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Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

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Messaggio Da Lucy Gordon Lun 20 Giu - 22:33

scusa Anna Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 378480 ......... devo imparare a leggere di più...........cancella pure tutto è una ripetizione inutile...sorry Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 3667861657
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Messaggio Da anna Lun 20 Giu - 22:38

Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 561231 vabbè ormai abbiamo commentato
magari poteva essere uno spunto, non è certo l'unica ad avere questi problemi
mi chiedo in questi casi quanta consapevolezza abbiano, e quanto sono vittime del sistema
Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 30341 non so se mi sono capita

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Messaggio Da Lucy Gordon Lun 20 Giu - 22:52

anna ha scritto: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 561231 vabbè ormai abbiamo commentato
magari poteva essere uno spunto, non è certo l'unica ad avere questi problemi
mi chiedo in questi casi quanta consapevolezza abbiano, e quanto sono vittime del sistema
Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 30341 non so se mi sono capita


Di base c'è una fragilità d'animo che di solito nasce dalla sensazione di inadeguatezza, Amy non sò quanti chili perse dopo il primo album. Sempre il miraggio del proprio corpo. Un calo così repentino non può evvenire senza l'ausilio di anfetamine o altro. Credo che oramai abbia parte del cervello leso come tanti tante storie ci insegnano anche di non famose.
Cercare di rientrare nei canoni dello star system può portare a queste forme di autolesionismo. Ricordo Britney Murphy, che per rimanere in una taglia bioigicamente non sua, si era talmente debilitata da morire per per una normalissima malattia. Il sistema non forza nessuno, semplicemente se il mercato vuole fisici anoressici o ti adegui o non ti fanno lavorare. Oggi si vende la confezione, non importa se hai o meno talento, il pubblico di adesso non lo cerca e la cultura della qualità sappiamo benissimo dove sia relegata.
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Messaggio Da ubik Lun 20 Giu - 23:02

io non credo che amy, col livello di notorietà che ha raggiunto, cerchi consapevolmente di rovinarsi una carriera in questi modi, cioè non mi pare una cosa architettata

e se è quindi spontanea, poveretta, come si è ridotta; se nemmeno una occasione seria come un concerto la dissuade significa che ha necessità di una seria e impegnativa terapia, forse dovrebbe proprio lasciare per un po' di tempo il cosiddetto mondo dello spettacolo Suspect

a questo riguardo, ricordo un film degli anni '60 o '70 ( Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 30341 ) che rappresentava proprio la creazione, il lancio e un'ingrata fine per una stella del canto, mi pare di ricordare che il cantante avesse come logo una mela, si, come i Beatles (mi pare nè? Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 30341 Suspect ); a parte, ovviamente, il classico "E nata una stella" Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 561231

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Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. D. Lynch
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Fu così che Olo arrivò a conoscere se stesso; e come quei pochi uomini che lo avevano fatto prima di lui, arrivato in cima a questo pinnacolo di conoscenza si trovò ai piedi di una montagna. T. Sturgeon
Avevano parlato, poco, ma quanto bastava per scegliersi. Ci sono parole come le conchiglie, semplici ma con il mare intero dentro. A. D’Avenia
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Messaggio Da anna Mar 21 Giu - 14:29

Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 SienaSe non ora… il 9 e 10 luglio!



Sono tornate. Quell’onda rosa che ha invaso la capitale il 13 febbraio scorso al grido di “Se non ora quando?” non si è esaurita in una bella giornata di partecipazione e denuncia, ma tiene il punto e rivendica diritti, attenzione, uguaglianza. E si riunisce a Siena, il 9 e 10 luglio prossimi, per tracciare un progetto e definire una proposta politica che faccia dell’Italia un «Paese per donne».

A febbraio un fiume di donne indignate dalla rappresentazione grottesca e umiliante che il premier e suoi sodali danno del corpo femminile, puro mezzo di “lancio” politico o aziendale, ha dichiarato con fermezza la sua contrarietà a un modello mercificatorio che vede merito e successo subordinati a età, fattezze e “disponibilità”. Ruby, le ragazze dell’Olgettina, la corte di escort e accompagnatrici del premier che si sono riversate nelle tv Raiset e in politica per meriti “diversi” hanno dato la stura a un disagio latente, che si è trasformato in una mobilitazione di protesta e rivendicazione di dignità.

