il 9 maggio del 1978 è una data che molti associano al ritrovamento del cadavere dell'onorevole Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Ma è anche il giorno in cui fu ucciso a Cinisi, vicino a Palermo, Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino. Lui fondò Radio Aut e attraverso la sua radio si ribellò allo strapotere mafioso del boss Tano Badalamenti, padrone di Cinisi, ribellandosi al padre e alla maggioranza dei suoi compaesani.

PeppinoImpastato era nato nel 1948 a Cinisi, in provicia di Palermo. Vari membri della sua famiglia fanno parte di Cosa Nostra o comunque sono strettamente legati all'organizzazione, come nel caso del padre Luigi. Peppino già da adolescente rompe i rapporti con il padre e inizia la sua militanza politico culturale antimafiosa.

Radio Aut, fondata nel 1977 da Impastato, diventa un simbolo della lotta alla mafia: Nel programma satirico ‘Onda Pazza' Peppino sbeffeggia mafiosi e politici. Le sue iniziative diventano scomode per i boss locali: il più colpito è il capomafia Gaetano Badalamenti, i cui delitti e traffici illeciti vengono più volte denunciati dai microfoni dell'emittente.

Nel 1978 Peppino si candida alle elezioni comunali ma la sua corsa viene fermata. Lui viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio, proprio durante la campagna elettorale.

Sul momento l'omicidio passa quasi inosservato, poiché in quelle stesse ore l'Italia intera è profondamente scossa dal ritrovamento del cadavere di Moro. Grazie all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia -che tagliano pubblicamente ogni rapporto con la parentela mafiosa-, dei compagni di militanza e del Centro di documentazione di Palermo intitolato allo stesso Impastato, viene poi individuata la matrice mafiosa dell'omicidio e l'inchiesta viene riaperta.

Le indagini procedono a ritmo altalenante per anni: l'orientamento degli inquirenti, infatti, tende ad attribuire il delitto ad ignoti, pur riconoscendo il carattere mafioso dell'accaduto. Soltanto nel 2002 viene disposto l'ergastolo per Gaetano Badalamenti come mandante dell'omicidio stesso. Gli esecutori materiali non sono mai stati condannati.

A Cinisi 32 anni dopo, nasce la Casa dei cento passi
La casa del boss Tano Badalamenti, affidata oggi ufficialmente all'associazione Peppino Impastato, che porta il nome del militante di Democrazia proletaria ucciso il 9 maggio del '78 proprio su ordine del boss mafioso di Cinisi, diventera' un centro culturale.
Ospitera' una biblioteca pubblica comprendente i circa duecento volumi di proprieta' di Impastato e gli oltre mille libri acquisiti con diverse donazioni: si tratta di testi di storia, geografia, letteratura, filosofia, sociologia, economia, con una specifica presenza di argomenti relativi alla storia della Sicilia e del movimento operaio e contadino pubblica.
Nel centro si svolgeranno attivita' come quelle che caratterizzarono il 'Circolo Musica e Cultura', fondato da Impastato negli anni '76 e '77: cineforum, dibattiti, recital, presentazioni di libri e mostre. Nei locali dell'edificio si organizzeranno anche corsi di recupero scolastico e di educazione musicale rivolti ai bambini e ai ragazzi.
Il progetto parte da questa sera, dopo che al termine del tradizionale corteo commemorativo della figura del militante di Dp e al termine della cerimonia in cui il sindaco di Cinisi, Salvatore Palazzolo, consegna ufficialmente le chiavi della palazzina al fratello di Peppino, Giovanni Impastato. Il Consiglio direttivo dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalita' organizzata ha deciso venerdi' l'assegnazione dell'immobile di proprieta' del boss al Comune di Cinisi. E ieri mattina si e' concluso il sopralluogo dei tecnici dell'Agenzia del demanio, che hanno firmato tutti i documenti necessari per effettuare la consegna. L'associazione Peppino Impastato aveva chiesto l'affidamento dell'immobile alcuni mesi fa presentando un progetto di utilizzo come Centro culturale e sociale.
"Oggi e' una giornata di festa non solo per Casa memoria, i familiari e gli amici di Peppino, - afferma il fratello Giovanni - i movimenti e le associazioni che in questi anni si sono impegnate contro la mafia, trovando in Peppino e nella sua storia un punto di riferimento importante, ma anche per tutta la citta' di Cinisi, che proprio nella confisca di questa casa e nella sua trasformazione in centro di promozione culturale e sociale potra' trovare occasione di rilancio e riscatto".
Per il leader di Idv Antonio Di Pietro:"l'unanime riconoscimento delle doti intellettuali di Peppino Impastato unite alla fermezza del carattere e alla nobilta' degli ideali, gli ha consentito di diventare un valido esempio". Dello stesso avviso Leoluca Orlando: "Per anni esponenti infedeli delle istituzioni hanno ostacolato che venisse fatta giustizia su un omicidio consumato in un territorio difficile e in un tempo nel quale a molti tornava comodo affermare che 'la mafia non esiste' e molti altri si rassegnavano alla convinzione tutta mafiosa che la mafia e' invincibile".
Per il senatore Peppe Lumia del Pd:"Oggi la storia di Impastato e' entrata nei cuori e nelle menti di migliaia di persone e si traduce in impegno e passione per la legalita' e la giustizia".
Infine Secondo Luigi de Magistris, eurodeputato IdV: "l'assegnazione della casa del boss Badalamenti all'associazione Impastato ha un valore simbolico dirompente, che rende maggiormente necessario lottare a difesa della legge sulla confisca dei beni perche' non sia stravolta come accadrebbe se fosse consentita la vendita all'asta dei patrimoni sottratti ai boss".