Ma non è finita lì, e le donne lo sanno bene. La mercificazione del loro corpo è solo l’altra faccia di una tangibile discriminazione che le relega in second’ordine nella società e nel lavoro. Le disparità di accesso ai posti di lavoro e di salario sono fotografate senza pietà dall’ultimo rapporto Istat: la differenza di retribuzione tra uomo e donna si attesta mediamente intorno al 20%, con punte del 30% nei settori privati. E solo nel 2010, 800mila donne non sono rientrate al lavoro dopo la maternità, a causa della insufficienza dei servizi di sostegno e del perdurare della pratica delle dimissioni in bianco. Il tasso di occupazione femminile è fermo al 46,1% (12 punti percentuali in meno rispetto all’Europa), mentre il ricorso ai contratti a tempo è salito, solo nel 2010, del 14,3%.

Ma il lavoro femminile, quando c’è, è peggiore anche in qualità: le donne sovraistruite, ossia quelle con titolo di studio superiore alle loro mansioni, sono il 40% contro il 31% degli uomini.

Tutto ciò è stato anche oggetto di reprimenda da parte dell’Onu, che lo scorso anno ha rivolto all’Italia racomandazioni ben precise sul tema dei diritti e della tutela delle donne nel lavoro e nella società, al di sotto dei livelli richiesti. Raccomandazioni cadute nel vuoto, come dimostra il Rapporto presentato pochi giorni fa dal Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani in Italia .

Sottopagate e sottoimpiegate, se non precarie o disoccupate, con in più il carico della casa, dei figli (quando e se possono permettersi di averli), dell’assistenza ai genitori, le donne italiane chiedono il rispetto dei loro diritti e di una dignità troppo spesso abusata. E segnano, dopo lo tsunami dei referendum, un ulteriore scollamento dalla politica parlamentare.

micromega

quante storie dietro, altro che ministeri da spostare...

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Messaggio Da anna Lun 27 Giu - 10:35

Ustica: 31 anni dopo, in Italia esiste la verità?


Sono le 20:08 del 27 giugno 1980. Si alza in volo da Bologna il DC-9 I-TIGI. Destinazione Palermo. Parte con un ritardo di due ore, il doppio del tempo necessario per completare il viaggio. In un’ora fai giusto in tempo a sederti, allacciare le cinture, buttare un occhio sulle procedure di emergenza mimate dal personale di volo, sfogliare la rivista alloggiata nel retro del sedile davanti e bere un caffè che già inizia il momento della discesa. 69 adulti e 12 bambini aspettano di scendere dall’aereo per tornare a casa o per iniziare una settimana di vacanza. Come la famiglia Diodato. La moglie, la cognata, e i tre figli bambini di Pasquale detto Lino, muratore, muscoli possenti. Lino li ha messi sull’aereo per raggiungerli i giorni successivi. Ad attenderli all’aeroporto di Punta Raisi ci sono i nonni e gli zii ansiosi di stringere i loro cari.

Ma alle 21:04, quando dalla torre di controllo di Palermo parte il contatto radio per autorizzare la discesa sul Dc9 nessuno risponde. Elicotteri, aerei e navi si precipitano nelle ricerche ma il volo è disperso. Solo alle prime luci dell’alba viene individuata ad alcune decine di miglia a nord di Ustica, una chiazza oleosa. Lì ci sono i primi relitti e i primi cadaveri.

Sono trascorsi 31 anni da quella terribile notte. Anni e anni di indagini, migliaia di cartelle di atti per oltre un milione e mezzo di pagine e circa trecento udienze processuali. Inchieste ostacolate e manomesse come affermano gli stessi inquirenti che hanno ripetutamente parlato di depistaggi e inquinamenti delle prove.

A 31 anni di distanza da quella tragedia sappiamo molto e non sappiamo niente.

Sappiamo che nel cielo di Ustica il Dc-9 non era solo ma c’erano ben 21 aerei che circondavano il velivolo precipitato. Lo ha ricordato recentemente Andrea Purgatori, il giornalista che per primo seguì la vicenda sul Corriere della Sera.
Non sappiamo di quale nazionalità fossero questi aerei ma si ipotizza che alcuni fossero libici e che l’intento fosse quello di eliminare il colonnello Gheddafi che si presumeva essere su quel volo.
Sappiamo che oltre 30 anni fa abbiamo contratto un bel debito economico con il governo libico che è forse stato tale da tollerare attraversamenti dei loro aerei nei nostri cieli.
Non sappiamo (ma per le ragioni di cui sopra lo immaginiamo) perché fino a oggi nessuno ha chiesto perentoriamente conto a Gheddafi di quella notte del 27 giugno.
Sappiamo di avere un sottosegretario, Carlo Giovanardi che oltre a quella per i gay ha anche un’ossessione per i missili perchè “Nessun missile abbattè il DC9 dell’Itavia su Ustica” - ripete ossessivamente infischiandosene delle valutazioni della magistratura e dei familiari delle vittime.
Non sappiamo perché dobbiamo essere l’unico paese democratico in cui permane il segreto di stato sulle tante stragi che hanno insanguinato l’Italia.
Sappiamo, come scriveva Pier Paolo Pasolini, anche se non abbiamo né prove né indizi ma perché “cerchiamo di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; di coordinare fatti anche lontani, mettere insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, ristabilire la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”.

“In Italia esiste la verità?” c’è scritto in alto a sinistra nel manifesto del film “Il muro di gomma”. L’ho rivisto ieri sera in tv e, per l’ennesima volta, mi si è accapponata la pelle alla straziante scena finale quando il giornalista Rocco dopo il processo detta il suo articolo al Corriere: “Perché chi sapeva è stato zitto? Perché chi poteva scoprire non s’è mosso? Perché questa verità era così inconfessabile da richiedere il silenzio, l’omertà, l’occultamento delle prove? C’era la guerra quella notte del 27 giugno 1980. c’erano 69 adulti e 12 bambini che tornavano a casa, che andavano in vacanza, che leggevano il giornale, che giocavano con una bambola. Quelli che sapevano hanno deciso che i cittadini, la gente, noi, non dovevamo sapere: hanno manomesso le registrazioni, cancellato i tracciati radar, bruciato i registri; hanno inventato esercitazioni che non erano mai avvenute, intimidito i giudici, colpevolizzato i periti e poi hanno fatto la cosa più grave di tutte: hanno costretto i deboli a partecipare alla menzogna, trasformando l’onesta in viltà… Perché?”
ilfattoquotidiano

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Messaggio Da anna Mer 29 Giu - 16:46

Due anni fa la strage
Viareggio ricorda le sue vittime
Il sindaco Lunardini ha proclamato il lutto cittadino per tutta la giornata. La commemorazione inizierà al Palasport, poi un corteo dal Comune alla stazione ferroviaria con la deposizione della corona di fiori


Viareggio ricorda la sua strage. A due anni di distanza dall'incidente ferroviario che il 29 giugno 2009 provocò la morte di 32 persone. In città sarà lutto cittadino per tutta la giornata, così come proclamato dal sindaco Luca Lunardini. Tante le bandiere tricolori con il lutto apparse dalla prima mattinata sui balconi delle case e degli esercizi commerciali.
Viareggio non ha mai dimenticato e le commemorazioni per il ricordo che inizieranno alle 17 al Palasport, che due anni fa fu adibito a camera ardente per i corpi delle vittime. Proprio qui si svolgerà un incontro con i comitati di familiari di tutte le vittime delle stragi in Italia. Dall'incontro nascerà un'associazione che unirà tutti i parenti delle vittime. "Quella che nasce sarà, spiega Loris Rispoli, presidente dell'associazione 140 che riunisce i familiari di alcune vittime del disastro della Moby Prince, "un'unione delle associazioni, un comune cammino di supporto alle singole realtà e di riaffermazione per tutti del diritto a verità e giustizia". Oltre a 140, tra gli altri comitati che aderiranno ci sono "Il mondo che vorrei" e "Assemblea 29 giugno" di Viareggio, le associazioni dei familiari delle vittime del terremoto dell'Aquila e di San Giuliano di Puglia, del disastro aereo di Linate e di quello di Casalecchio di Reno, degli incidenti sul lavoro della Thyssen, ma anche di altri avvenuti a Piombino (associazione "Ruggero Toffolutti") e Viareggio (associazione "Matteo Valenti").