rainews24

*art. del 9 maggio 2010
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L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù. Gino Strada

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Messaggio Da Lucy Gordon Sab 14 Mag - 9:52

Non assunta perchè è incinta: "Sei malata".



Donne leggete bene perchè quello che è successo a Modena lascia davvero senza parole.
Siamo nel 2011 e nonostante l'evoluzione tecnologica e l'affermazione da anni dei diritti umani, nulla sembra essere cambiato.
Si parla di "fatto grave" e di "evidente discriminazione" nella nota di Fp-Cgil Sanità Modena, in riferimento alla vicenda di una giovane donna che si è vista negare l'assunzione, a quanto pare solo per il fatto di essere incinta. Come si legge nel comunicato, l'episodio si è verificato presso l'Azienda Sanitaria modenese dove la futura mamma aveva acquisito il diritto ad un incarico a tempo determinato in base alla graduatoria per l'assunzione di operatori socio sanitari.
Vediamo di capire come si è svolta la vicenda. La donna in questione non sarebbe stata ritenuta idonea alla mansione poiché in stato di gravidanza. La Fp-Cgil, nelle persone di Massimo Tassinari e Anna Paragliola, interviene in difesa e nella nota scrive: "La gravidanza non può essere considerata una malattia che impedisca di lavorare, ma in ogni caso, sono molte le mansioni presenti in Azienda compatibili con questa condizione, quindi siamo di fronte ad una decisione che incurante delle norme, delle numerose sentenze e della stessa Costituzione italiana, nega il diritto sacrosanto al lavoro". Il sindacato ha annunciato di aver messo a disposizione "il supporto giuridico e sindacale necessario per rimediare al torto subito" nella speranza, però, che l'Azienda non continui nella sua posizione "anche per evitare un inutile spreco di danaro pubblico, proprio adesso che si trova di fronte ad un grave deficit di bilancio".
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Messaggio Da anna Sab 21 Mag - 13:57

Prof senza stipendio, gli studenti
lo anticipano con i soldi delle gite

La vicenda al liceo Modigliani di Giussano, in Brianza, dove dieci docenti precari sono senza paga
da tre mesi. I ragazzi hanno deciso di sostenerli con 10mila euro dal fondo volontario delle famiglie


Gli studenti pagano lo stipendio ai professori precari. Nominati come supplenti, senza busta paga da tre mesi, dieci docenti del liceo artistico Modigliani di Giussano, in provincia di Monza, hanno trovato la solidarietà degli alunni. Sostenuti anche dal preside, Cesare Ferrari, i ragazzi hanno impiegato poco a prendere la decisione. «Una situazione imbarazzante, non potevamo restare con le mani in mano», spiega Lorenzo Zucchinali, rappresentate degli alunni.