Alle 21 la cerimonia del ricordo, con un corteo che dal Comune arriverà alle 22.15 alla stazione ferroviaria dove sono in programma gli interventi dei familiari delle vittime e del sindaco Lunardini.
Alle 22.45 la deposizione della corona di fiori di fronte alla sede della croce verde e poi, davanti alla "casina dei ricordi", ci sarà la lettura di poesie di bambini nel ricordo delle vittime.
La cerimonia si concluderà alle 23.48. L'ora esatta in cui avvenne l'esplosione causata dalla fuoriuscita del gpl dal carro-cisterna che si rovesciò dopo il deragliamento avvenuto al passaggio del treno merci dalla stazione di Viareggio. Un lungo silenzio in segno di lutto concluderà la cerimonia.

Il ricordo della strage continuerà domani con un triangolare di calcio allo stadio dei Pini. Alle 18 scenderà in campo una rappresentativa di ex giocatori della Fiorentina, (fra questi Galli, Mareggini, Pin, Di Chiara, Bresciani, Riganò, Chiarugi, e probabilmente Antognoni), la Nazionale Dj, tra i quali Riccardo Cioni, Ago, Tommy, Enzo Persuader e una rappresentativa degli amministratori e personaggi viareggini tra cui l'assessore allo sport, Mario Ratti e l'ex giocatore del Napoli, Giovanni Francini.

Il ricordo della strage non si ferma solo a Viareggio. Anche il consiglio regionale della Toscana ha aperto i lavori con un minuto di silenzio richiesto dal presidente dell'assemblea Alberto Monaci. Dopo il raccoglimento sono partite le note dell'Inno di Mameli "a testimonianza - ha detto Monaci - della partecipazione di tutta l'Italia con il suo inno".

repubblica

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Messaggio Da anna Mer 29 Giu - 16:50

su Repubblica anche uno speciale con inchieste, video, foto QUI

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Messaggio Da anna Gio 30 Giu - 12:23

C'è la crisi, licenziate solo le donne
"Così stanno a casa a curare i figli"
Decisione shock alla MaVib di Inzago: "Tanto in famiglia il loro è sempre il secondo stipendio"
I lavoratori annunciano sciopero e presidio, ma poi gli uomini vanno regolarmente al lavoro


L'azienda licenzia, ma solo donne. "Così possono stare a casa a curare i bambini", dicono i dirigenti della MaVib di Inzago, produttrice di motori elettrici per impianti di condizionamento. All'indignazione dei sindacati ("sembra di essere tornati nel Medioevo"), si aggiunge la rabbia dei lavoratori - uomini e donne uniti - pronti a salire sulle barricate. Salvo spaccarsi al momento decisivo con gli uomini che rompono il patto di solidarietà ed entrano in azienda a lavorare.

Invischiata nelle sabbie mobili della crisi, l'impresa a conduzione familiare fondata 25 anni fa da Ivaldo Colombo, ancora in plancia di comando, 5 milioni di fatturato, 30 dipendenti (12 uomini e 18 donne), finora era ricorsa solo agli ammortizzatori sociali. "Anche perché la situazione non è mai stata davvero drammatica", sottolinea Fabio Mangiafico di Fiom Milano. Una commessa per produrre impianti di raffreddamento di distributori automatici nell'Europa nord occidentale aveva dato ossigeno all'attività.

Dieci fa mesi, in 14 erano finiti comunque in cassa integrazione ordinaria, tutte donne, tranne uno. "Un'anticipazione di quello che stava per accadere", dice ora il sindacalista rileggendo i fatti. Ieri pomeriggio, nella sede di Api (Associazione piccole medie imprese), al tavolo delle trattative ci sono tutti: sindacati, associazioni di categoria e proprietà. È qui che l'amministratore delegato della società comunica la decisione. "Dopo la cassa integrazione - fa sapere la Fiom Cgil - hanno annunciato il licenziamento di 13 lavoratori scegliendoli rigorosamente di sesso femminile", precisando che "quello portato a casa dalle donne è comunque il secondo stipendio".

L'incontro viene sospeso e la notizia arriva sotto le volte del capannone di via Emanuele Filiberto, nella zona industriale di Inzago, quando manca una manciata di minuti alla sirena di fine giornata. Fuori dai cancelli basta un breve consulto tra gli operai. Tutti, nessuno escluso, decidono di presidiare la fabbrica, a partire dal giorno dopo. Ma al momento di mettere in atto la protesta, arriva la spaccatura. Gli uomini decidono di entrare in azienda e di lavorare regolarmente rompendo la solidarietà con le colleghe.

repubblica

Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 561231 che brave persone...