I soldi, 10mila euro, giusto il necessario per anticipare una mensilità a ciascun insegnante, sono stati presi dal fondo volontario che ogni famiglia versa nelle casse della scuola a inizio anno. Soldi che di solito servono per pagare i corsi di recupero, cancelleria o gite agli studenti in difficoltà economica. «Siamo al paradosso — rimarca Mirko Scaccabarozzi, di Cisl scuola — gli studenti sono costretti a pagarsi il percorso di formazione. È il risultato delle politiche dei tagli sul mondo dell’istruzione».

«Si tratta di un’iniziativa concordata tra noi e i ragazzi — dice il dirigente scolastico — Era una situazione che non poteva più protrarsi. Abbiamo deciso di anticipare gli stipendi e comunicato la decisione al ministero dell’Istruzione, ma sappiamo che difficilmente ci verranno restituiti». La scuola vanta già 270mila euro di crediti verso il ministero. Gli alunni di via Caimi sono contenti: «Dopo una vita passata a studiare, i nostri docenti si ritrovano tra le mani un lavoro precario e da marzo sono rimasti senza stipendio. Ci meritiamo tutti qualcosa di meglio, speriamo che la nostra decisione serva a risvegliare l’attenzione sulla scuola».

repubblica

Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 30341 i soldi per i nuovi sottosegretari si trovano, quelli per gli insegnanti no, e non sono gli unici in Italia a lavorare senza percepire regolare stipendio

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Messaggio Da ubik Dom 22 Mag - 15:52

La deputata contro Gasparri: «autoritario e violento. Frattini e Matteoli con me»

Alto Adige, la Biancofiore se ne va: «Distrutta dal Pdl, vado con Scajola»

«È finito un amore, che forse ho vissuto univocamente. Come nelle storie infelici»

MILANO - «Quattro anni di vessazioni, di ingiurie, di sevizie personali...Sono distrutta, vado via».

Onorevole Biancofiore, di cosa parla? Affari personali?
«Ma no, affari di partito. Vado via dal Pdl, che in Alto Adige non mi appartiene più, e che pure ho contribuito a fondare tra mille difficoltà. Vado via perché è finito un amore, che forse ho vissuto univocamente, come spesso accade nelle storie infelici».


Michaela Biancofiore, 40 anni, coordinatrice provinciale pdl e deputata, è triste. Altri tempi quelli in cui rideva a un comizio accanto al premier che faceva il gesto, diventato famoso, del dito medio. L'idillio col suo partito oramai è finito.

E la colpa di chi è?
«Di quell'incapace di Maurizio Gasparri. Quell'uomo sta facendo il bello e il cattivo tempo, da noi, senza capire un tubo del territorio. Sue le candidature perdenti, le soluzioni pasticciate e consociative, la distruzione di fatto del partito. Una strategia perdente su tutta la linea, parlano i risultati elettorali: siamo al 3 per cento».

Ma avete cercato di dialogare, voi due?
«Dialogare con chi? Con Gasparri? Lei ha presente l'uomo? Ora, non gli dò del fascista proprio perché il termine mi pare desueto. Ma insomma, è un autoritario. Un arrogante. Un violento. Uno che se sei donna tende soltanto a denigrarti».


Addirittura?
«Certo. Di me è arrivato a dire cose indicibili. Che ero instabile psicologicamente, che prendevo gli psicofarmaci. E certo, sei donna? Allora sei isterica. Veda cosa hanno fatto anche con la Moratti: a Milano sembra che la colpa della sconfitta sia solo sua. Gli altri si sono defilati. Per non parlare della Carfagna. Io sono stata l'unica a difenderla quando fui attaccata in Campania da Cosentino e compagni. E anche adesso che Lehner, che è ossessionato da lei, l'ha criticata».


E però le altre donne del suo partito di solito tacciono anche rispetto a cose visibilmente offensive.
«Si riferisce alla selezione della classe dirigente? Ha ragione, sì. Ma perché alcune di noi si sono ben accucciate sotto la coperta del potere degli uomini. Ed è chiaro che io adesso parlando mi sto inimicando molti notabili... Non conviene....».


Con Berlusconi ha parlato della situazione altoatesina?
«Ancora no, ma lui è informato di quello che sta accadendo. Solo che è troppo buono... Lascia fare... Lui sa che io, ma in queste ore anche Scajola e Micciché, gli diciamo certe cose per il suo bene...Vogliamo di nuovo aumentare il consenso, che invece, a causa di un manipolo di notabili che sta guidando il partito a Roma, si sta erodendo».


Davvero non ha discusso con nessuno del Pdl, finora?
«Con Frattini, che è sbigottito quanto me. E con Cicchitto, che mi ha dato ragione e mi ha chiesto di portare pazienza. Ma so che anche Matteoli è perplesso con questa dirigenza nazionale. È chiaro che io lavoro lo stesso per i ballottaggi. Poi con la mia corrente andiamo via. Fondiamo un movimento, che sarà molto vicino alle posizioni di Scajola e sempre pro Berlusconi, ovviamente. Ma con la dittatura di Gasparri ho chiuso».

corriere della sera

poveraccia Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 466972

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Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch
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Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
Avevano parlato, poco, ma quanto bastava per scegliersi. Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare intero dentro. A. D’Avenia
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Messaggio Da anna Dom 22 Mag - 16:08

Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 466972 è troppo buono, in mano a dei cattivoni, e gli altri son sbigottiti
Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 30341 tanto la tratteranno come le altre che hanno osato dire 'pio'...

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Messaggio Da ubik Dom 22 Mag - 19:39

"TORINO - E' il libro dell'anno, un fenomeno editoriale. Si chiama "L'implosione", è ambientato a Torino e l'autore è un giovane studente di ingegneria, Manuele Madalon. Lo hanno letto tutti quelli che contano: dal sindaco di Torino Piero Fassino al suo sfidante Michele Coppola. Lo hanno letto, tra gli altri, anche Vittorio Sgarbi e Lucia Annunziata. E tanti scrittori. Resta da spiegare come, visto che il suddetto libro non esiste, è una bufala architettata da uno studente di giornalismo di Torino, Gabriele Madala. Il ragazzo, con tanto di complice, si è intrufolato alla Fiera del Libro della città piemontese e ha chiesto a tutti i personaggi della cultura, della politica e dello spettacolo, un giudizio sulla sua opera prima. Tutte recensioni lusinghiere. Nessuno ammette di non averlo mai sentito nominare. Vittorio Sgarbi definisce l'ambientazione "sottile e misteriosa". Lucia Annunziata lo paragona ad un altro scrittore, Culicchia. Davvero niente male per un libro fantasma. Tutto viene filmato e messo su YouTube."

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Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
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Messaggio Da anna Dom 22 Mag - 19:48

Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 633622 Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 633622 Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 72045 Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 72045 Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 72045

Spoiler:
Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 561231 io lo so chi è stato ad architettare tutto Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 633622

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Messaggio Da Strawberry Fields Gio 2 Giu - 14:55

Fonte: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/2-giugno-2011/sua-moglie-stremata-cancro-lui-pretende-sesso-5-anni-cella-190780914234.shtml

Sua moglie è stremata dal cancro
Lui pretende sesso: 5 anni di cella
«Lasciata senza cibo né cure». Lei è morta un mese dopo averlo denunciato. A inchiodare il marito è stata la testimonianza del figlioletto. Il giudice: «Quadro allucinante»