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Messaggio Da anna Sab 2 Lug - 12:02

Donne, quindi disoccupate

La parità di genere non è ancora raggiunta. E aumentano le vertenze. Il caso delle 130 le lavoratrici della Citman di Brescia che devono cercare un nuovo lavoro dopo il fallimento. I padroni della fabbrica chiedono di non protestare, rovina l'immagine del nuovo outlet




”We want sex” è il titolo di un bel film che racconta una grande vertenza fatta da operaie in nome della parità di genere: la parità del salario, in particolare, tra uomini e donne. La storia è degli anni Sessanta, ma a quanto pare potrebbe essere raccontata ancora oggi. È dell’altro giorno la vicenda dell’azienda di Inzago, in Lombardia, produttrice di motori elettrici per condizionatori che ha deciso di licenziare una parte dei suoi dipendenti selezionando solo le donne e lasciandone a casa 13 su un totale di 30. “Potranno occuparsi dei figli e comunque si tratta di un secondo lavoro” è stata la giustificazione addotta dall’amministratore delegato.

Una frase che le donne che lavorano si saranno sentite ripetere migliaia e migliaia di volte, fino alla nausea. Il caso di Inzago è forse il più eclatante e quello che più da vicino ricorda le operaie di “We want sex”. Ma ce ne sono altri. Molti ricorderanno le lavoratrici dell’Omsa, ospitate da Annozero, che hanno perso il lavoro per via di una delocalizzazione in Serbia. Nel bresciano, confine Sud con Cremona, c’è un’altra vicenda che non è un caso “da globalizzazione”. “Qui siamo di fronte al più classico caso di incompetenza di imprenditori votati al guadagno facile e che hanno gettato sul lastrico più di cento lavoratrici”, ci spiega Laura Tonolo, della Filtem-Cgil di Brescia che segue la storia della Citman.

La Citman è, anzi era, una fabbrica tessile di alta qualità, produttrice di giacche da uomo che riforniva marchi piuttosto pregiati: Armani, Zegna, Dolce&Gabbana per intenderci. “Una fabbrica tirata su da una titolare che ci ha fatto penare sindacalmente perché era molto dura, ma che in ogni caso sapeva fare il suo lavoro”. Alla sua morte, gli eredi litigano un po’ per l’eredità, poi risolvono i conflitti ma in capo a tre anni, dal 2008 al 2011, si passa alla cassa integrazione e poi al fallimento dichiarato il 7 giugno scorso. A perdere il lavoro sono circa 130 operaie, forse di più. Lavoratrici di lunga esperienza e competenza, non più giovani che oggi non sanno bene dove ricollocarsi. “Si tratta di lavoratrici che con un’occhiata riconoscono una giacca di qualità, che hanno permesso a quell’azienda di crescere, che erano anche in grado di lavorare da sole, senza guida anche per via di quell’orgoglio operaio che spesso fa la differenza. Specialmente nel tessile, settore ad alto valore aggiunto”. Oggi la ricollocazione rischia di essere quella di badante, di colf, anche la pensione può essere preclusa viste le intenzioni di innalzamento dell’età pensionistica. Nel frattempo i titolari della Citman stanno per aprire un outlet nei capannoni dismessi e, racconta sempre Tonolo, “sono venuti a chiederci di sgombrare il presidio organizzato lì davanti perché può arrecare danno all’immagine della nuova attività”. Le operaie, infatti, hanno collocato due gazebo davanti alla fabbrica e hanno dovuto subire un’azione vandalica denunciata ai carabinieri: “Un danno da squadraccia” dice Tonolo.