VERONA - Colpevole. Responsabile di aver «maltrattato con crudeltà la moglie gravemente malata di cancro», di averla «percossa sistematicamente, colpendola con calci e pugni in testa e in varie parti del corpo», «umiliandola, ingiuriandola…dicendole di non volerla più», «rifiutandosi di darle cibo che acquistava solo per lui e per il figlio minor», «intimandole di non andare più in ospedale a farsi curare», «ferendola a fronte del rifiuto della donna di avere un rapporto sessuale in quanto non si sentiva bene…» Sono accuse che hanno addirittura del disumano quelle che, con una sentenza le cui motivazioni sono appena state depositate in tribunale, hanno indotto il giudice Paola Vacca a infliggere 5 anni di cella a un marito per «maltrattamenti». Nei confronti di A. A. K. (ne omettiamo l'identità per non rendere riconoscibile il figlio minore, ndr), origini ghanesi ma da anni residente nel Veronese, il pm a coronamento della sua requisitoria aveva chiesto 2 anni di reclusione, ma il giudice nel suo verdetto ha avuto la mano ben più pesante. Peccato soltanto che colei che per quindic'anni (secondo l'accusa, «dal 1994 al 2009») sarebbe stata costretta a subire le peggiori angherie dal consorte, purtroppo, non potrà mai sapere della condanna appena inflitta al suo presunto aguzzino. Appena un mese dopo essere riuscita ad andarsene di casa e aver trovato il coraggio di denunciarlo, infatti, la donna ha terminato per sempre le sue indicibili sofferenze terrene.

La sua morte è datata 30 dicembre 2009 ma la giustizia, da allora, ha comunque fatto il proprio corso sfociando adesso nei 5 anni di carcere decretati contro il marito sotto accusa. Nel motivare il verdetto, il giudice punta il dito contro un «quadro allucinante di violenze domestiche, un atteggiamento dell’imputato improntato a costante aggressività nei confronti della coniuge, reiteratamente incitata in modo sprezzante ad andare a prostituirsi per guadagnarsi il pane, picchiata, privata del poco denaro che aveva, lasciata priva dei mezzi di sussistenza più basilari: cibo e calore». A parere del magistrato, «il contesto in cui si colloca questo comportamento di deliberata sopraffazione e di vero e proprio annullamento della dignità e della persona fisica è tanto più grave, odioso e inaccettabile in quanto realizzato ai danni di una vittima inerme e stremata dalla malattia, dalla privazione di cure e di cibo e dalle vessazioni ». Basti pensare che, stando al capo d’imputazione, «alla donna, casalinga, malata e in chemioterapia», il marito avrebbe detto di «non voler spendere soldi per la sua persona, facendola dormire al freddo; sottraendole addirittura 10 euro affinché non potesse comprarsi nulla; spaccando una bottiglia e minacciandola con un coccio nell’ottobre 2009 dopo aver notato la documentazione sanitaria della donna, intimandole di non andare più in ospedale per farsi curare, colpendola con pugni al braccio, dolente e gonfio a causa della malattia». Tutte circostanze «di inaudita gravità», per il giudice che, ritenendo la sua condotta «gravissima e tra le più gravi tra quelle contemplate dalla nora incriminatrice », non ha esitato a riservare al marito-orco 5 anni di cella.
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Messaggio Da mambu Gio 2 Giu - 16:24

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Messaggio Da anna Dom 12 Giu - 20:19

In America fa camminare i paraplegici,
ma in Italia è disoccupato

Enrico Rejc è l’unico italiano nel team che ha compiuto un vero e proprio miracolo su un giovane dell’Oregon bloccato su una sedie a rotelle da 5 anni. Ma ora, con la borsa di studio scaduta, per lui non c'è posto negli enti di ricerca italiani


Ho contribuito anch’io al primo esperimento al mondo che è riuscito a far camminare di nuovo un paraplegico, ma oggi per il mio paese sono soltanto uno dei tanti ricercatori a spasso”. E’ amareggiato il trentenne Enrico Rejc, l’unico italiano nel team americano che ha compiuto un vero e proprio miracolo su Rob Summers, 26enne dell’Oregon bloccato su una sedie a rotelle da cinque anni.

Il progetto a cui ha preso parte Rejc probabilmente finirà negli annali della medicina: non era mai successo di riuscire “ricollegare” il cervello alla spina dorsale che ha subito una lesione permanente. “Noi ci siamo riusciti – racconta il ricercatore – e se voglio continuare a lavorare serenamente su questo filone di ricerca non mi resta che fare le valigie e trasferirmi definitivamente negli Stati Uniti”.

Il contributo del ricercatore italiano al progetto è stato frutto di un “prestito”. Grazie a una borsa di dottorato all’Università degli Studi di Udine, Rejc è andato prima a Los Angeles e poi a Lousville a lavorare fianco a fianco con Susan Harkema e Reggie Edgerton, i due scienziati che hanno coordinato lo studio pubblicato sulla rivista Lancet.

“E’ stata un’esperienza straordinaria. Siamo riusciti a dimostrare – racconta – che con la stimolazione elettrica epidurale è possibile riattivare i circuiti spinali che controllano la postura e il movimento, che non sono più collegati al cervello a causa della lesione”. In questo modo, la parte “intelligente” del midollo spinale è in grado di utilizzare le informazioni sensoriali periferiche per controllare autonomamente l’attività muscolare. “E’ stato incredibile – riferisce Rejc – vedere il giovane Rob che si alzava da quella sedia a rotelle a cui è stato condannato nel 2006 quando un pirata della strada lo investì e fuggì via”. Il nostro ricercatore è stato lì tutto il tempo necessario per vedere con i suoi occhi quei miracolosi passi incerti compiuti da Rob. “Un lavoro molto duro – racconta – Prima l’impianto chirurgico di 16 elettrodi nella zona lombosacrale sulla spina dorsale di Rob, dopo 70 lunghissime sessioni di allenamento. Ma ne è valsa la pena: vedere Rob alzarsi è stato molto emozionante”. Peccato che ora l’avventura di Rejc sembra essere arrivata al capolinea. Con la borsa di studio scaduta, per lui non sembra proprio esserci posto nelle università o negli enti di ricerca italiani.

“Sono da gennaio – racconta – che aspetto un segnale, ma ancora niente. Questo è uno dei primi effetti concreti della riforma Gelmini. Un provvedimento ipocrita che, alzando le soglie minime per gli assegni di ricerca e la loro durata minima, senza affiancare dei finanziamenti adeguati, ha di fatto reso quasi impossibile per le università, già in crisi, di far lavorare un ricercatore, anche per brevi periodi”.

Fare un biglietto di sola andata fuori dall’Italia sembra proprio l’unica alternativa, ma Rejc è uno di quei cervelli molto legati alla sua terra. Nato e cresciuto a Gorizia, sogna di formare una famiglia nel suo paese. “Quando penso al mio futuro – dice – mi piace immaginare di poter crescere i miei figli qua. Mi sembra di tradire il mio paese andando via. E’ qui che sono cresciuto, è qui che ho la mia famiglia e gli amici ed è qui che vorrei mettere a disposizione tutto quello che ho imparato e che continuerò ad imparare”. In effetti, il ricercatore italiano non si può di certo definire un membro passivo della comunità. Anzi tra una laurea in Scienze Motorie e una specializzazione in Scienza dello Sport, Enrico ha portato la sua scienza nei centri sportivi. Sì, perché il primo amore di Rejc è stato proprio lo sport: dalla pallacanestro al calcio fino alla pallavolo. Ed è proprio al volley che ha dedicato la sua conoscenza offrendo consulenze scientifiche a squadre di serie A. “Il mio compito – spiega il ricercatore – è quello di ‘fotografare’ gli atleti, sfruttando anche strumenti d’avanguardia, per trovarne i punti deboli e i punti forti. In base ai risultati dei test a cui vengono sottoposti si possono disegnare ‘allenamenti’ su misura per ogni atleta, prevenendo gli infortuni e migliorando le prestazioni”.

Gli interessi scientifici di Rejc sono davvero molto vasti. “Da un lato mi piace esplorare le prospettive di cura – dice – per i pazienti che hanno difficoltà motorie. Oltre ad aver partecipato al progetto americano, nel 2004 ho svolto a Manchester alcune ricerche sul controllo muscolare nelle persone anziane, quelle più esposte al rischio cadute. Dall’altro lato ho ancora una forte passione per lo sport, su cui ho focalizzato i miei studi”.

Certo, è una sfida stimolante quella di ritornare negli Stati Uniti e inseguire lo stesso sogno di Dane Reeve, l’attore che diede il volto a Superman, e che fino al 2004, l’anno in cui morì, lottò con tutte le sue forze per superare la paralisi che lo colpì nel ’95 dopo una caduta da cavallo.