Sembrano vertenze occasionali, ma vanno iscritte nel contesto generale. Sono di ieri i dati Istat sulla disoccupazione che sale a maggio all’8,1 per cento in aumento dello 0,1 rispetto ad aprile e in calo dello 0,5% su base annua. Solo che a farne le spese, oltre ai giovani, sono soprattutto le donne che registrano, al Sud, un tasso di disoccupazione del 46 per cento (mentre i giovani tra i 15 e i 24 anni si attestano al 29,6 per cento). Il tasso di occupazione delle donne a livello nazionale è del 46,4 per cento, sotto di 13,6 punti percentuali rispetto all’obiettivo europeo fissato dalla strategia di Lisbona. Nel Sud siamo intorno al 30 per cento. Anche i piccoli aumenti occupazionali che vengono registrati riguardano tipologie contrattuali che non migliorano la condizione di vita. Secondo i dati della Cgil, infatti, se nel 2009 si registravano 720 mila contratti “atipici” per gli uomini, per le donne il numero saliva a 2,5 milioni. Anche il tasso di inattività è profondamente diseguale. In Italia ci sono 9.679.000 donne che non lavorano e non studiano e il tasso di inattività, che complessivamente è pari al 37,8 per cento fra i 15 e i 64 anni, sale, se si considerano solo le donne, al 45,8 per cento. “We want sex” andrebbe girato ancora.

ilfattoquotidiano

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Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 Empty Re: Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto.

Messaggio Da Strawberry Fields Dom 3 Lug - 10:22

http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_02/pedofilia-incinta-figlia_47c6999e-a4d3-11e0-9ba2-3e9ac4006989.shtml

Pedofilia, 60enne violenta
e mette incinta la figlia di 10 anni
Un immigrato ecuadoriano arrestato nel suo Paese dopo aver tentato la fuga

GENOVA - È stato arrestato con l'accusa di aver violentato la figlioletta di dieci anni mettendola incinta. Quando la vicenda è stata scoperta, da un medico della Asl, lui - un immigrato ecuadoriano, di 60 anni, regolare in Italia - è partito con la piccola per fare rientro nel suo Paese. Ma all'arrivo, grazie a una serie di comunicazioni nella notte tra le autorità italiane e quelle ecuadoriane, è stato bloccato dalla polizia. L'arresto è avvenuto poco più di un mese fa, ma la vicenda si è appresa solo ora. Le indagini sono state coordinate dalla procura di Genova e condotte dalla Squadra Mobile della stessa città.

I MALORI - Secondo quanto risulta all'Ansa, l'uomo - un muratore, incensurato - è stato praticamente bloccato in volo: al suo arrivo è stato fermato alla frontiera e, successivamente, c'è stata la convalida dell'arresto da parte delle autorità ecuadoriane. La bimba, risulta sempre all'Ansa, è nata in Italia ed è stata portata in una casa di accoglienza nel Paese dell'America Latina. La vicenda risale a una quarantina di giorni fa, ma è stata resa nota adesso dal quotidiano Corriere Mercantile. La moglie dell'uomo, una badante, è rimasta a Genova. Sarebbe stata proprio lei, involontariamente forse, a far scoprire la violenza sottoponendo la piccola a una serie di accertamenti clinici in una asl locale, a causa di malesseri accusati dalla piccola. Qui un medico avrebbe capito che la bambina era incinta da circa un paio di mesi facendo avviare le indagini, coordinate dalla procura e condotte dalla Squadra mobile di Genova diretta da Gaetano Bonaccorso. Queste si sono svolte in grande rapidità e riservatezza, proprio per evitare che l'uomo potesse far perdere le tracce una volta nel suo Paese. Il reato è stato commesso in Italia: le autorità chiederanno l'estradizione.
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Messaggio Da Lucy Gordon Dom 3 Lug - 19:48

Quanti ce ne sono di questi casi Straw , e raramente vengono fuori. Sempre nascosti per salvare la faccia.

Santa Lorena Leonor Gallo dove sei?????!!!

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Messaggio Da anna Dom 3 Lug - 20:14

dici che basterebbe darci un taglio?

il dramma è che quasi sempre le madri dicono di non sapere, o non vogliono

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Messaggio Da Lucy Gordon Dom 3 Lug - 23:12

anna ha scritto:dici che basterebbe darci un taglio?

il dramma è che quasi sempre le madri dicono di non sapere, o non vogliono

Hai ragione. Donne abituate a vivere in un castello fatto di apparenze da mantere a qualunque costo. Succubi a una mentalità che le portano a tollerare le più ignobili gesta in nome di un qualcosa che non ha il minimo valore. E pensare che oggi ci sono molte più possibilità di essere aiutate.
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Messaggio Da anny_skod Dom 3 Lug - 23:22

mio dio non ho parole Uomini e donne ai margini. Storie di poco conto. - Pagina 5 547033700
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