L’associazione che porta il nome dell’attore ha sostenuto e sostiene ancora attivamente gli studi sulla stimolazione elettrica del midollo spinale. “Ma poterlo fare nel mio paese – dice Rejc – mi riempirebbe d’orgoglio”. Conclude ironicamente: “e poi dopo il lavoro a me piace girare in moto e con il traffico delle metropoli americane è impossibile guidare con tranquillità”.
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Messaggio Da Lucy Gordon Lun 13 Giu - 11:32

LA MARCIA DELLE ZOCCOLE

Scusate il titolo, ma non è opera mia Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 900517


Dopo Usa e Canada La «Marcia delle zoccole» è approdata in Europa, in Australia e in America Centrale. Centinaia di donne in minigonna e scarpe con tacchi vertiginosi hanno sfilato per le strade per protestare contro chi dà la colpa alle vittime di violenze sessuali per indossare vestiti troppo succinti. Le SlutWalk (marce delle zoccole) erano iniziate ad aprile scorso a Toronto dopo che un ufficiale della polizia aveva dichiarato che le donne dovrebbero evitare di vestirsi come «sluts», zoccole, per non essere violentate o molestate. Le proteste si erano poi diffuse negli Stati Uniti e, durante il weekend sono state organizzate a Città del Messico, a Matagalpa, in Nicaragua, e nella capitale dell'Honduras, Tegucigalpa. A Città del Messico donne e uomini hanno manifestato insieme portando striscioni con le scritte: «No vuol dire no»


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Messaggio Da Strawberry Fields Ven 17 Giu - 23:58

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2011/17-giugno-2011/coppia-vive-auto-15-giorni-donna-incinta-perde-bambino-190887501120.shtml

GROSSETO - Una pizzeria aveva finalmente riaperto l’orizzonte di Mohamed, egiziano di 31 anni, tredici dei quali da italiano. Gli aveva dato fiducia, gli aveva offerto un lavoro e lui, con questa certezza, si era messo a bussare di nuovo a tutte le porte: «Bastava aspettare e avrei avuto i soldi per pagare l’affitto di una casa - dice - Invece nessuno ci ha aiutato, ho anche dovuto lasciare il lavoro per stare dietro a mia moglie». Così l’unica casa di Mohamed e della moglie è rimasta la loro Twingo. Là dentro, sopra i sedili ribaltabili della Renault, Donya, la giovane moglie di Mohamed, ha passato gli ultimi 16 giorni della sua gravidanza arrivata all’ottavo mese.

Là dentro la coppia si è accorta che qualcosa non andava: la donna ha lamentato un forte dolore all’addome, i sedili si sono bagnati di sangue, a nulla sono servite la corsa in ospedale e il taglio cesareo. Mohamed racconta che per due settimane ha cercato in tutti i modi un posto decoroso. «Mi basta una sistemazione finchè non nasce mio figlio - ripeteva - nel frattempo io avrò riscosso il primo stipendio e cercheremo una casa». La strada di Mohamed e di Donya si è fatta in salita all’improvviso. A fine 2010 la donna resta incinta per la terza volta (le altre due gravidanze erano finite male), ma il marito perde il lavoro. È impossibile pagare l’affitto e così eccoli in auto ad affrontare l’inverno.

Il Comune però trova loro una soluzione: prima li sistema, insieme ad altre famiglie, in un residence di Marina di Grosseto, poi fino a fine maggio in una casa vacanze di proprietà della Curia, di fianco al seminario vescovile grossetano. Scade la convenzione e il gestore chiama i vigili urbani. Donya è al settimo mese di gravidanza, ma questo non cambia le cose: Mohamed bussa a tutte le porte che può e nessuno lo ascolta, lui dà retta a un amico e occupa abusivamente un appartamento. Ma dopo alcuni giorni la moglie ha bisogno di essere visitata in ospedale e al ritorno la porta di casa è sbarrata.

Per 16 giorni i due abitano nella loro auto e per giunta lunedì la donna viene visitata all’ospedale per via di alcuni dolori: «Dopo un’ecografia le sono state prescritte alcune medicine ed è stata dimessa» aggiunge Mohamed. Poi la situazione è precipitata. «Denuncio tutti, sindaco, assistenti sociali e medici - dice lui - perchè voglio giustizia». «Se una donna di 23 anni è costretta a vivere in un’auto ed in queste condizioni perde il figlio all’ottavo mese di gravidanza, è evidente che è venuto meno ogni diritto ed ogni garanzia minima di dignità umana» dichiara l’assessore regionale e segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini. «Diceva Sant’Agostino che nella carità il povero è ricco e senza la carità il ricco è povero: sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità, ma in questa triste vicenda è soprattutto la carità ad essere scomparsa».

«La signora era già stata presa in carico dalle strutture territoriali e ospedaliere ed era già stata assistita anche in ospedale». Così l’Azienda sanitaria 9 di Grosseto dopo la morte del feto di otto mesi che una giovane di origini egiziana, Donya Elsayeo Elemar, portava in grembo. Anche il Coeso, il consorzio che gestisce i servizi sociali del Comune di Grosseto, dice di aver seguito la famiglia anche più di quanto era in suo dovere e che, proprio per questo, la famiglia «era a conoscenza della straordinarietà di alcuni interventi». «Dal 17 dicembre 2010 all’8 maggio - dice il Coeso - la famiglia ha ottenuto un contributo di 2.450 euro per coprire le spese di soggiorno in un residence a Marina di Grosseto e poi altri 500 per la permanenza in una camera di Casa Betania, a Grosseto. Ma questi fondi erano di natura straordinaria e la famiglia ne era a conoscenza».
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Messaggio Da anna Sab 18 Giu - 19:13

commento con le parole di Enrico Fierro

La Curia e il bimbo
mai nato



“Adesso tutti ci sorridono, sono gentili con noi. Ma non mi comprano così: voglio giustizia”. Giustizia nel paese dell’indifferenza che ha umiliato lui e sua moglie, e forse ha colpevolmente contribuito alla morte di quel bambino che cresceva nel grembo della madre. Due corpi alla deriva, egiziani e naufraghi come gli altri figli del Mediterraneo che cercano una impossibile sponda di solidarietà in Italia. Hanno vissuto in macchina, lui giovane uomo di 31 anni, lei mamma bambina. Per sedici giorni e sedici notti.

Perché anche nell’accogliente Grosseto non c’è posto per chi non ha. E chi se ne frega di un egiziano che non riesce ad assicurare un tetto e un pasto alla sua giovanissima moglie. Lo abbiamo ospitato in un albergo della Curia che accoglie persone in difficoltà, ma poi il Comune non ha pagato le rette. Cavilli su cavilli, burocrazie sorde e mute. E allora la Curia, che poi è la Chiesa, la grande madre che dovrebbe fottersene di carte e bolli e allargare le sue braccia a tutti, sfratta. Come un qualsiasi arido padrone del mattone.

“In queste due settimane – racconta l’uomo – ho bussato a tutte le porte. Ho chiesto al sindaco di trovarci un posto dove io e mia moglie potessimo stare fino alla nascita del bambino. Avevo trovato anche un lavoro come pizzaiolo, l’affitto potevo pagarmelo, bastava solo aspettare e avrei avuto i soldi. Invece nessuno mi ha aiutato”. E il bambino è morto. Dolori alla schiena della madre, distacco della placenta. Una vita che non nasce, una giustizia che non arriverà mai.
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Messaggio Da Lucy Gordon Lun 20 Giu - 22:14

La distruzione di una stella


Amy Winehouse ci ricasca, si prensenta sul palco di Belgrado completameente fatta.
Peccato Amy, ti stai distruggendo. Spero tu ne esca prima possibile.

Il tour è stato parzialmente cancellato.


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Messaggio Da anna Lun 20 Giu - 22:23

abbiamo postato alcuni articoli qui https://darkover.forumattivo.it/t29p60-music-press#10753

Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 4 30341 compreso quello che diceva che al concerto segreto a Londra era in formissima e fuori dalla dipendenza
quello che mi chiedo è se non esista un modo per svincolarsi dalle tenaglie di case discografiche ecc, e potersi dedicare alla propria salute

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